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gennaio

Paolo Genovese a DM: «Immaturi diventa fiction perché c’era ancora qualcosa da raccontare. Il caso molestie? Non voglio parlarne. Ci vuole molto rispetto per qualunque tipo di argomento che va a stravolgere la vita delle persone»

Paolo Genovese

Del caso molestie nel cinema non ha voglia di parlare, Paolo Genovese. Quando gli chiediamo di commentare la delicata questione, il regista romano ci dice che stiamo sbagliando. Ma a sbagliare forse è proprio lui. Perché ad una domanda si può rispondere in vari modi, più o meno garbati, ma sottrarsi ad un tema così scottante, che ha stravolto il cinema americano con ricadute anche in Italia (e che dunque lo riguarda), non è probabilmente l’espediente migliore per affrontarlo. La nostra conversazione, però, comincia da altro: da Immaturi, la nuova serie tv di Canale5 ispirata proprio all’omonimo film dello stesso Genovese, il quale ha preso parte al progetto targato Mediaset in qualità di direttore artistico e in collaborazione con Rolando Ravello, regista della versione televisiva in onda dal 12 gennaio per otto puntate.

Quali sono le differenze tra il film e la serie? E come ha fatto ad accettare che il film si tramutasse in fiction?

E’ bello quando riprende vita un film a cui sono super legato, affezionato. L’idea che torni in vita mi piace, mi andava di continuare a raccontare questa storia. Immaturi 1 e 2 hanno avuto un enorme successo, tutti ci chiedevano il terzo e invece noi facciamo la serie perché c’era ancora qualcosa da raccontare. Quello è il senso: se un film ha ancora qualcosa da raccontare va bene che venga serializzato, altrimenti no. L’anima di Immaturi – La Serie è la stessa, è un film sull’amicizia, sui ricordi, sulla nostalgia, sul tempo che passa, su quello che ci siamo persi. La costruzione delle storie invece cambia: la serie copre un arco di tempo molto più lungo, un intero anno di scuola, il film solo l’esame di maturità. Ci sono tanti personaggi in più ma soprattutto ci sono i ragazzi, tanti attori di 18-20 anni che nel film erano solo un contorno e qui invece prendono vita e le loro storie si intrecciano con quelle degli adulti. C’è quindi un confronto generazionale divertente ma anche importante.

Alcuni degli storici attori non ci sono più. E’ stata una scelta precisa nella composizione del cast?

Non è una questione di cast. Abbiamo scritto le storie che ci piaceva raccontare e in realtà come personaggi manca solo Raoul Bova, che era impegnato in quel periodo.

Ma gli avevate chiesto di prendere parte al progetto?

No, era impegnato. Stava girando la sua serie, quindi…

Com’è stato il rapporto con il regista di questa serie?

Molto semplice perché siamo molto amici con Rolando Ravello. Abbiamo scritto assieme Perfetti sconosciuti, c’è fiducia ed è andato tutto molto liscio.

Cosa pensa del caso molestie nel mondo del cinema?

Non ho voglia di parlare del caso molestie. E’ sbagliato quello che stai facendo, credimi. Che cosa ti posso dire io? Perché diventa gossip, è un argomento come un omicidio, una cosa grave. ‘Che ne pensi?’ Non abbiamo gli strumenti, possiamo parlare quando abbiamo gli strumenti certi per dire la nostra.

Quindi è stato un po’ sbagliato il modo in cui l’argomento è stato trattato?

Ci vuole molto rispetto per qualunque tipo di argomento che va a stravolgere la vita delle persone.

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1 Commento dei lettori »

1. soralella ha scritto:

12 gennaio 2018 alle 19:24

La storia delle molestie è un terreno minato, non meraviglia che tanti si sottraggano all’argomento.
Anche perchè l’unica cosa che ci sarebbe da dire, e cioè che si tratta dell’operazione mediatica più ipocrita e inutile dell’ultimo millennio, nessuno ha il coraggio di dirla, pena essere massacrato sui social e non solo.
Tanto di cappello a Catherine Deneuve e co. per aver detto ciò che tutti pensano ma nessuno direbbe nemmeno sotto tortura.



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