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dicembre

Serie tv sulla mafia, Nicola Gratteri: «Ragazzi imitano i personaggi». Giusto monito, ma no alle censure

Gomorra

Nicola Gratteri combatte la mafia e la vede tutti i giorni. Non in tv, ma da vicino. Suscitano quindi interesse le recenti dichiarazioni che ha rilasciato in merito all’impatto che le serie tv sui malavitosi avrebbero sulla società. Interpellato dal FattoQuotidiano.it, il Procuratore di Catanzaro ha lanciato un monito a quanti producono e scrivono contenuti di questo genere, riferendosi anche all’emulazione che alcune figure negative possono innescare nei più giovani.

Non voglio assolutamente polemizzare con nessuno e non parlo mai di cose specifiche. Dico che la cinematografia e la televisione fanno arte e non mi metto a disquisire su questo. Il senso dei film, dei docufilm e dei libri è quello di educare. Se davanti alle scuole vediamo dei ragazzi che si muovono, si vestono e usano le stesse espressioni degli attori e dei personaggi di questi film che trasmettono violenza su violenza, mi pare che il messaggio non sia positivo

ha dichiarato il magistrato.

Il problema, in questo caso, è come si scelga di impostare il racconto. Le fiction sulla mafia, infatti, sono ormai diventate un vero e proprio genere e spesso gli sceneggiatori – consapevoli che il successo di un prodotto seriale si basi anche sulla riconoscibilità dei suoi protagonisti – creano personaggi sempre più aderenti allo stereotipo del mafioso-star, le cui espressioni ed il cui look diventano (anche involontariamente) oggetto di emulazione.

Non è infatti un mistero che, in alcune zone d’Italia, vi siano giovani che si ‘divertono’ ad atteggiarsi o a farsi il taglio di capelli come Genny Savastano, il boss della serie tv Gomorra. Il pericolo di dare risalto ad eroi negativi è sempre dietro l’angolo e non riguarda solo la serialità: di recente, Roberto Saviano ha presentato sul Nove un programma dedicato ai ‘re del crimine’ (Kings of Crime), dicitura che in qualche modo rischiava di mitizzare proprio i malfattori descritti. “Attraverso i media, i boss cercano di essere consacrati come mito” aveva del resto spiegato lo stesso scrittore, che in una nostra intervista aveva tuttavia replicato di non voler concorrere in alcun modo a questa consacrazione.

Gratteri ha quindi ragione a mettere in guarda sulla potenziale rischiosità di alcune rappresentazioni e le sue parole non ci sembrano certo un invito a sospendere il racconto di certe realtà, che peraltro la tv ed il cinema italiano hanno spesso dimostrato di saper rappresentare meglio di altri. Sarebbe altresì sbagliato mitigare se non addirittura censurare gli eccessi che caratterizzano alcune figure mafiose, a patto però che la spettacolarizzazione ed i cliché non prendano il sopravvento sui fatti, con effetti indesiderati sui fruitori meno attrezzati.

Bisogna riportare parte di ciò che accade nelle mafie, però dobbiamo all’interno dello stesso film o libro inserire qualcosa di alternativo, un messaggio che questi non sono invincibili e forti

ha concluso Gratteri. Facile e giustissimo a dirsi: ma è sulla pratica che, spesso, si riscontrano maggiori difficoltà.

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18 Commenti dei lettori »

1. Nina ha scritto:

5 dicembre 2017 alle 12:04

Ottimo articolo, come sempre caro Leardi. Ci voleva la presa di posizione per chiarire questa cosa. Rimango perplessa dal fatto che nessun campano si sia offeso per l’accostamento che ha fatto Sky con la partita Napoli-Juve.



2. Jacaranda ha scritto:

5 dicembre 2017 alle 12:33

Il problema dei giovani che eventualmente prendono a mito i malavitosi dello schermo non é da attribuire alle serie e film, visto che le stesse sono distribuite e viste in tutto il mondo e mi pare che da nessuna parte ci si immagini giovani convertiti alla mala. Se succede é perche invece in Italia, paese controllato culturalmente dal malaffare, la cultura del crimine non viene perseguita, viene anzi esaltata (i giornali che titolano: toto riina il capo dei capi fa mille volte piu danni di qualsiasi serie tv). Al sud vediamo spesso come la pensano riguardo ai vari boss, tutta brava gente addirittura degna di fermate durante le processioni (!!). La capitale stessa in mano a clan di sinti-mafiosi che nessuno tocca, dalle bancarelle dei Tredicine ai Casamonica e Spada.Tutti sempre agli onori dele cronache, intervistati come persone qualunque. E questo “articolo” ne é la riprova, infatti ha saltato a pié pari i veri problemi e motivi che eventualmente portano al suddetto comportamento, blaterando contro produzioni tv.



