21
dicembre

COSI’ LONTANI COSI’ VICINI COSI’ BELLI

Così Lontani Così Vicini

Così Lontani Così Vicini

Un po’ C’è Posta, un po’ Carramba ma con un linguaggio differente. Un linguaggio che, sino a ieri sera, difficilmente avremmo immaginato sulla prima rete della tv pubblica. Un linguaggio semplicemente moderno. E poco importa che il format sia Olandese; poco importa che sembri di rivedere una versione estrogenata di un programma di Simona Ercolani. Quello che conta è “la grande bellezza” di un programma capace di emozionare senza esagerare.

Così Lontani Così Vicini, per una sera, ci ha permesso di mettere in soffitta e ricoprire di naftalina gli abbracci e i pianti in scatola da studio televisivo a cui siamo affezionati, scoprendo che con gli stessi ingredienti di sempre, si può assaporare una minestra più saporita.

Il racconto di Albano e Cristina Parodi cucina con gusto, rispetto della tradizione, ed un tocco di montaggio contemporaneo, le emozioni dei giorni nostri, senza sbavature, con una colonna sonora sapiente che tocca con le parole di Tiziano Ferro e le gocce di memoria di Giorgia. Essere presenti, senza essere invadenti, sorridere senza dover arrivare a deridere, perché qui non c’è la standing ovation di uno studio, o una telecamera che ti gira sul collo a 360 gradi mente Barry White è in concerto dalla regia audio.

Albano non è solo a servizio di queste storie, ma mette a disposizione del pubblico il suo lato umano e quel sapore malinconico, che inevitabilmente ti riporta ai tempi della tragica scomparsa di sua figlia Ilenia e di un ricongiungimento da sempre sperato e mai avvenuto.

Cristina Parodi dismessi i rigorosi tailleur del pomeriggio radical chic a La7, riparte in prime time indossando t-shirt e camicione a quadri, apparendo realmente coinvolta dalla storie che racconta. Un aspetto che adesso sembra donarle davvero, e su cui andrebbe davvero la pena investire.

Certo, la perfezione non c’è ancora ma basta poco perchè il programma possa raggiungerla. Avrebbe giovato allo show, ad esempio, un racconto più dettagliato dei luoghi e delle storie dei protagonisti, così come sarebbe stato auspicabile coinvolgere maggiormente lo spettatore nella ricerca del ‘familiare perduto’ che, nel programma, è già ‘bello e trovato’ nel giro di pochi secondi.

Tuttavia, di fronte ad un esperimento che prima ancora di far ricongiungere parenti vicini e lontani ha fatto rincontrare le emozioni di sempre, con un linguaggio che forse già conoscevamo, ma che in onda su Rai Uno sembra quasi pura avanguardia neorealista, la perfettibilità diventa quasi secondaria.

Ha collaborato Giuseppe Scognamiglio

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1 Commento dei lettori »

1. teresa ha scritto:

30 dicembre 2013 alle 15:31

Sapete dirmi di chi è il pezzo musicale in inglese che faceva da sottofondo alle storie?Pezzo dolce, lento, malinconico!!!



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