30
ottobre

(Tanto) Passato e (Poco) Presente

Passato e Presente

Paolo Mieli

Passato e Presente non ha imparato dalla (sua) storia. L’approfondimento storico di Rai3, ripartito ieri con le nuove puntate alle 13,15 (in replica in access prime time su Rai Storia), sembra non aver fatto tesoro delle mancanze della prima stagione. Il programma, guidato da Paolo Mieli, ha dedicato le prime due puntate alla Grande Guerra, di cui ricorrono quest’anno i 100 anni dalla conclusione. Se lunedì l’argomento era stato quello del passaggio di consegne alla guida dell’esercito italiano tra i generali Cadorna e Diaz nel 1917, oggi ci si è concentrati sull’odissea dei prigionieri.

Temi arcinoti ai telespettatori della terza rete del servizio pubblico, perché già al centro di altre puntate del programma e del precedente Il Tempo e la Storia, oltre che del serale La Grande Storia sempre presentato dal giornalista milanese. D’accordo accontentare la propria piccola ma fedele fetta di telespettatori (ieri oltre 800 mila) che dimostra di gradire sempre gli approfondimenti sui due conflitti mondiali e sui totalitarismi del ‘900, ma, vista la mission di servizio pubblico del programma, sarebbe opportuno spaziare.

Il pensiero va in particolare agli eventi post-Guerra Fredda, così intimamente legati, se non altro per mere ragioni temporali, alla complessa epoca che stiamo vivendo e, peraltro, trascurati dagli stessi programmi scolastici. Il problema dell’approfondimento insomma è sempre il medesimo, tanto passato e poco presente, a dispetto del titolo, e malgrado un’attualità non certo avara di spunti di riflessione, dalla crisi economica al proliferare dei populismi, dalle ondate migratorie alla minaccia terroristica.

L’altro elemento che suscita perplessità riguarda i tre giovani laureati in studio, che affiancano Mieli e lo storico esperto del tema del giorno (nella prima puntata Marco Mondini, nella seconda Alessandro Barbero). Il loro apporto resta marginale: pochi brevi interventi, massimo due a testa e preconfezionati, parte integrante di una rigida scaletta che non ammette ‘distrazioni’ di sorta rispetto alla ‘trama’ principale, composta dai filmati, cinque o sei a puntata, e dall’alternanza tra le domande del conduttore e le spiegazioni dello storico. La presenza dei tre ragazzi è dunque puramente accessoria e ciò lascia ancor di più l’amaro in bocca, considerando che nel team di professori, che intervengono nel programma, ne figurano alcuni, come Barbero, tutt’altro che pedanti e didascalici e che quindi non si sottrarrebbero certo a un confronto più vivace in studio.

Apprezzabile l’unica vera novità di questa edizione, la lettura da parte di un attore (questa settimana è il turno di Giorgio Marchesi) di alcuni frasi tratte da diari di guerra o altri documenti storici: piccola ma piacevole parentesi che ha il merito di alleggerire la narrazione.

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1 Commento dei lettori »

1. Paolo da Crema ha scritto:

30 ottobre 2018 alle 21:35

Lo storico che è contemporaneo, cioè il presente, interroga il passato. Da qui il titolo.



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