3. Travis ha scritto:

5 dicembre 2017 alle 12:39

Come non essere d’accordo con Gratteri? Il punto problematico di queste serie è che, quasi sempre, per appassionare giustamente il pubblico, si costruiscono personaggi e situazioni complesse che non sono sempre totalmente negative o positive e quindi chi appartiene a quel tipo di società si sente rappresentato. Come molti giovani criminali. Secondo me sarebbe sempre giusto, mettere un contr’altare sempre. In Gomorra, ad esempio, non esiste proprio un personaggio totalmente positivo. Gli unici appartenenti alle forze dell’ordine, o sono corrotti o hanno una parte minuscola. E nella realtà questi personaggi ci sono sempre. Tipo Gratteri.



4. xxxxx ha scritto:

5 dicembre 2017 alle 14:26

Gratteri in parte ha ragione, ma la colpa non è delle serie televisive, ma di chi le guarda e non ha capito come prenderle. Un po’ come successe con I Soprano, insomma.
Travis: Gomorra ti mostra il marcio di quel tipo di società anche senza mettere alcun contraltare, il fatto che alcuni abbiano una sorta di simpatia per Genny Savastano o Ciro di Marzio è dovuto al fatto che i due sembrano parzialmente inadatti al loro ruolo e sembrano pentirsi di quello che fanno in alcune situazioni, e comunque non è vero che la serie è mancante di personaggi negativi (Pietro Savastano? Salvatore Conte?). A mio avviso, ogni regista deve essere libero di girare le proprie opere come cavolo gli pare, senza dover per forza indorare la pillola onde evitare le critiche della ggggente indinniata di turno o di associazioni di rara pedanteria come il Moige e l’Aiart. Se si ritiene che tali serie non siano adatte per i bambini (opinione lecita), allora fate vedere a essi qualcos’altro, non chiedete che le serie vengano modificate e abbiate rispetto della sensibilità artistica di chi le produce.



5. xxxxx ha scritto:

5 dicembre 2017 alle 14:32

Jaracanda: vero, mai sentito polemiche relative a prodotti come Pulp Fiction, ad esempio, giustamente considerato un capolavoro.



6. Michele87 ha scritto:

5 dicembre 2017 alle 14:40

Cioè ma siamo tornati agli anni ‘50 e non me ne sono accorto? Ancora a blaterare di rischio emulazione? Gratteri sarà pure un grande magistrato antimafia ma a mio avviso stavolta ha toppato alla grande, facendo un ragionamento degno del peggior bigotto ed ipocrita dei democristiani…….

La TV non è una baby sitter, né un agenzia educativa, è, come giustamente sottolineato nell’articolo, soprattutto un mezzo d’intrattenimento e come tale va giudicato, io adoro tutte le serie crime italiane degli ultimi anni (Romanzo criminale, Gomorra, Suburra) ma mai e poi mai mi è venuto in mente di emulare tali gesta e tali personaggi, anzi proprio grazie a tali serie mi sono reso conto che chi fa questo tipo di vita va incontro prima o poi solo a disperazione, rovina, carcere o morte. Poi è chiaro che alcuni aspetti vengano un po romanzati e forzati, proprio perché si tratta di telefilm.

La storia dell’umanizzazione dei criminali poi mi ha sempre fatto ridere: anche i criminali sono esseri umani, dunque non c’è bisogno di umanizzarli perché semplicemente umani (per quanto spregevoli) lo sono già e quindi in grado di provare sentimenti umani anche positivi, davvero credete che i criminali siano tipo i cattivi dei fumetti Marvel, perennemente col ghigno ed il ciglio curvo e con il solo pensiero di creare un danno al prossimo?

Allora se vogliamo fare questo ragionamento, con tutte le fiction su preti, papi, suore e santi fatte dalla RAI negli ultimi 20 anni in Italia avrebbe dovuto esserci un boom di vocazioni religiose ed invece bisogna prendere parroci e badesse dall’Africa e dal sud-est asiatico perché quelli italiani sono sempre di meno; stiamo parlando di aria fritta.



7. Marco Leardi ha scritto:

5 dicembre 2017 alle 15:08

@Nina. Grazie!

