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dicembre

Raffa non fa rumore su Disney+

raffaella carrà new york

Raffaella Carrà (Us Disney+, foto di Giovanni Liverani)

Dall’agiografia non se ne esce. Del resto ormai si decantano cantanti con due anni di carriera, figuriamoci se si osa sovvertire alla ‘regola’ con Raffaella Carrà, lei che icona lo è per davvero. Disney+ ha scelto di raccontare la diva del Tuca Tuca con una docuserie in tre puntate e un grande sforzo di mezzi. L’approccio è quello didascalico che non fa troppo rumore.

Si ripercorre la storia di Raffaella Carrà in maniera cronologica, forse un po’ pigra ma sicuramente funzionale a tratteggiare una linea continua nella vita dell’artista dando immediata comprensione allo spettatore. Il buon lavoro di ricerca di contributi di repertorio  (non solo immagini ma anche ritagli di giornale) è affiancato dalle testimonianze, non sempre efficaci, di personaggi vicini o legati a Raffaella come il nipote, figlio del fratello, Barbara Boncompagni (che è anche autrice della docu), Salvo Guercio (anche lui autore della docu), Fiorello, che parla di Raffaella ma anche di se stesso, o Tiziano Ferro, con l’aria funerea di chi sembra essere appena stato al funerale della showgirl. La testimonianza più interessante è quella dell’assistente di una vita, anche se non è poi così tanto sfruttata.

E’ mancato il popolo ma soprattutto è mancato quel Sergio Iapino, il compagno di una vita che ha accettato di farsi vedere soltanto in video con delle immagini evocative all’Argentario, buen ritiro di Raffaella. In generale la vita privata è scandagliata sì ma negli aspetti che conosciamo, non ci sono particolari elementi di novità che pure incuriosirebbero o aiuterebbero a capire il personaggio. Così come non si va a fondo sugli ultimi mesi di vita della showgirl che ha lasciato il suo pubblico senza salutare, informando pochissime persone della sua malattia.

Capita che nel ritratto dell’icona di talento e di successo emergano anche difetti o insuccessi ma sono sempre minimizzati o giustificati (la maggior parte delle cose viene fatta risalire all’abbandono paterno). Lo stesso dualismo Carrà vs Pelloni ci si chiede se davvero sia esistito o non sia una mera suggestione narrativa. L’impianto manca un po’ di concretezza: dalla rampante Disney+ (che non è Rai Storia) e da una roboante carriera, era lecito attendersi più enfasi e maggiore colore. Non si danno mai numeri, che si tratti di guadagni, di dischi venduti o di programmi presentati.

Colpisce pure la scelta di interrompere il racconto di Raffaella Carrà con Carramba che Sorpresa, e se è vero che è stato il suo ultimo grande lascito, taglia il finale della sua vita (singolare pure che la produttrice Fremantle si dimentichi di The Voice, ultimo suo grande show), che dubitiamo possa far parte di un sequel.

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5 Commenti dei lettori »

1. Mino ha scritto:

29 dicembre 2023 alle 17:23

E’ una docuserie interessante ma lascia uns enso di tristezza è il ritratto di una Carrà Generele, severa con se stessa e gli altri, quasi un trattato terapeutico sull Raffaella Nazionale, interessante la prima parte gli ultimi due segmenti lasciano un pochino a desiderare….eppure c’era molto da dire sulla diva pop più amata e conosciuta all’estero…..



2. steve ha scritto:

29 dicembre 2023 alle 17:53

Caspita, la recensione di Mattia Buonocore forse é un po’ dura. Ovviamente tre puntate non sono sufficienti a spiegare tutti i programmi che ha fatto Raffaella. A me la docu-fiction é piaciuta e mi ha commosso certo, anche se sono passati 2 anni e mezzo. Sono un fan di Raffaella da sempre. Ringrazio comunque Disney+ per aver fatto qualcosa riguardo Raffaella. Ancora attendiamo lo show-evento Fiesta su Rai1, tanto sbandierato e sempre rinviato e una fiction (da parte di Raifiction) dedicata a lei (neanche in programma, non se ne oarla proprio). Mi aspetto qualcosa dalla tv di Stato, sono sicuro che ci stiano lavorando, sia per lo show che per la fiction, e avremo notizie presto.
Viva Raffaella



3. Roberto ha scritto:

29 dicembre 2023 alle 18:51

Ho visto questo documentario in una unica tranche al cinema questa estate. A me non è piaciuto. L’ho trovato noioso e fortemente lacunoso. Concordo molto con quanto riportato nella recensione. Mi aspettavo un ritratto frizzante e vivace, sono uscito dal cinema con un profondo senso di tristezza e angoscia. Niente è stato detto sugli ultimi programmi. Forse per quanto riguarda il periodo finale. Potrebbe darsi che in questo caso scarsi fossero i materiali oppure si sono volute rispettare le volontà sul silenzio nei riguardi della malattia.
E’ stata sprecata un’occasione.



4. Pat ha scritto:

30 dicembre 2023 alle 00:29

A Buonocore piace stroncare così, senza motivo.

Io mi sono commosso specie mentre si parlava di Pronto Raffaella, è stata una serie molto bella, ho notato l’assenza di Japino (forse non voleva parlare, penso io)… per il resto nulla da dire.

E non capisco perché si sarebbe dovuto parlare di The Voice visto che Carràmba è stato l’ultimo grande successo di Raffaella, sinceramente



5. giovanni ha scritto:

2 gennaio 2024 alle 10:41

non ho ben capito a chi fosse destinato la docu-serie. certo, chi la Carrà l’ama da quando aveva 3 anni (come il sottoscritto), lo guarderà comunque – ma, onestamente, non ho scoperto quasi nulla di nuovo. può funzionare per i fan casuali o per quelli che non la conoscevano affatto, ma proprio questi ultimi secondo me, dopo le tre puntate, non avranno capito cos’è che rendesse la Carrà così unica. magari è un traguardo ambizioso da porsi, ma secondo me, la docu-serie non ci ha nemmeno provato e si è resa un po’ la vita facile. è possibile che avendo accesso agli eredi della Carrà e di Boncompagni (ancor più considerando che quest’ultima era anche produttrice), siano saltati fuori solo un paio di striminziti home video (che mi hanno colpito molto) – poi il voler inquadrare tutto come funzione di questo dualismo Pelloni-Carrà (che mi sembra estremamente forzato – al punto che non sappiamo nemmeno più loro chi sia la Pelloni e chi sia la Carrà) mi ha fatto alzare gli occhi al cielo più di una volta



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