10
agosto

UN CASO DI COSCIENZA: NELLA QUINTA STAGIONE UN EPISODIO ISPIRATO ALLA VICENDA DI STEFANO CUCCHI. CONTRARIO IL SINDACATO DI POLIZIA PENITENZIARIA

Stefano Cucchi

Giunta alla sua quinta stagione, tornerà in onda su Rai1 con 6 nuovi episodi nei primi mesi del 2013. Parliamo di Un Caso di Coscienza, la fiction prodotta dalla Red Film con protagonista Sebastiano Somma nei panni dell’inflessibile avvocato Rocco Tasca. Come accaduto più volte in passato, anche in questa quinta stagione la serie diretta da Luigi Perelli trarrà spunto da fatti di cronaca realmente accaduti.

In particolare sarà narrato un caso molto simile a quello di Stefano Cucchi, il giovane romano arrestato per droga nell’ottobre del 2009 e deceduto misteriosamente pochi giorni dopo il ricovero in ospedale. Sul suo corpo furono trovate ferite e fratture riconducibili ad un pestaggio. Un caso di violenza e omertà che ancora oggi divide l’opinione pubblica, e che, con le dovute varianti della fiction, arriva ora in tv. Ad annunciarlo al Corriere è lo stesso Somma, che dichiara:

“I riferimenti forti ci sono perché c’è la morte di un ragazzo in carcere che sembra che sia stato ucciso a bastonate. È un’ispirazione, ma non un “parente” di primissimo grado perché la situazione è ancora aperta, per cui non si possono dare riferimenti né tirare conclusioni ben precise. La requisitoria finale dell’avvocato che interpreto sarà una denuncia al sistema carcerario, un sistema che mette in celle comuni tossicodipendenti, persone con problemi psichici e delinquenti comuni, senza creare un’alternativa.”

Andrea Purgatori, uno degli sceneggiatori del legal thriller aggiunge:

“Abbiamo fatto una manipolazione su una storia reale. Abbiamo immaginato una vicenda molto simile, quella di un giovane in carcere che muore per le percosse che riceve e poi si scoprono coperture, depistaggi e omertà.”

La breve intervista rappresenta anche l’occasione per un confronto con la più blasonata serialità americana. A tal proposito Somma dichiara:

“Loro hanno la capacità di mettere in scena invenzioni drammaturgiche che sono comunque plausibili; il loro linguaggio è sorprendente ma reale allo stesso tempo.  A volte le nostre sceneggiature sono un pizzico più claudicanti, a volte stereotipi ed edulcorazioni sono eccessivi.”

La notizia della realizzazione di una puntata della fiction Rai incentrata sul tema delle violenze in carcere ha provocato l’immediata protesta del Sappe. Il Sindacato di Polizia Penitenziaria, nella persona del segretario generale Donato Capece, ha dichiarato l’intenzione di scrivere una lettera di protesta al Presidente della Rai Anna Maria Tarantola.

“Dalle indiscrezioni lette sui quotidiani si punta a fare demagogia su un tema tanto delicato quanto la vita in carcere, forzando volutamente la realtà. Sul caso Cucchi torno a ribadire che attendiamo con serenità’ gli accertamenti della magistratura. La nostra convinzione resta che a Piazzale Clodio la Polizia Penitenziaria ha lavorato come sempre nel pieno rispetto delle leggi, con professionalità’ e senso del dovere. Tutti abbiamo il massimo rispetto umano e cristiano per il dolore dei familiari del detenuto Stefano Cucchi,  ma non possiamo accettare una certa rappresentazione del carcere come luogo in cui quotidianamente avvengono violenze in danno dei detenuti, per questo chiediamo al Presidente della Rai Anna Maria Tarantola e al Consiglio di Vigilanza di impedire un tiro al bersaglio verso la Polizia Penitenziaria attraverso fiction irreali sulla quotidianità’ penitenziaria italiana.”



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4 Commenti dei lettori »

1. Michele ha scritto:

10 agosto 2012 alle 12:20

Eccolo qual’è il problema principale delle fiction Rai; appena si prova a trattare un tema un pochino più controverso o diverso dai soliti Don Matteo, Che Dio ci aiuti, e Provaci ancora prof! ecco subito che si alza qualcuno a protestare e a bloccarne la programmazione: se si parla di nozze gay ecco subito la Binetti che vaneggia sulla famiglia tradizionale (di cui lei NON è rappresentante visto che è nubile e senza figli), se si parla di droghe ecco che c’è il Moige che protesta perchè queste fiction le guardano pure i bambini (ed in quel caso la colpa sarebbe dei genitori dei bambini che gliele lasciano vedere non certo delle fiction), se si parla di stalker ecco qualche politico maschilista che dice che è un argomento che potrebbe urtare il pubblico eccetera MA CHE PA..E!!!!!!!! certo che poi alla Rai fanno solo le biografie-agiografie di questo o quel personaggio (papa, santo, sportivo, politico, conduttore, attore, cantante, stilista, poliziotto eccetera) che poi anche queste biografie sono tutte svuotate degli aspetti critici e dei lati oscuri dei personaggi raccontati (sennò anche qui i congiunti ed i discendenti farebbero causa bloccandone la trasmissione)



2. Pippo76 ha scritto:

10 agosto 2012 alle 12:21

Credo che sia giusto mantenere l’attenzione alta su fatti di cronaca come questi, sulla situazione delle carceri in Italia, su alcuni evidenti eccessi che si son verificati (Diaz, caso Aldrovandi per citarne altri)
Per non dimenticare. Perchè non accadano più fatti così gravi..



3. Giuseppe ha scritto:

10 agosto 2012 alle 17:27

E’ un caso doloroso e cruciale perchè emblematico di tante cose, dall’inferno carcerario all’ennesimo tentativo di celare verità e responsabilità. Situazioni in cui potrebbe precipitare chiunque. Ed è quindi interesse di tutti che di queste cose se ne parli anche attraverso la fiction.



4. Memena ha scritto:

21 agosto 2012 alle 10:23

Non sarà certo questa fiction a far riflettere su un problema già tanto dibattuto come quello delle carceri in Italia.
Non sarà certo questa fiction a risolverlo quel problema.
Anzi, credo che trasmettere un film del genere in questo periodo, quando c’è un processo in corso, nel quale stanno emergendo tanti dubbi e tante cose che la gente comune non sa, è soltanto un altro modo per fomentare e condizionare l’opinione pubblica e anche i giudici.
Inoltre, bisogna ammettere che stare a contatto con persone detenute non è affatto semplice: polizia penitenziaria e personale sanitario, nelle carceri e nei reparti penitenziari degli ospedali, esercitano la loro professione tra tantissime difficoltà…
Insomma, prima di condannare, bisogna conoscere bene tutta la vicenda a 360 gradi. Invece, sono state sempre evidenziate, senza prospettare nessun dubbio, le conclusioni,le teorie e le ipotesi sostenute dalla famiglia Cucchi, dal suo avvocato e dai suoi periti di parte.
Ci siamo stufati di vedere ormai da anni Ilaria Cucchi in tutte le trasmissioni e in tutte le prime pagine dei giornali!
Forse la famiglia Cucchi avrebbe dovuto seguire Stefano, con lo stesso zelo di adesso, un pò prima, evitandogli di intraprendere strade sbagliate dall’età di 12 anni…
E poi, chi lo dice che questa vicenda non sarebbe andata avanti comunque, anche senza tutto questo clamore mediatico?
Mi viene quasi da pensare che forse Ilaria Cucchi è interessata anche ad altro, ad esempio a qualche posizione legata alla politica, comunale, regionale o nazionale che sia…..



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