29
gennaio

FRANCESCO FACCHINETTI A DM: PARADOSSALE CHE LA RAI NON MI CHIEDA LA POTENZA DI FUOCO PIU’ IMPONENTE DEL WEB

Francesco Facchinetti

Continua la nostra intervista (qui la prima parte) a Francesco Facchinetti. In questo secondo capitolo il mattatore di Rai Boh ci svela lati inediti della sua vita che esulano dal mestiere di conduttore: dallo scouting di Youtuber al profittevole business messo in piedi con gli amici di infanzia, che continua tutt’oggi. Ma Francesco non tralasciare un invito a Mamma Rai…

Dicevamo… Cosa avevi adocchiato in tv?

Per esempio Pechino Express oppure British Got Talent. Sarei stato disposto a pagare io pur di portarlo in Rai, ma non hanno voluto. Vidi la prima puntata con Simon Cowell e appena finì chiamai tutti! Quella è stata una grande occasione sprecata.

Qual è secondo te un personaggio che al momento non è in video ma che avrebbe tutto il diritto di esserci?

Ce ne sono tanti ma il primo che mi viene in mente è Andrea Pezzi, potrebbe fare tante cose interessanti.

Sogni?

Si, faccio sempre un sogno strano. Bisognerebbe farmi analizzare. Sogno di essere un giocatore dell’Inter che segna al primo secondo del derby Inter-Milan da centrocampo.

Sei mai andato da un analista?

Si, ma aumentava solo la mia logorrea. Sono un caso umano irrecuperabile.

Collezioni qualcosa?

Qualunque cosa! Per esempio i cartelli ‘non disturbare’ degli hotel oppure tutti quei giochi che mi regala mia mamma, che è un hippie.

Quest’anno che ti ha regalato a Natale?

Mi ha fatto una torta di quelle che piacciono a me e mi ha regalato un ranocchio portafortuna con una coroncina in testa oltre a tanti regali per la piccola Mia.

A proposito, da un po’ di tempo è pronta la tua nuova dimora di Mariano, qual è la cosa più originale che hai in casa?

Ho un reparto che si chiama ‘i dischi di legno’, ovvero tutti i miei insuccessi discografici, nonostante abbia preso 3 dischi di platino e 5 d’oro. Dall’altra parte, invece, ho i ‘programmi di legno’.

E la cosa più preziosa?

Le bretelle che mi ha regalato Mike. Lo incontrai durante una telepromozione e mi disse: “hai letto il mio libro?”. Gli risposi di no e gli dissi che sarei andato a comprarlo. Mike replicò: “no, te lo spedisco domani”. Il giorno dopo mi arriva a casa un libro con scritto dentro: “Al mio caro amico Francesco, leggi questo libro perchè la storia della mia vita mi ha aiutato a diventare un uomo migliore”. Lo rivedo, poi, quattro giorni dopo per registrare altri spot e mi dice: “fammi vedere le bretelle”. Dopo avergliele mostrate mi fa: “non vanno bene così. Devi mettere quelle con i bottoni. Quelle con le clip sono un po’ da tamarro”. Gli dissi che non le avevo e mi fa: “non ti preoccupare, te le mando io a casa”. Il giorno dopo ricevo le bretelle e una raccomandazione: “corri, corri che sei giovane!”.

Qual è un insegnamento che ricorderai sempre?

In generale quelli dei miei genitori. E’ bello sapere che hai delle persone che ti sono vicine sempre e comunque, e che ti lasciano libero di fare le tue scelte.

Ad esempio?

Quando a 14 chiesi il motorino, me lo negarono e chiesi, così, a mio padre di poter andare a lavorare. Ero appassionato del mondo della notte e con 10 amici abbiamo iniziato a lavorare insieme. Ci siamo trovati tutti, dopo aver visto i Goonies, ci siamo guardati in faccia e ci siamo detti: “ma noi che cazzo faremo da grandi?”. Una cosa sola era certa: da soli non saremmo riusciti a fare nulla.

E cosa successe?

