18
febbraio

L’ORIANA: NELLA FICTION DI RAI1 UNA FALLACI ‘DIMEZZATA’ E POLITICAMENTE CORRETTA

L'Oriana, Vittoria Puccini

Chissà cosa avrebbe detto, Oriana Fallaci, vedendo la propria vita rappresentata in una fiction. Proprio lei, che era così perfezionista su tutto ciò che la riguardava e che – ricorda Vittorio Feltri – “su una parola perdeva mez­za giornata, su una virgola un paio d’ore“. Forse avrebbe accennato un sorriso, forse no. Non lo sapremo mai, anche perché la giornalista era per sua indole spiazzante, impetuosa, complicata: caratteristiche, queste, che abbiamo ritrovato leggendo i suo scritti ma non nella visione de L’Oriana.

La fiction di Rai1, interpretata da Vittoria Puccini, ha infatti provato a condensare in due puntate la storia della scrittrice fiorentina, senza però riuscire a coglierne tutte le sfaccettature. Così, sugli schermi è andata in onda un’Oriana dimezzata, poco realistica e piuttosto agiografica. Tale carenza non è da attribuire all’attrice protagonista, la quale – pur avendo un viso troppo etereo per somigliare davvero alla giornalista – ha interpretato il difficile ruolo con impegno. Il vero difetto della miniserie prodotta da Fandango e Rai Fiction lo abbiamo riscontrato nella sceneggiatura.

In essa non abbiamo percepito alcuna tensione narrativa, ma soltanto una rapidità che ha trasformato la trama in una semplice successione di eventi. Molto lo spazio riservato alla storia d’amore con Alekos Panagulis, poco quello dedicato al rapporto viscerale che la giornalista aveva con la scrittura. Abbiamo apprezzato la scelta di far pronunciare alla protagonista alcune frasi de l’Oriana vera, che perlomeno hanno permesso al pubblico di avvicinarsi alla giornalista. Chissà che qualche telespettatore, incuriosito, non abbia deciso di approfondirne la figura, soprattutto in quegli aspetti che la fiction ha trascurato.

Ci riferiamo, in particolare, alle posizioni sostenute dalla scrittrice tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila. Battaglie ideologiche coraggiose aspre contro l’integralismo islamico, l’aborto, l’eutanasia, le adozioni gay, sostenute da una Fallaci combattiva, ma forse troppo divisiva e politicamente scorretta per essere ricordata in toto. Eppure, oggi più che mai, quelle parole avrebbero potuto essere riproposte se non altro per la loro profetica attualità.

Nella miniserie, invece, la Fallaci ‘controversa’ è stata liquidata attraverso un dialogo immaginario tra l’Oriana giovane e quella adulta, rabbiosa di fronte alla Torri Gemelle in fiamme, quasi a creare una contrapposizione tra due momenti nella vita della scrittrice. “Che bischerata!”, verrebbe da dire, ispirandosi proprio all’Oriana. La Fallaci esordiente e quella matura non sono affatto diverse: la struggente passione per della verità (soprattutto se scomoda) è infatti il fil rouge che ha contraddistinto la carriera della giornalista. E che nella fiction aveva tinte davvero troppo tenui.

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don-matteo
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2 Commenti dei lettori »

1. Marco89 ha scritto:

18 febbraio 2015 alle 15:30

Certe fiction non andrebbero prodotte. La Rai semplifica sempre. Portano polemiche e neppure ascolti degni di nota. Il discorso del servizio pubblico e` relativo se i lavori sono questi, vanno svolti diversamente se si parla di una persona realmente vissuta. Salvo solo la Puccini e la regia.



2. Giuseppe ha scritto:

19 febbraio 2015 alle 07:46

Non riesco più guardare le fiction della Rai perché sono fatte con lo stampo e si sa in anticipo dove andranno a parare.



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