2
novembre

Non diventate vittime dell’Osservatore

The Watcher - Bobby Cannavale

The Watcher - Bobby Cannavale

La realtà a volte supera la fantasia ma, se si vuole raccontarla sotto forma di serie tv, la fantasia bisognerebbe usarla, altrimenti meglio limitarsi a farne un documentario. Proprio per questo la nuova serie Netflix The Watcher lascia l’amaro in bocca: perchè, pur partendo da uno straordinario ed inquietante caso di cronaca, non riesce ad andare oltre, trasformandosi a sua volta in un perfido osservatore che tormenta lo spettatore.

Nel 2018 Reeves Wiedeman firmò per il New York Magazine un articolo nel quale raccontò quanto capitato nel 2014 alla famiglia Broaddus, che dopo aver speso tutti i propri soldi per acquistare la casa dei sogni a Westfield, fu costretta a svenderla qualche anno dopo perchè perseguitata dalle lettere di uno sconosciuto osservatore. Che, ossessionato da quella casa, li terrorizzò in ogni modo facendola franca e impedendo loro di godersela.

Ryan Murphy, comprendendo la grande portata di un tale incipit, ha messo in scena quella storia, scavando nei macabri dettagli venuti fuori negli anni e romanzandoli per confezionare quello che era stato annunciato come un inquietante crime con punte horror. Veri sono, ad esempio, i sospetti sul vicinato, in particolare su un fratello e una sorella che vivevano da soli, l’espressione “sangue giovane” usata dallo stalker riferendosi ai figli dei neo proprietari, le critiche ai lavori di ristrutturazione fatti, l’uso del nickname “the watcher” da parte di un ragazzo del quartiere, le velate minacce e la storia – qui assegnata ad un vecchio proprietario della casa – di un uomo che sterminò la propria famiglia, al secolo John List.

Una vera e propria bomba, sulla carta. Se prese singolarmente le puntate possono essere considerate avvincenti, il risultato finale complessivo, invece, è a tratti risibile e l’ottima interpretazione degli attori sembra sprecata per questo racconto che non porta da nessuna parte; in particolare quella intensa e coinvolgente di Bobby Cannavale. Ci si i immedesima perfettamente, infatti, nella disperazione e nella frustrazione destinata a non trovare pace del suo Dean Brannock.

La scelta di Murphy è stata, infatti, quella di imitare il finale reale della vicenda e, dopo sette episodi pieni di indagini e indizi di ogni sorta, lasciare i protagonisti nel dubbio e ignoto l’osservatore. Una scelta sicuramente forte, che mette emotivamente il pubblico sullo stesso piano dei protagonisti, ma che narrativamente parlando non paga, perchè rientra nell’ormai abusato ed irrispettoso cliché del finale aperto, nel quale non soltanto non viene fornita la soluzione ma non vengono spiegati neanche i tanti piccoli misteri annessi. E che a maggior ragione non pagherebbe se si decidesse di dare a The Watcher una seconda stagione, allungando un brodo già abbastanza acquoso.

Ciò che più di tutto delude nella sceneggiatura è l’ingenuità. Quella dei protagonisti, che credono a qualunque cosa e a chiunque senza mai verificare nulla, cadendo poi puntualmente dal pero quando nella scena successiva ogni nuova teoria viene confutata; quella degli sceneggiatori che, forti dell’essere in un mystery, pensano di potersi permettere tutto giocando con le speculazioni immobiliari, con il paranormale e raccontando la quasi bancarotta di una famiglia che non fa altro che spendere centinaia di dollari al giorno tra iscrizioni al Country Club, alberghi e investigatori privati.

Infine, tutto questo clamore mediatico non ha fatto altro che riportare l’attenzione sulla vera casa del 657 Boulevar, col rischio di risvegliare le moleste ossessioni del vero osservatore, che è ancora a piede libero, e crearne numerosi emulatori.

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1 Commento dei lettori »

1. Pat ha scritto:

3 novembre 2022 alle 03:19

Spesso le sceneggiature di Murphy fanno acqua da tutte le parti, partendo da ottime premesse, rivelandosi un nulla di fatto. Trame, sottotrame, buchi di sceneggiatura, giochi stilistici che non vanno mai da nessuna parte, fine a loro stessi (leggasi Ratched, una delle stupidaggini più clamorose mai prodotte). Peccato.



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