@Jacaranda. Sostenere che l’Italia sia controllata culturalmente dal malaffare è un’affermazione folle, totalmente falsa e infondata.
E poi ti contraddici: se il problema è solo culturale allora riguarda anche le serie tv, che sono prodotti culturali a tutti gli effetti (il che, ovviamente, non significa che debbano avere funzione pedagogica).



8. Nina ha scritto:

5 dicembre 2017 alle 15:16

Michele87: non è un rischio emulazione, il problema è che in alcune parti d’Italia lo stato è assente, vedere i criminali rappresentati in maniera glamour non è certo confortante.



9. xxxxx ha scritto:

5 dicembre 2017 alle 15:32

Michele87: GRAZIE! Mi hai rubato le parole dalla tastiera.



10. xxxxx ha scritto:

5 dicembre 2017 alle 16:07

Nina: in maniera GLAMOUR????? Si dia il caso, che TUTTI i criminali presenti in Gomorra fanno e dicono cose ripugnanti per cui è difficile provare ammirazione, e i pochi personaggi con cui si riesce a empatizzare sono coloro che sembrano pentirsi o essere poco convinti di quello che fanno (come, per esempio, Ciro di Marzio e Genny).
Anche ne “Il capo dei capi” Riina sembrava simpatico, ma se si analizzava il personaggio nel profondo si riusciva a capire il personaggio pessimo che era.
Provate ad analizzare le opere seriamente prima di giudicarle…



11. Luca ha scritto:

5 dicembre 2017 alle 16:50

Ciao a tutti in particolare alla cara Nina
Io sono da anni che lo dico e lo scrivo nei Forum e nei blog
Basta con la mitizzazione dei malavitosi
Il sig. Saviano è colpevole di questo ,in particolare ,dopo la serializzazione di Gomorra
Va bene fare un film ,Il Padrino docet ,anche 2 o tre
Ma arrivare al punto di fare delle fiction SERIALI,è assolutamente sbagliato perchè si creano degli eroi
E i giovani ,nell’età formativa ,ed in mancanza di altri valori ed ideali ,e con educazioni blande e fragili,e in un terreno fertile,non riconoscono la differenza tra eroe negativo ed eroe positivo
Tutto il mio disappunto per un signore come Saviano,ripeto,colpevole,tra gli altri ,di questo schifo



12. Travis ha scritto:

5 dicembre 2017 alle 17:27

@xxxxx
Il problema non sono i bambini. Quelli in teoria hanno i genitori, il problema sono i giovani, quelli già maturi, che guardano giustamente in libertà la tv e prendono come esempio questi personaggi. Il fatto che personaggi come Genny in Gomorra siano in un certo senso legittimati nelle azioni che fanno (vendetta, orgoglio o altro), ancora di più se poi se ne pentono, spinge questi ragazzi, a loro volta, a legittimare azioni criminali. Capisco che non è facile e lineare evitare queste cose ma non vedo alternative che proprio metterle profondamente in cattiva luce e quindi, metterci accanto personaggi puramente positivi.



13. Jacaranda ha scritto:

5 dicembre 2017 alle 19:13

@Marco Leardi: io non mi riferivo alla cultura in senso stretto del termine, ma di cultura del malaffare interiorizzata dalle persone. Proprio oggi leggo che i riina produranno prodotti a marchio “zio toto” (letta oggi su un quotidiano tedesco…) allora ho fatto un giro in rete e per niente stupita ho letto tantissim commenti positivi alla cosa. In Italia ormai si é passato il segno e la gente non solo non si scandalizza ma anzi appoggia molto di questo. Cosi come in Italia é ancora molto persistente la cultura macista e maschilista, al solito modo vive la cultura del malaffare. Ma davvero credete che ad esempio Berlino possa mai esserre in mano di gente come Spada/Casamonica/Tredicine? Ovvio che abbiamo criminalitá organizzata pure qua, ma senza il supporto della popolazione “sana”.Una domanda: questi soggetti che imitano questi criminali da romanzo, chi hanno come genitori? Cosa gli insegnano? A me hanno insegnato a schifare i malviventi, in casa mia gente come riina e company si chziamano assassini, balordi, cancri della societa. Evidentemente la mela non cade lontana dall albero, e allora questi giovani che per un film si convertono alla mala hanno evidentemente genitori accondiscendenti, disonesti a cui va la colpa per le scelte dei figli, non di certo la tv.
Per concludere, chi commenta dicendo che gente come Saviano ha colpa di questo non fa altro che dimostrare che ho ragione, perche da nessuna parte nel mondo civilizzato si mette in croce chi cerca di fare luce e giustizia.



