15
aprile

Amadeus e Rai: perchè l”exit strategy’ non si può sbagliare

Amadeus

Ormai sembra essere certezza: Amadeus sarà il nuovo volto del Nove. Quello di cui si discute su stampa e social sono i dettagli, tra indiscrezioni vere e verosimili, che una volta vanno nella direzione di far comprendere le ragioni del conduttore, un’altra quelle della Rai ‘costretta’ a perdere il volto di punta.

Nell’ordine abbiamo letto di pressioni politiche sanremesi che tuttavia, se guardiamo il macro contesto, sono poca cosa. Di certo Amadeus, per quanto infastidito, risulterebbe avventato se prendesse una decisione così radicale perché qualcuno avrebbe spinto affinché Povia fosse in gara al Festival, senza considerare che, nonostante i no a ogni richiesta, al conduttore è stato offerto il sesto Sanremo. Così come sarebbe legittimo essere indispettiti per un format bocciato (la Rai avrebbe preferito gli Acchiappatalenti di Milly Carlucci ad una sua idea) ma se lavori in un’azienda, a meno che non ti senti onnipotente, un no lo devi pure incassare.

Tra i motivi dell’addio, si legge, anche la volontà del conduttore di mettere fine alla spola tra Roma, città in cui lavora, e Milano, città in cui vive la sua famiglia, ma ci rifiutiamo di pensare che per la Rai sia un ostacolo insormontabile un eventuale trasloco di Affari Tuoi. Poi c’è il capitolo soldi: prima si è detto che la Rai avrebbe pareggiato l’offerta di Alessandro Araimo, poi che Amadeus avrebbe guadagnato 5 milioni di euro l’anno mentre le ultime indiscrezioni de La Stampa – che sembrano verosimili – parlano di 10 milioni in 4 anni. Facile vada a guadagnare di più ma non così tanto rispetto a quello che la Rai gli avrebbe offerto. Il conduttore sarebbe pronto a riproporre I Soliti Ignoti (possibile che Rai non possa bloccare il format?) e un nuovo show musicale, forte dell’esperienza dei cinque anni di Festival (Amadeus ha un ottimo rapporto anche con Friends and Partners).  Dal punto di vista creativo, la Rai avrebbe offerto un ruolo nella progettazione di nuovi show di intrattenimento ricalcando ciò che Amadeus dovrebbe fare per il Nove. La differenza, oltre a quella macroscopica tra le due aziende, sarebbe anche la possibilità per Amadeus di mettere in piedi una propria casa di produzione, cosa che in Rai non è possibile.

In queste ore si sarebbe svolto un ultimo incontro di addio tra Amadeus e i vertici Rai. Ci sfugge lo scopo: non è una rottura tra innamorati che necessita il faccia a faccia. Forse più che ad aprire uno spiraglio, l’incontro è servito per mettere pace, fare in modo che entrambi ne escano bene.

A differenza di Fazio, Amadeus, lasciando la Rai non può invocare lo spettro della censura e rischia di essere accusato di avidità e ingratitudine. La Rai, invece, che si lascia scappare l’uomo d’oro fa l’ennesima figuraccia e rischia un forte contraccolpo economico e di ascolti. Di sicuro tra le due parti, quella più a rischio nel lungo periodo, è proprio il conduttore. Perché se con Amadeus come avversario la Rai forse si sogna il 28% di share con un nuovo conduttore ad Affari Tuoi, è ancora più ragionevole pensare che Amadeus si sogni il 28% in access sul Nove o il 70% a febbraio.

Se va bene, Amadeus sarebbe un pioniere, capace di rompere ‘da solo’ un duopolio e di assicurarsi un’altra pagina nel libro della storia della televisione.

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