27
ottobre

Franceschini: «In tv spazio a teatro, musica, danza e cinema». Ma così non potrà funzionare

Dario Franceschini, Giuseppe Conte

Da una parte il governo chiude cinema, teatri e sale da concerto. Giù le serrande e buona fortuna. Dall’altra chiede alla tv (già di per sé in difficoltà) di promuovere quegli stessi settori. Alcune restrizioni anti-Covid provocano paradossi come questo: in una lettera ai principali network televisivi pubblici e privati, il Ministro per i Beni Culturali, , ha chiesto maggiore spazio nei palinsesti per la danza, la musica, il cinema e gli spettacoli teatrali. 

L’auspicio ministeriale appare più che altro come un goffo tentativo di mettere una pezza alla voragine innescata dal recente Dpcm, che chiudendo i principali luoghi della cultura ha messo in allarme gli operatori del settore, già provati dai difficili mesi del lockdown.

In un momento così difficile il ruolo delle emittenti televisive può essere determinante per sostenere il mondo della cultura e dello spettacolo, già duramente colpito dalla prima fase della pandemia. La televisione può esercitare la propria vocazione di fondamentale industria culturale del Paese, contribuendo a mantenere vivo il legame del pubblico con quello straordinario insieme di talenti e professionalità che incarna la musica, la prosa, l’opera, la danza, il cinema e molte altre forme espressive e creative

si legge nella lettera del ministro Franceschini, che nelle scorse ore non aveva nascosto il proprio dolore per i nuovi sacrifici richiesti. Il rincrescimento istituzionale, se pur sincero, non avrà però rincuorato più di tanto i lavoratori del comparto in questione, per i quali purtroppo non esiste l’opzione smartworking. O si va in scena, o non si lavora.

Così dev’essere arrivata l’illuminazione ed è scattata la richiesta d’aiuto al ‘congiunto’ settore televisivo. Peccato che pure quest’ultimo sia stato fortemente fiaccato dalla generale situazione emergenziale, con il blocco di alcune produzioni, la sospensione di altre ed un crollo vertiginoso degli introiti pubblicitari recuperato in parte solo negli ultimi mesi. Persino la Rai – che può comunque contare sul canone – ha accusato il colpo e dalle parti di Viale Mazzini si prevede un aumento dei debiti per il prossimo futuro.

Consideriamo quindi un azzardo e un’illusione pensare che la tv possa mettere in discussione i propri precarissimi equilibri per dare spazio a teatro e danza in maniera significativa. Forse lo potranno fare alcuni canali tematici, ma con un impatto irrilevante rispetto alla portata del problema.

Rivolgo un appello, affinché le emittenti diano ampio spazio a teatro, musica, danza e cinema, non solo attingendo dal giacimento delle repliche, ma anche immaginando e sperimentando nuove produzioni e nuove iniziative

ha concluso Franceschini nella sua lettera. Promuovere la cultura attraverso la sinergia tra i vari media è un proponimento positivo, in linea generale, ma in un momento in cui tutti cercano di salvare il salvabile riteniamo che la richiesta d’aiuto al mondo della tv non possa ottenere l’effetto desiderato. Il settore, in qualche modo, è già saturo: con il ‘teatrino’ dei virologi in scena ormai da mesi – tra litigi, affermazioni azzardate o allarmistiche oltremodo – la tv sta già dando del suo.

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1 Commento dei lettori »

1. aleimpe ha scritto:

27 ottobre 2020 alle 15:13

E “Miss Italia” e lo “Zecchino d’oro” sono in fortissimo dubbio ?



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