24
novembre

MY WAY: BERLUSCONI APRE LE PORTE DI ARCORE NEL DOCUMENTARIO DI ALAN FRIEDMAN SU NETFLIX

My Way - doc di Friedman su Berlusconi

My Way - doc di Friedman su Berlusconi

Per molti anni, molti giornalisti mi hanno chiesto di raccontare loro la mia storia. Ho sempre rifiutato. Ho accetto di collaborare con Alan Friedman perché mi fido di lui. Come Steve Jobs ha detto al suo biografo: ‘Io le racconterò la mia storia, lei scriverà quello che vorrà’.”

L’apertura di My Way: The Rise and Fall of Silvio Berlusconi sembra uno dei tanti spot elettorali con cui Silvio Berlusconi ha dominato per vent’anni la scena politica italiana, ammiccando allo spettatore con il suo sguardo acuto e un sorriso sornione. Ma chissà se il suo biografo ne avrà davvero soddisfatto le aspettative.

Per conoscere la risposta basta immergersi nella visione del documentario diretto da Antongiulio Panizzi e distribuito dalla Leone Film Group, appena rilasciato da Netflix. A scriverlo, il giornalista americano Alan Friedman, attingendo al materiale video raccolto in 18 mesi, nel corso delle oltre 28 ore di interviste alla base del bestseller da cui è tratto (My Way. Berlusconi si racconta a Friedman). 98 minuti piuttosto faticosi da affrontare, sia chiaro, non soltanto perché la figura dell’ex Cavaliere sia stata ormai interamente raccontata, ma anche per via della lunga sequela di argomenti affrontati. Gli ottant’anni di vita di Berlusconi vengono infatti percorsi integralmente, dall’infanzia ai primi passi imprenditoriali, giungendo fino al business mediale e al successo e fallimento politico. Filo conduttore, un’ondata costante di scandali.

Per evitare toni agiografici o accusatori, Friedman si limita tuttavia a semplice voce narrante, preferendo far seguire alle parole dell’ex premier gli interventi di illustri oppositori (come Antonio Ingroia) e sostenitori (tra i quali Fedele Confalonieri e Vladimir Putin), fornendo una doppia visuale su temi come la questione libica e l’ostilità di Merkel e Sarkozy. Rispetto alla componente informativa, la parte più interessante del documentario sta però nel mostrarne il dietro le quinte, facendo emergere tutta la doppiezza del suo protagonista. Al Berlusconi mattatore di Arcore, che si muove tronfio tra i luoghi del “bunga bunga” e stanze degne di un accumulatore seriale, si affianca così il Berlusconi irrequieto e protetto nel suo nervosismo dalle premure dello staff. Per quanto Friedman tenti la strada dell’invisibilità e conceda molto all’intervistato, le domande scomode non tardano infatti ad arrivare, con tanto di conseguente rimbrotto (“Lei non mi sta facendo passare un bel quarto d’ora”).

Insomma, My Way: The Rise and Fall of Silvio Berlusconi non si distanzia poi molto dalla marea di speciali fin qui prodotta sulla figura berlusconiana, sebbene se ne apprezzi la capacità di guardare oltre la telecamera, svelando il lato umano nascosto dietro il sorriso accattivante di chi per anni si è imposto come il comunicatore per eccellenza.

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