Violenza sulle donne



27
aprile

Bill Cosby condannato per violenza sessuale. L’ex papà de «I Robinson» rischia 30 anni di carcere

Bill Cosby

Bill Cosby è colpevole. L’attore afroamericano, oggi 80enne, è stato condannato per violenza sessuale nei confronti di una donna, Andrea Constand, in riferimento ad avvenimenti accaduti nel 2004. Ad emettere la sentenza, a seguito della quale l’ex papà della sitcom I Robinson rischia fino 30 anni di reclusione, è stata una giuria di Norristown, in Pennsylvania.




8
giugno

Bill Cosby, al via il processo per violenza sessuale. L’attore va dai giudici con Rudy de «I Robinson»

Bill Cosby, Keshia Knight Pulliam

Il papà de I Robinson rischia la galera. E l’infamia. E’ iniziato in Pennsylvania il processo nei confronti di Bill Cosby, l’attore afroamericano protagonista di una delle sitcom più amate dal pubblico, anche in Italia. Lui, che per decenni ha rappresentato il volto buono dell’America multirazziale, si trova ora – all’età di 79 anni – a dover rispondere della turpe accusa di stupro e abusi sessuali. Contro di lui ci sono le testimonianze di decine di donne.


2
maggio

Quante donne violente in una tv che condanna la violenza sulle donne. Ecco cosa trasmettono TV8, Nove e Real Time

Vite Segrete di Mogli (im)perfette

Vite Segrete di Mogli (im)perfette

La violenza sulle donne è una piaga sociale gravissima che la tv ha preso a cuore ormai da tempo: programmi che narrano storie vere di amori finiti male, fiction dedicate a quelle che hanno trovato la forza di denunciare gli abusi e tanti salotti, spot e manifestazioni che condannano il femminicidio invogliando le donne a ribellarsi e chiedere aiuto. Ma la violenza è violenza indipendentemente da chi la compie, e stupisce che il piccolo schermo vada riempendosi ogni giorno di più di format in cui a fare del male, uccidere e distruggere gli altri sono proprio le donne. Le vittime che diventano carnefici.





7
maggio

ADRIANO CELENTANO E CLAUDIA MORI: IN CANTIERE UNA FICTION CONTRO LA DISCRIMINAZIONE SESSUALE

Claudia Mori e Adriano Celentano

Claudia Mori sta lavorando ad un progetto che vuole essere simbolicamente il secondo capitolo di Mai per amore, miniserie in quattro film andati in onda nel 2012 su Rai 1 che raccontava la violenza sulle donne. Simbolicamente perché nelle intenzioni della produttrice c’è la volontà di andare oltre e raccontare una forma di violenza diversa da quelle che tg e tv ci raccontano ogni giorno, una più invisibile: la discriminazione.

Il progetto di una nuova serie tv ha preso vigore in occasione della sua adesione alla raccolta firme per chiedere gli Stati generali contro la violenza sulle donne, organizzata da Serena Dandini sul sito del progetto teatrale Ferite a morte. La Mori, come si legge su La Repubblica di oggi, vuole fare qualcosa di concreto per la causa, qualcosa di “rivoluzionario” cambiando anche il linguaggio ed il ritmo dei racconti finora prodotti. E ci sta lavorando insieme al marito Adriano Celentano.

“Allora pensiamo, Adriano ed io: che sia venuto il momento di uscire dal vittimismo e dal pessimismo, di uscire dal lamento e di proporre invece un modo positivo e aperto, forte, anche ironico per parlare di come le donne sono considerate nel nostro Paese.”


16
marzo

MAI PER AMORE: 4 FILM TV PRODOTTI DA CLAUDIA MORI CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE. IN ONDA DAL 27 MARZO SU RAI 1

Antonia Liskova e Massimo Poggio in Troppo Amore

Neppure il tempo di archiviare le polemiche scatenate da Adriano Celentano all’ultimo Festival di Sanremo, che a crear confusione nei corridoi di Viale Mazzini, ci pensa Claudia Mori. L’agguerrita moglie del molleggiato, la scorsa settimana, in occasione della festa della donna, ha colto la palla al balzo per denunciare la mancata messa in onda di Mai per amore, una serie di 4 film tv dedicati alla violenza sulle donne, realizzati dalla sua casa di produzione Ciao Ragazzi, e da mesi in attesa di programmazione.

“Non saranno quattro film a fermare il fenomeno della violenza sulle donne ma quello che succede in Rai è scandaloso. Sono preoccupata e arrabbiata. Non è mai colpa di nessuno ma i film non vengono trasmessi, i dirigenti non mi rispondono. La fiction crea attenzione, aiuta ad approfondire il tema. Mi dispiace, la Rai non sta facendo servizio pubblico. Raccontare la violenza sulle donne è un dovere: il continuo rimandare la messa in onda lo vivo come un boicottaggio”

Il ciclo di pellicole ha, in effetti, vissuto un percorso di realizzazione particolarmente travagliato. Oltre ai continui rinvii sulla messa in onda, va, infatti, ricordato che il progetto iniziale prevedeva un totale di sei pellicole, nelle quali oltre allo stalking, maltrattamenti domestici, sesso on line, avrebbero trovato spazio tematiche legate allo sfruttamento della prostituzione dalla Nigeria e alla pedopornografia. La scelta da parte della tv pubblica di compiere dei tagli su alcune tematiche troppo forti per la prima serata Rai, trovò naturalmente il dissenso della Mori, che minacciò addirittura di incatenarsi ai cancelli di casa del direttore di Rai1 in caso di ulteriori ridimensionamenti del progetto.