Ci mettemmo insieme e aprimmo la nostra società di pubbliche relazioni. Cercammo, in pratica, di capire se potesse succedere qualcosa lavorando soltanto nei week end e nei mesi in cui non studiavamo. Dopo 4 anni, arrivati alla maggiore età, unimmo tutto ciò che avevamo guadagnato: 30/40 milioni di lire. Andammo in banca dicendo che volevamo comprare un appartamento nel nostro paese perchè volevamo metterlo a reddito. Così facemmo e così continuiamo a fare: ora, dopo una dozzina d’anni, abbiamo comprato altri 40 appartamenti, 3 ristoranti e 2 discoteche. E siamo sempre noi.

Beh, con le ’spalle coperte’ è più semplice…

E’ un gruppo di gente normale. Oltre a me, c’è il figlio di un carpentiere, quello di un panettiere, un messo comunale, un giardiniere, un operaio, etc etc. Tutta gente normale che doveva lavorare per poter mandare i figli a scuola. Il concetto è che da soli non si può far nulla, tra simili ci si deve unire perchè l’uno aiuta l’altro. E la stessa cosa ho fatto nello spettacolo andando a scovare qualche talento come Nesli o Frank Matano. Il mio vero mestiere è il deejay nel senso di un uomo che cerca di prendere dal mondo ciò che gli piace, di mescolarlo e, come un amplificatore, sbatterlo fuori.

Chi ti deve dire grazie?

Siamo nell’ambito della musica. Uno è un cantante, l’altro è un gruppo. Entrambi bravissimi. Entrambi arrivati primi in classifica. Entrambi mi devono gran parte di quello che è successo loro ma non mi hanno mai detto grazie.

Se Rai Boh andrà bene, cosa succederà?

Succederà che forse avremo trovato la strada giusta e vedremo di declinarla nel modo migliore.

Se va male metti in discussione il tuo futuro professionale?

Quello lo metto in discussione ogni minuto. Cerco sempre di trovare delle nuove evoluzioni. Sono sicuro che c’è ancora tutto un meccanismo da mettere in moto e spero di farlo per la Rai. Gestendo diversi Youtuber, prima credevo che loro dovessero fare Youtube per andare in televisione, adesso credo invece che debbano fare televisione per portare gente su Youtube. Il futuro è lì, soprattutto economicamente. I soldi che fa un grosso progetto su Youtube, in tv non li farà mai. Mai. Si andrà ben al di là della telecamerina con la quale ti faccio fare due risate, e Frank Matano sarà il primo a sperimentarlo. E’ paradossale, però, che io abbia in mano la potenza di fuoco più imponente che c’è sul web (raggiungiamo 6 milioni di utenti con i personaggi che gestisco) e l’azienda per cui lavoro, la Rai, non mi abbia chiesto di mettere tutto questo a disposizione. Io sono pronto a farlo e, anzi, spero di poterlo fare.

Chiudiamo con una domanda anomala. Che cosa rappresenta per te Eugenio (il suo assistente, ndDM)?

Ai tempi della canzone del Capitano, passai dall’ “anonimato” al non poter più uscire di casa perchè ero sommerso di fan: con loro avevo un rapporto particolare, un rapporto più sincero. Per loro ho organizzato feste di 5/6000 persone e, in generale, quando facevo concerti, mentre gli altri andavano a dormire, io scendevo in piazza, prendevo 5/600 persone e andavo in giro con i miei amici-fan, andavo a casa loro, mangiavamo insieme, ci scambiavamo i numeri di telefono, ci sentivamo. E l’ho fatto fin quando non sono più riuscito a contenere le cose.

Cos’è successo?

Beh, sono arrivati a minacciarmi di morte.

E Eugenio?

Eugenio è il mio primo fan. Quando sono andato a Reggio Calabria per la prima volta, c’era lui sotto il palco e gli dissi che dovevo andare a comprare dei pantaloncini perchè volevo fare il bagno. Iniziammo così a conoscerci fino a quando, sei/sette anni fa, gli chiesi se avesse voglia di lavorare per me. Io infatti lavoro solo con i miei amici e con loro condivido le mie gioie. Adesso vive a casa mia come tutte le persone che lavorano con me.

Ah, l’ultimo tatuaggio fatto?

Gigi la trottola sul braccio!

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1 Commento dei lettori »

1. Dasmix ha scritto:

30 gennaio 2013 alle 13:58

Vivono tutti a casa sua?! Che è la reggia di caserta? ahahah



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