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agosto

IL REALITY DI MATTEO GARRONE DAL 27 SETTEMBRE NELLE SALE. ECCO IL TRAILER

Reality - Matteo Garrone

Per vederlo nelle sale italiane dovremo attendere fino al 27 settembre, ma è già da parecchie settimane che il nuovo film di Matteo Garrone fa parlare di sé. Non tanto per la scelta del contenuto, dato che non è così difficile trovare le criticità di un genere, come il reality, ormai in difficoltà, ma per la prospettiva artistica: l’analisi di una parte della società italiana, che sfugge all’etichetta del sottoproletariato dei ragazzi di vita ma ne condivide parecchie caratteristiche.

Gran premio della Giuria al Festival di Cannes, Reality racconta la storia di un uomo comune, un pescivendolo trentenne, appassionato di tv e reality, che, entrato nel vortice dell’ascesa alla porta rossa, inizia a perdere il senso di realtà vivendo in funzione di quel programma televisivo che può e che deve cambiare la sua esistenza infelice, trasfigurando ogni attimo della sua vita a quell’unico scopo.

La pellicola arriva quando nel Paese è passata la febbre della real tv, che nell’apogeo del genere era diventata quasi una malattia nazionale, slittamento probabilmente necessario per un’analisi dei fatti che porti con sé la serenità del dato completo, una maturità a distanza. Il film punta sul grande equivoco ingenerato dall’illusione democratizzante del tubo catodico e duella con la rappresentazione del popolare, del genuino e il conseguente cortocircuito propugnato in Italia da quel fenomeno chiamato Grande Fratello.

Quanto fosse diventato strano il meccanismo del reality più famoso della Penisola, specie nella sua fase più acuta, era evidente ai casting delle ultime edizioni. Selezioni sovraffollate con aspiranti disposti a indossare qualsiasi maschera caricaturale, a rivelare i più intimi e tragici background, a vendere peculiarità improprie pur di far parte del gruppo degli inquilini, negli anni sempre più numeroso ed effimero nella memoria collettiva, complice anche un clima di austerity che ha cambiato gusti, mode e giudizi.

Niente camorra in primo piano, anche se la geografia dei luoghi non si sposta fondamentalmente (non dimentichiamo però quanto i filoni narrativi si siano intrecciati nel gioco con la storia di Ferdinando Giordano). Per il regista non c’è una dichiarata fustigata morale agli specchietti delle allodole: non è l’indignatio a fare il film, nonostante la persistente evocazione di barocchismi esasperati e quel grottesco degenerato. Garrone rifiuta di firmare la pellicola come epigono del Truman Show, richiamando come archetipo piuttosto Pinocchio, una lettura più da fiaba postmoderna, dunque.

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2 Commenti dei lettori »

1. Giuseppe ha scritto:

2 agosto 2012 alle 17:34

Il film, per chi è interessato alla televisione, è quanto mai interessante proprio perchè indaga, seppur con toni favolistici, problematiche cruciali che vanno al di là del genere a cui il titolo fa riferimento. La televisione infatti, malgrado la rilevanza di Internet, ha ancora la capacità di influenzare la percezione collettiva della realtà più che gli altri media. Spero sia un film efficace come lo fu Gommorra.



2. Giuseppe ha scritto:

2 agosto 2012 alle 17:35

*Gomorra



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