31
marzo

CRISTIANA FARINA A DM: CON ‘NON E’ MAI TROPPO TARDI’ PAGHEREMO 10 ANNI DI STIPENDIO AD UN PROF PRECARIO.

Cristiana Farina

Ha iniziato nel 1996 come sceneggiatrice di Un Posto al Sole con l’allora Aran. Dopo una breve parentesi al Grande Fratello come script editor del day time, ha ‘partorito’ Vivere, prima, e Centovetrine, poi. Una full immersion nella lunga serialità durata sino a pochi mesi fa, quando con Maddoll -la sua creatura più giovane- è tornata ad occuparsi di intrattenimento in vesti di produttore. Da Tamarreide a Sex Education Show, da Cerco e Vendo Casa Disperatamente a Le cose che non ti ho detto, i progetti non mancano. E l’obiettivo è quello di diventare un punto di riferimento in un mercato nuovo come quello satellitare, senza trascurare progetti più corposi come Non è mai troppo tardi, del quale ci svela il divertente concept. Un po’ bambola, un po’ matta, Cristiana Farina si racconta su DM e non nasconde di essere ‘letteralmente fritta’.

Come mai?

Oggi è una giornata particolare. Ho avuto la fortuna-sfortuna di avere due produzioni partite insieme.

Quali?

Tamarreide e Sex Education show?

Ti sei data anche al sex?

(ridiamo, ndDM) Diciamo che quello è inevitabile nella vita di ognuno ed io in maniera molto tardiva sto cercando di approfondire l’argomento per capire se c’e’ qualcos’altro da scoprire.

Non bastavano gli ‘approfondimenti’ di Centovetrine?

Io sono una madre un po’ degenere. Centovetrine è una creatura che ho partorito in sei mesi dopo di che l’ho abbandonata in mani sicuramente più capaci. Ancora prima avevo fatto Vivere per un anno e mezzo ed è stata un’esperienza bellissima ma che mi è bastata. Lavorare in una soap è  come lavorare in una catena di montaggio e dopo un po’ rischia di diventare poco creativo. Ti ritrovi a ripercorrere sempre gli stessi schemi narrativi.

Ti sei annoiata della serialità visto il tuo ritorno all’intrattenimento?

Sicuramente sono una persona abbastanza volitiva, devo dire che la fiction in Italia è un mercato molto particolare. Spesso si ripercorrono all’infinito strade già trattate e non si investe in qualcosa di originale e di creativo. L’intrattenimento, poi, rispetto alla fiction ha un grande vantaggio: l’immediatezza. E di conseguenza ci sono meno persone che mettono bocca.

Ti piace essere al comando?

Fa parte della mia natura volere che le cose si facciano come desidero io. Ma so sicuramente collaborare ed individuare chi ne sa più di me. Sono  portata a riconoscere giovani talenti che abbiano da insegnarmi qualcosa. Soprattutto adesso con il mio ruolo da produttore.

Per l’occasione hai creato una società ad hoc, Maddoll.

Abbiamo firmato l’atto notarile a febbraio dello scorso anno ma l’ufficio l’ho aperto a settembre. Ho cominciato dopo l’estate con Le cose che non ti ho detto (in onda su Lei), prodotto del quale sono molto orgogliosa perchè è un piccolo documento, un’indagine sulla fine degli amori di persone comuni, punteggiati da una serie di quadretti di anziani che sono insieme da 50 anni.

Come mai Maddoll fa parte del gruppo Endemol?

Ho sempre lavorato con loro. Ho iniziato nel 1996 con il trentanovenne (ride, ndDM) Marco Bassetti come sceneggiatrice di Un Posto al Sole con l’allora Aran (poi divenuta Aran Endemol e successivamente Endemol Italia, ndDM). Dopo un anno di script editor, Marco mi chiese se volessi scrivere una soap per Canale5.

Mi chiedevo il perchè del legame…

E’ sicuramente un plus. E’ stata una scelta fatta da entrambi. Io con la mia capacità creativa trasversale, attingendo a delle figure professionali-tecniche come quelle di Endemol, posso rivolgermi ad un mercato nuovo come quello satellitare con dei prodotti a budget ridotto rispetto a quello che Endemol può permettersi vista la sua struttura.

Possiamo dire che sei la low cost di Endemol? Endemol è Alitalia, Maddoll è Ryanair?

Esatto. Anzi, loro sono un supermercato, Maddoll una boutique.

Ho capito il messaggio: nella botte piccola c’è il vino buono.

(ridiamo, ndDM) Ma si, possiamo anche permetterci di sperimentare!

Quasi dimenticavo, perchè Maddoll?

Chi mi conosce sa che questo nome mi rispecchia. Doll perchè sono stata sempre tacciata di essere un po’  bambola. Mad perchè un po’ matta lo sono. Ma la ragione è anche un’altra: ad Elisa Ambanelli -prima che le venisse proposto di diventare CCO di Endemol- era stato proposto di aprire una società con lo stesso scopo, ovvero lo sviluppo di programmi di intrattenimento a basso costo per il mercato satellitare. E la società l’aveva creata chiamandola Doll. Poi le fu fatta quest’offerta che non si poteva rifiutare e Paolo Bassetti mi invitò a non far morire la Doll. La stessa Elisa ci teneva a che rimanesse attiva. E così si è trasformata in Maddoll.

Dunque tu sei la pazza (Mad), Elisa la bambola (Doll)…

(ridiamo, ndDM). E io so pazza! Ma sono anche un po’ bambola.

Torniamo alle produzioni! Mi parli di mercato satellitare, però il terzo impegno di Maddoll è Tamarreide per Italia 1. Una generalista.

