13
ottobre

Rai, l’allarme dell’AD Fuortes: «Scenario preoccupante. Potremmo essere costretti ad aumentare la pubblicità nel daytime». Proposto il canone su smartphone e pc

Carlo Fuortes, Vigilanza Rai

In Rai si evidenzia “uno scenario che desta molta preoccupazione“. Carlo Fuortes ha suonato l’allarme: nell’audizione tenuta ieri con Commissione di Vigilanza, l’AD del servizio pubblico ha descritto in modo molto dettagliato la precaria situazione dell’azienda, con particolare riferimento all’aspetto economico. Mostrando una serie di slide, il top manager ha evidenziato il trend dei ricavi (da canone, da pubblicità e quelli commerciali) in forte flessione negli ultimi tredici anni e abbozzato alcune proposte per tentare di risalire la china.

O si garantiscono risorse adeguate alla Rai in linea o avvicinandosi ai principali paesi europei, oppure bisognerà ridurre il perimetro o, in alternativa, lo sviluppo sul digitale e gli investimenti sul prodotto culturale e tecnologico

ha messo in guarda Fuortes, descrivendo l’attuale canone come “una risorsa del tutto incongrua“. Colpa, in questo caso, dell’ammontare della tassa (in Italia, il più basso d’Europa), definito dall’AD “incongruo rispetto ai grandi impegni della Rai per il futuro“. Al riguardo, tra le varie idee messe sul tavolo dei lavori, il top manager ha avanzato – come riporta Repubblica – quella di far pagare il canone anche alle persone che guardano i programmi tv da tablet e smartphone senza avere un televisore in casa.

Nella sua relazione, Fuortes ha mostrato come i ricavi della Rai si siano ridotti di oltre 702 milioni di euro in soli tredici anni (dal 2008 al 2020). “Un calo del 22% imputabile alla riduzione delle entrate pubblicitarie, per 609.8 milioni di euro, e di altre entrate commerciali“, ha spiegato. La strada da percorrere per invertire la rotta, secondo l’AD Rai, potrebbe passare attraverso quattro “modeste” proposte.

Rai, le proposte dell’AD Fuortes

Prima, “il riconoscimento integrale delle risorse del canone, eliminando le trattenute da 110 milioni, finanziando il fondo per il pluralismo con altre risorse“; seconda, “cancellare la tassa sulla concessione sul canone ordinario“; terza, “ampliare il perimetro di applicazione del canone ai device multimediali“; quarta, “ridurre il limite di affollamento pubblicitario per singola fascia all’8%”.

Rai, l’allarme di Fuortes sulla raccolta pubblicitaria

Proprio sul fronte degli introiti pubblicitari, il numero uno di Viale Mazzini ha spiegato che la raccolta sarebbe destinata a ridursi se venisse approvato, così come è, il nuovo Tusmar. Attualmente in discussione nelle commissioni parlamentari di Camera e Senato, lo schema porta l’affollamento medio sulle tre reti Rai dal 4% al 7% nel 2022, al 6% nel 2023, con un impatto riduttivo sulla raccolta di 50 milioni nel 2022, e di oltre i 130 dal 2023. Questo perché esiste anche un limite di affollamento orario (12%+1% da recuperare nell’ora antecedente o successiva). Da qui, la proposta – discussa nei palazzi del governo – di rimodulare il limite per singola fascia all’8%.

Nel nuovo schema degli affollamenti pubblicitari la Rai ha limiti più stringenti e minore flessibilità, mentre le emittenti private hanno un trattamento in grado di generare risorse incrementali e sono più flessibili“, ha specificato Fuortes, precisando che l’impatto negativo peserebbe in particolare nella fascia 18-24 di Rai1. In numeri, la perdita sarebbe di “50 milioni nel 2022 e oltre 130 nel 2023“. Di conseguenza – ha argomentato – la Rai sarebbe costretta ad “aumentare tantissimo la pubblicità nel daytime a tutto svantaggio dell’esperienza dei teleascoltatori“.

Abbiamo di fronte un futuro molto incerto. Dobbiamo affrontare grandi sfide: mantenere la centralità della Rai nel sistema dei media, sostenere il sistema produttivo, investire nel rinnovamento tecnologico e immobiliare, sviluppare l’offerta digital e rispondere agli obblighi del contratto di servizio

ha aggiunto Fuortes nel suo lungo e dettagliato discorso (qui la versione integrale dell’audizione).

Rai, Fuortes sul caso Fedez

Sul fronte editoriale, sollecitato dai parlamentari della Vigilanza, il top manager si è espresso anche sul caso Fedez, e ha affermato:

Non è esatto dire che la Rai abbia ritirato una querela, la Rai non l’ha mai fatta. E sono scaduti i 90 giorni per farlo“.

Sulla vicenda, legata alle polemiche sullo scorso concerto del Primo Maggio, il numero uno della Rai ha sottolineato che si è trattato di un episodio verificatosi prima dell’insediamento della nuova governance.

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2 Commenti dei lettori »

1. Marco ha scritto:

13 ottobre 2021 alle 22:56

Ma va a casa va!



2. ANDREA ha scritto:

14 ottobre 2021 alle 20:19

Ma quale canone su smart e telefonini, cominciassero a risparmiare loro, registrino programmi come quello della Clerici di cui la diretta e’ inutile, registrino BALLANDO CON LE STELLE, e mandino in onda in diretta solo la finale, pagassero meno alcuni conduttori e/o alcuni ospiti e soprattutto evitassero alcuni programmi inutili, credo che con tagli importanti la ns penosa tv di stato possa salvarsi senza aumentare i costi a noi.



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