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settembre

SLANG: GERARDO GRECO CONFEZIONA UN OTTIMO “REALITY” SUL SOGNO AMERICANO

Lidia Bastianich - Slang

Lidia Bastianich - Slang

Tu vuo’ fa l’ americano, ma si’ nato in Italì… Qualcuno, però, quel sogno a stelle e strisce senza tempo l’ha rincorso per davvero, fino in fondo, ed ha deciso di abbandonare il Belpaese alla volta della Grande Mela. Le storie di chi ha gettato il cuore oltre l’ostacolo sono al centro di Slang, il nuovo programma a cura di Gerardo Greco in onda su Rai3 nella seconda serata del venerdì. Pensato come un reportage in quattro puntate, il format intreccia le vicende di alcuni italiani che a New York ce l’hanno fatta a quelle di chi invece ci sta provando.

Slang: le due facce del sogno americano

L’equilibrio e la sintesi tra questi due aspetti, ottenuti attraverso un montaggio di pregevole fattura, sono uno dei punti di forza di Slang. Così, il programma fornisce al telespettatore uno sguardo ad ampio raggio, che parte dalle vicende personali dei protagonisti e spazia poi sulla più ampia realtà americana. E’ la storia di Joanatan Riccardi, 29enne di Pinerolo e aspirante ristoratore, ad aprire la prima puntata. Negli States il giovane ha trovato opportunità ed esperienze lavorative che non gli fanno rimpiangere l’amata Italia. “Là abbiamo ancora una mentalità troppo chiusadice, salvo poi soffermarsi sull’altro lato della medaglia: “qua si basa tutto sui soldi, diventi un po’ troppo materialista, gli amici li conti su una mano“. E’ la New York del business, che ti regala un grande sogno ma ti costringe anche ad estenuanti orari di lavoro.

Slang: il ‘reality’ di Gerardo Greco

Il reportage di Gerardo Greco è una sorta di reality in senso stretto (e positivo): mostra la quotidianità, coi suoi ritmi e il suo pragmatismo, ma anche il profumo di libertà proprio del sogno americano. Il giornalista si aggira per le strade di New York, commenta le vicende con discrezione ma non interloquisce mai direttamente con i protagonisti. L’unico vero dialogo è quello tra le storie stesse. Così, specularmente alle speranze di Joanatan ci sono le testimonianze di Lidia e Joe Bastianich, ormai affermati manager della ristorazione. “Essere italiana è stato il mio successo” assicura la signora Bastianich, donna tuttofare che incarna la vivacità di un sogno americano pienamente realizzato.

Nella prima puntata di Slang ci sono anche le parole di Luca Manfè, friulano vincitore dell’ultima edizione americana di Masterchef. Oggi la sua è una carriera in ascesa, ma per lui non sono mancati i momenti di tristezza, gli attimi di sconforto che rendono la sua storia autentica. L’energia emanata dalla Grande Mela lo ha convinto a restare: una scelta che lo accomuna a Luca Di Pietro, altro protagonista del reportage che ha affondato le proprie radici a New York con la sua catena di caffè e ristoranti italiani.

Arricchito dalla familiarità che Gerardo Greco ha con New York (il giornalista ha vissuto negli States come corrispondente Rai), Slang è anche un viaggio sentimentale e televisivo a doppia direzione. Da una parte l’attrazione viscerale per l’America, dall’altra il richiamo intimo del Belpaese. “Mi son detto: se vado via da New York, cosa faccio?” rivela su Rai3 il manager della ristorazione Alessandro Malpassi. Ma poi ci sono la famiglia i valori profondi. E allora “no, su quello l’Italia non si batte“. Perché puoi sognare quanto vuoi, ma alla fine sei nato in Italì.

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