E’ una scommessa forte, speriamo di vincerla. Dopo una giornata di montaggio mi sono calmata, però. Ho visto cose molto divertenti. Per questo programma c’è un interesse che mi fa piacere, ma allo stesso tempo mi preoccupa. Soprattutto perchè se ne parla prematuramente: è un programma che andrà in onda a giugno o al più presto a fine maggio.

Prima di giugno, nonostante non ci sia ancora nulla di concreto come per Tamarreide, ci dovrebbe essere un altro impegno importante per Canale5.

Si, ma il coinvolgimento di Maddoll sarà principalmente a livello autoriale e in parte a livello produttivo. Ci sono però molte cose da definire: per esempio, dobbiamo ancora trovare un cast. Ma il concept è molto carino.

Sono tutto orecchie…

E’ molto divertente. Parte dal presupposto di trovare dei professori cum laude ma al tempo stesso precari. Vorremmo dare spazio a ragazzi che nella vita hanno un interesse ben diverso da quello televisivo, che hanno studiato tanto e hanno una passione particolare per una disciplina, ma che non hanno ancora uno stipendo. L’obiettivo sarà quello di far compiere loro una missione impossibile: educare dei vip a cui vengono abbinati per guadagnarsi uno stipendio per 10 anni. C’è un rispolvero dell’attimo fuggente.

Al timone un ex prof come Signorini e una bella pupa come Federica Panicucci?

Esatto. Anche se Federica non scherza in quanto a secchiaggine. E’ una secchiona di quelle…

Messa in onda?

Prima settimana di maggio. 4 puntate. E’ un evento più che una lunga serie. Si tenterà in tutti i modi di porre l’accento sulla vocazione, sul desiderio di fare qualcosa impegnandosi.

Chi ci sta lavorando?

Siamo in fase d’allargamento. Per il momento ci siamo io, Fabio Pastrello, Federico Lampredi, Nicola Fuiano, Omar Bouriki, Davide Minnella, Sergio Bertolini e Gabriele Parpiglia.

Titolo?

L’ultimo titolo di cui si è parlato “Non è mai troppo tardi”. Prima è stato “Rimandati”, poi “Super Prof”.

Ma anche “5^ C”.

Esatto. Ma è un titolo che per me va meglio per una fiction.

A proposito, perchè la fiction a Mediaset ha un riscontro così differente rispetto alla fiction Rai?

Penso innanzitutto che sia una questione di pubblico. Il pubblico RAI è un pubblico più anziano. E poi hanno l’accortezza di avere uno o due giorni dedicati alle fiction, ormai da sempre. Tu sai che la domenica e il lunedi trovi la fiction. E’ un appuntamento che crea fidelizzazione. E’ una sicurezza. Ma c’e’ anche un’abitudine ad un ritmo narrativo più lento. A Mediaset è tutto un po più schizofrenico.

Qualitativamente, invece?

Ci sono cose molto belle che sono fatte a Mediaset. Altre meno. Succede, però, che gli sconvolgimenti di palinsesto possano danneggiare anche prodotti di grande successo. Un prodotto come I Cesaroni che dava risultati enormi è stato sballottato così tanto che anche quello ha iniziato a zoppicare.

Amiche mie era tuo?

Si. Ed e’ stata la cosa che più mi è piaciuta fare a livello di scrittura e più in generale a livello professionale, visto che ne ho seguito anche la produzione. Abbiamo fatto un lavoro corale molto bello. Purtroppo avevamo già scritto la seconda serie, avevano firmato anche gli attori, ma causa tagli è stato stoppato. Secondo me era un prodotto in cui credere. La prima serie è stata corta. Considera che la prima serie de I Cesaroni ha avuto 12 puntate, ma le prime sei non fecero grandi risultati. Poi iniziarono a crescere e la seconda serie fece il boom. Dovrebbero crederci come credono nel Grande Fratello che dopo alcune puntate è sempre pronto a riprendersi benissimo. E’ una cosa che si dovrebbe decidere a tavolino ancor prima che inizi la produzione, soprattutto in presenza di prodotti un po’ piu’ raffinati e nuovi.

Hai avuto modo di viverlo da vicino il GF.

Si. Quando ho consegnato lo scritto di un anno di Centovetrine, mi chiamò Marco Bassetti per fare l’editing del daytime del Grande Fratello, iniziato da cinque giorni. Dovevo in sostanza rendere drammaturgiche delle storie già scritte, partendo da elementi di verità già esistenti. E ho fatto una grande scoperta: il reality sta cambiando il modo di raccontare. Non c’è la censura, è tutto immediato e già accaduto e devi soltanto metterlo in modo da creare affezione, linee narrative tensive e interessanti per lo spettatore. Ma la vita e la verità è già scritta.

Secondo te non è un po’ esasperato questo racconto?

Ovviamente dopo 11 anni di racconto, è chiaro che inevitabilmente si cerca un linguaggio sempre nuovo e, quindi, estremo. Visti i risultati, però, sta portando ciò che deve portare. La verità è che il Grande Fratello è fatto benissimo.



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3 Commenti dei lettori »

1. DD83 ha scritto:

31 marzo 2011 alle 11:58

Lei e Cristina Parodi sono “Separate alla nascita”. Al primo sguardo della foto pensavo fosse l’intervista alla Parodi. ahahahah



2. shameboy ha scritto:

31 marzo 2011 alle 18:22

La verità è che il Grande Fratello è fatto benissimo.

STRAQUOTO!!!



3. Mat ha scritto:

11 giugno 2011 alle 12:41

Mah… Tutte produzioni di serie b



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