27
dicembre

Far Web: Federico Ruffo racconta gli haters, ma senza antidoto

Far Web, Federico Ruffo

Nel «Far Web» ci sono pochi pistoleri e tanti pistola: chi la spara più grossa ottiene attenzioni. Genera clic. Definire chi siano e come ragionino gli odiatori della rete è un’operazione non facile ma utilissima, che Rai3 ha compiuto con esiti positivi. Il programma in quattro puntate condotto da Federico Ruffo è riuscito infatti a descrivere alcuni di quei comportamenti e di quei disagi che alimentano il fenomeno degli haters, sfruttando l’onda lunga dei social media.

Particolarità della trasmissione, il punto di vista scelto dal narratore: quello degli odiatori stessi e non quello giudicante dei sociologi o degli opinionisti di turno. Così, di puntata in puntata, il pubblico ha scoperto che alla generica categoria degli haters appartengono persone dai profili più disparati, che lo stesso programma – con una sintesi un po’ grezza – ha però riunito sotto la stessa denominazione. C’è chi agisce per noia, chi per ignoranza o frustrazione, chi invece cerca visibilità o intendere dar sfogo al proprio malcontento attraverso luoghi comuni e toni aggressivi.

L’assenza di giudizi e di tesi precostituite è un aspetto che ha premiato il racconto di Far Web, mettendo in evidenza un’inquietante verità: i ferocissimi leoni da tastiera sono spesso persone comuni con una vita altrettanto comune, talvolta ai limiti della banalità. Eppure, la violenza sulla rete è un fenomeno tutt’altro che insignificante. “L’odio sulla rete frutta? È una moneta?” si è domandato Ruffo, che con sguardo accigliato ha incontrato testimoni e protagonisti della violenza digitale.

Sorpresa: nella quarta ed ultima puntata della trasmissione (in onda venerdì scorso) tra le voci ascoltate c’è stata anche quella del senatore Gasparri, già protagonista di accesi diverbi via Twitter. Interessanti i capitoli dedicati alla fabbricazione delle fake news e al clickbaiting, che forse avrebbero meritato un appuntamento a sè. Meno condivisibile, invece, il ragionamento – formulato in apertura di puntata – secondo cui sarebbe stato il piccolo schermo, con le sue tele-risse, l’antesignano dell’odio in rete. Siamo invece convinti che certe dinamiche social(i) esistano indipendentemente dalla tv, la quale ha semmai cavalcato la pruriginosa curiosità da sempre esistita in un certo pubblico.

Alla fine della docu-inchiesta, tuttavia, si ravvisa un limite: gli autori ed il conduttore hanno meritoriamente descritto la pericolosità e la diffusione di certi fenomeni, ma non sono riusciti ad elaborare un antidoto contro il virus, a proporre cioè un codice in grado di disinnescare la bomba degli haters, soprattutto quando il comportamento di questi ultimi non si configura come reato vero e proprio. Così, nel Far Web, si continua a sparare.

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