Reportage



28
ottobre

FABIO CARESSA RACCONTA LA VITA DEI MILITARI ITALIANI IN BUONGIORNO AFGHANISTAN, DA QUESTA SERA ALLE 22.00 SU SKYUNO.

Fabio Caressa, Buongiorno Afghanistan su Sky1

C’è chi dice che dopo il trionfo azzurro ai Mondiali di calcio del 2006 si sia montato la testa ed abbia creduto di essere stato uno degli artefici della vittoria, chi non apprezza il suo modo ansiogeno di condurre una telecronaca e chi, invece, sostiene che sia il migliore nel suo ruolo. Potrà piacere o no, ma va dato merito a Fabio Caressa di non essersi cullato sugli allori del pallone, materia in cui eccelle, ma di voler sperimentare altri generi televisivi a differenza della stragrande maggioranza dei suoi colleghi.

Così, dopo l’esperienza di Com’è fatto il calcio – in onda a maggio su Discovery Channel – nella quale spiegava in termini scientifici diverse teorie calcistiche, parte questa sera alle 22.00 su Skyuno Buongiorno Afghanistan: Diario di Fabio Caressa. Si tratta di un vero e proprio reportage giornalistico costruito sulla base delle due settimane che il telecronista di punta della squadra di Murdoch ha trascorso nella base di Herat e tra le provincie di Farah, Bala Murgab, Balabaluk e Shaft a Shindand.

Con questo documentario il giornalista cerca di mettere in luce gli aspetti meno evidenti della missione in Afghanistan -  il racconto nudo e crudo della guerra e degli attentati kamikaze è affidato a telegiornali e programmi di approfondimento – come la vita nei carceri femminili, l’organizzazione degli aiuti alimentari, il lavoro dei volontari che spiegano agli indigeni dettagli e obiettivi della, chiamiamola così, “missione di pace”.




12
ottobre

LE IENE SOTTO ACCUSA PER UN SERVIZIO FALSO. I PROTAGONISTI: “SIAMO STATI PAGATI”. LUIGI PELAZZA RIBATTE: “ERANO DELINQUENTI VERI”

Le Iene, reportage Perù

Chi di inchiesta ferisce, di inchiesta perisce. Dopo anni di scoop, servizi al limite del consentito, candid camera e interviste irriverenti, stavolta a trovarsi in una posizione scomoda sono proprio gli artefici di alcuni dei reportage più scottanti della Penisola: quelli de le Iene di Italia1. Non è certo la prima volta che i “men in black” di casa Mediaset finiscono nei guai, ma in questo caso l’accusa è pesante tanto quanto lo scoop “incriminato”: falso reportage realizzato con l’ausilio di attori.

L’accusa è rivolta, nello specifico, a Luigi Pelazza per la bollente video-inchiesta sulla criminalità in Perù, trasmessa nella puntata del 29 settembre. Per chi l’avesse perso, il reportage raccontava la storia dei “Los Maltidos del la Mar Brava”, un sedicente gruppo di criminali peruviani coinvolto in narcotraffico, omicidi e sequestri di persona. Nel servizio, i malviventi spiegavano il come e il quando dei loro crimini, che avvengono sotto gli occhi della Polizia peruviana, rea di rimanere impotente osservatrice per la paura di subire ritorsioni. Con le armi in bella mostra, viso semiscoperto e un sequestrato sullo sfondo, i criminali avevano, alla fine, minacciato di morte l’inviato di Italia 1, nel caso avesse mostrato il video anche nel loro Paese.

In realtà, nonostante la promessa della Iena, il servizio si è presto diffuso in Perù per opera di Sétimo Dìa, un programma di approfondimento giornalistico del canale nazionale Frecuencia Latina, che ha denunciato la storia svelandone ogni retroscena. Immediata la reazione dell’autorità peruviana che ha prontamente aperto un’inchiesta sul capo della banda, Roger Zevallos Fernàndez. Se tempestiva, però, è stata l’azione della Polizia peruviana, inaspettata invece si è rivelata la confessione del boss, conosciuto anche come “El cholo chupa”:

Non c’entro con nessun sequestro, è stato il giornalista italiano a pagarmi 500 nuevos soles peruviani (circa 130 euro) perchè inventassimo questa storia. Le armi che si vedono sono giocattolo, è stata tutta una messinscena”. “Eravamo fermi all’angolo – ha aggiunto un secondo componente della banda – ad un certo punto arriva una macchina e dal finestrino si sporgono delle persone straniere che ci propongono di fare un reportage su questa storia. L’ho fatto per necessità. Sono pentito.”