14. Michele87 ha scritto:

5 dicembre 2017 alle 21:10

@Nina Hai ragione, in alcune zone lo stato è assente e dunque la criminalità organizzata ed i suoi componenti in questi posti hanno avuto ed hanno tutt’oggi, purtroppo, un’aura carismatica ed un consenso molto elevati, DA SEMPRE, da molto tempo prima che Saviano scrivesse Gomorra, da molto tempo prima che Garrone ci trasse una pellicola cinematografica, da molto tempo prima che Sky Italia ci realizzasse una serie televisiva.

L’unica cosa che Saviano ha fatto è quella di far conoscere quella tragica realtà già esistente da decenni, se non da secoli (che prima però era nota solo a Napoli, Caserta e dintorni) a tutta Italia ed a tutto il mondo (è questo che i clan camorristici non gli perdonano, l’aver acceso i riflettori dei mass-media nazionali ed internazionali su di loro, dopo anni di oblio in cui hanno fatto i loro comodi senza che nessuno facesse qualcosa per contrastarli davvero).

Dire che a Napoli ci sono le stese, gli agguati e gli omicidi perché su Sky trasmettono Gomorra e come dire che la mafia ha ucciso Falcone e Borsellino perché la RAI ha trasmesso La piovra, in cui alla fine della quarta stagione ammazzano il commissario Cattani e chi afferma questo o è ignorante, o ingenuo all’ennesima potenza o peggio ancora in completa malafede…..

E’ come indicare la Luna con un dito ed osservare il dito invece che la Luna.



15. xxxxx ha scritto:

5 dicembre 2017 alle 22:34

Io spero che tutti voi mi stiate prendendo per il culo.
Io ho 20 anni e sto seguendo Gomorra, e MAI E POI MAI mi comporterei come i personaggi presenti nel film, non ci vuole granché a capire che gli atteggiamenti dei personaggi sono sbagliati… Sarebbe come censurare Breaking Bad o Narcos perché favoriscono lo spaccio oppure Pulp Fiction perché favorisce la violenza gratuita. Imparate a distinguere l’arte dalla vita vera, vi prego.
A me piace Gomorra, e mi va benissimo che non ci siano personaggi assolutamente positivi, secondo me sarebbe una forzatura. Anzi, il fatto che i personaggi delle forze dell’ordine vengano dipinti spesso come incompetenti fa capire quanto la giustizia in Italia funzioni a membro di segugio, ed è questo il problema, non una serie tv con personaggi criminali.
E’ anche ora di piantarla con il solito buonismo e la solita melensità tipiche della serialità italiana.



16. Michele87 ha scritto:

6 dicembre 2017 alle 14:47

E’ ragionando così che la serialità italiana è stata per anni indietro di cinquant’anni, banale, smielata, moralista, di bassissima qualità sia come scrittura che come regia che come recitazione, (solo pochi anni fa quando negli Stati Uniti facevano Lost, Dexter, Desperate Housewives e Breaking Bad, noi eravamo ancora fermi alle agiografie su papi, preti, suore e santi, ad Incantesimo e ad Artemisia Sanchez!!!!)

negli USA prodotti della qualità di Gomorra sono solamente osannati, qui invece quasi si devono vergognare (pure con i film neorealisti fecero così), ma andate a quel paese voi e le vostre fiction-camomilla per vecchie decrepite stile Don Matteo, Il segreto e Tre rose di Eva!!!!!!!!!



17. Nina ha scritto:

6 dicembre 2017 alle 15:05

Concordo in pieno con quanto dice Luca. Il problema è che, questi personaggi, diventano “familiari”. Un film finisce, lì. Ieri sera ho visto Babbo Bastardo 2, per esempio. Ma la serialità favorisce una sorta di confidenza molto deleteria. Poi, dopo, non meravigliamoci del comportamento indecente della figlia di Riina.



18. Travis ha scritto:

6 dicembre 2017 alle 16:21

Ragazzi si vede che non vivete in zone in cui non solo la criminalità organizzata è radicata ovunque, anche nel bar sotto casa, ma anche le persone ‘per bene’ hanno atteggiamenti che si possono classificare mafiosi ma non sono criminali. Io conosco decine di persone intorno a me che condividerebbero le azioni dei personaggi di Gomorra perchè giustificate da fini ‘buoni’ in un certo senso. Non è così evidente la differenza tra bene e male sopratutto se questa realtà è vicinissima a te.
Secondo me chi sottovaluta questi problemi è perchè è troppo lontano da questa realtà ed è quindi parte del problema.



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