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novembre

SATURNINO CELANI A DM: A GUERRIERI RACCONTO STORIE DI VITA VISSUTA. PAGO IL CANONE MA NON GUARDO RAI1 DAL ‘95

Saturnino Celani (© Settimio Benedusi)

Ha fatto della propria passione un lavoro e, per tutti, è il bassista di Jovanotti. Saturnino Celani vive di musica, da sempre: è compositore e produttore discografico, vanta collaborazioni con artisti del calibro di Franco Battiato, Max Pezzali, Pino Daniele e Luca Carboni. Ora però, si appresta a sperimentare anche il linguaggio televisivo. Da domani, venerdì 22 novembre, alle 22.40 il musicista debutterà su La7 con Guerrieri – Storie di chi non si arrende, un format dedicato al vissuto degli italiani di oggi. In sei puntate, Saturnino presenterà alcune storie di “eroi” comuni e si farà conoscere al pubblico generalista. “Magari qualcuno che non mi conosce mi confonderà con Mario Biondi -ci dice sorridendo- ma si sa, ognuno la pensa come vuole…“.

Perché hanno scelto proprio te per questo progetto?

A prescindere da quello che faccio, che reputo una passione ben remunerata, la persona che mi ha proposto questo progetto mi conosce da vent’anni. Si tratta di un manager di giovani volti televisivi, il quale mi disse che a suo giudizio sarei stato molto adatto per fare questa cosa. Ho chiesto di cosa si trattasse, ho accettato e sono andato a Roma per fare un provino in cui ho raccontato la mia storia.

Che tipo di storie racconterete a Guerrieri?

Saranno storie di vita vissuta, raccontate con il sorriso sulle labbra. Ci sarà anche un lieto fine, che altro non è che la serenità nel condurre la propria vita. Non mancheranno poi riferimenti al momento attuale, perché qualsiasi vicenda si relaziona con esso, però è anche importante pensare positivo, come dice il titolo di una canzone, e guardare tutto in quest’ottica.

Tra le vicende che affronterai ce n’è una che ti ha colpito in modo particolare?

Tengo a sottolineare che non mi sono relazionato alle storie come conduttore, ma come narratore che ascolta molto e parla ogni tanto. Sono tutte vicende molto particolari. Quella di Amir Issaa è pazzesca: è la storia di un ragazzo romano con padre egiziano che racconta le sue vicissitudini attraverso la musica hip hop. Lo conoscevo solo di nome, per la sua appartenenza ad una fascia underground, e la sua vita sarebbe potuta essere un film campione d’incassi se ambientata in un sobborgo di Los Angeles. Un’altra storia che mi ha colpito è quella di Laura Rampini (che vedremo nella prima punta di domani, ndDM), la prima donna paraplegica a praticare paracadutismo in solitario al mondo.

A prima vista il format sembra abbastanza simile a quello di Sconosciuti, il docu-reality di Rai3. Non trovi?

Io quell’altro programma non l’ho visto proprio, perché ho due televisori in casa ma mi guardo solo dei gran film on demand. Già il fatto che ci sia io lo rende poco convenzionale.

Il fatto che Guerrieri prenda spunto dalla campagna pubblicitaria di una multinazionale non ti ha creato problemi in quanto libero professionista?

Io sono un libero professionista e non ho contratti con nessuno, sono a partita Iva dal 1989 e sono un cittadino modello. Credo di aver beccato solo qualche multa per divieto di sosta. Sento dire tante cazzate e sono pronto agli attacchi, ma mi permetto di parlare perché mio padre ha lavorato per cinque anni in un’azienda di carboni elettrici. Rispetto al fabbisogno e alle forme di energia le questioni sono due: o si consuma di meno o se ne produce di più. Di come la si produca alle persone frega poco, quindi niente mi crea alcun problema. Nemmeno il fatto che ci sia Enel.

Hai parlato con Jovanotti del tuo debutto televisivo? Cosa ha commentato?

Certo, ci siamo parlati. Collaboriamo da venticinque anni, quindi abbiamo condiviso gioie e dolori veri. Quando gli ho detto questa cosa stavamo partendo dal Brasile per andare in Argentina, eravamo in aeroporto. Ho ricevuto la conferma, gliel’ho comunicato e lui: “che figata, quando inizi?”. C’è grande entusiasmo, uno inizia una cosa nuova e cerca di farla al meglio. Nella vita, poi, si ricordano solo i successi…

Ti piacerebbe fare un programma tv assieme a Lorenzo?

Sinceramente non abbiamo mai parlato di questo. A me il cinema piacerebbe un sacco, la tv non saprei. La mia passione principale è la musica, vivo per quella. Poi, come performer, di tv ne ho fatta tanta: ho suonato live in trasmissioni sin dall’inizio, quando c’era Seymandi che lanciava i dischi. Da spettatore la tv la conosco bene, anche se oggi non la guardo più. Ma è un linguaggio, e bisogna sempre pensare a come sia percepito a casa.

A tuo avviso, come mai non ha funzionato la messa in onda su Rai1 del concerto In questa notte fantastica, Lorenzo negli stadi?

Per quanto mi riguarda non ho deciso a chi vendere il programma, che ho visto volentieri perché sapevo che c’era. Ma io Rai1 non la guardo dal 1995, credo, quindi se uno mi dice che trasmettono il mio concerto mi sintonizzo, ma vado a casa di amici. Continuo a pagare il canone ma Rai1 non la guardo mai. Con il concerto di Lorenzo molti giovani hanno guardato la prima rete, cosa che non accadeva da tempo. Molte persone, che magari non erano sintonizzate quella sera, lo hanno visto anche sul canale web della Rai. Poi bisogna vedere cosa si intende per successo e capire i numeri: se tu piazzi i rilevatori Auditel in casa di coppie che hanno 80anni, è ovvio che queste guardano altro.

Pensi che il pubblico di Rai1 non fosse quello più adatto?

Reputo pazzesca la scelta del direttore di rete, Giancarlo Leone. Il fatto di mandare in onda in prima serata un concerto negli stadi è una cosa tosta. Però la televisione sta vivendo un momento di cambiamento, perché oggi c’è più scelta. Io stesso noto che mia madre guarda molto meno la tv da quando le ho regalato un IPad. Guarda le mail e le cose che le mando, va su Youtube…

Ora debutti su La7, una rete molto ricca di talk show e attualità. Come ti trovi?

Sono onorato e sto ricevendo molte telefonate solo per il fatto che si preannunci la messa in onda di questo programma. Per questo debutto sono proprio tranquillo e sereno.

Il riscontro degli ascolti non ti preoccupa?

A me? Ah ah. Proprio no. Credo che le preoccupazioni nella vita siano altre.

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