8
aprile

L’ULTIMO PAPA RE: ANTICIPAZIONI SECONDA PUNTATA

L'ultimo Papa Re

Questa sera su Rai1 é andata in onda la prima parte de L’ultimo Papa Re, la miniserie con protagonista Gigi Proietti nei panni del Monsignor Colombo, personaggio reso celebre da Nino Manfredi negli anni 70 con la pellicola di Luigi Magni In nome del Papa Re. Sulla fiction diretta da Luca e prodotta da Roberta Manfredi, entrambi figli dell’indimenticato attore, la Rai ripone non poche aspettative, al punto da stimare un ascolto di 8.500.000 spettatori e del 30% di share.

Previsioni più che rosee, che tengono naturalmente conto della presenza come protagonista principale di Proietti, attore poliedrico da sempre molto amato dal pubblico televisivo. Come non ricordare gli oltre 15.500.000 di spettatori (50,27% di share) che nel 1996 seguirono su Rai2 l’ultima puntata della prima stagione de Il Maresciallo Rocca. Altri tempi e un’altra tv, come dimostrano gli ascolti ben più magri ottenuti dagli ultimi lavori per il piccolo schermo dell’attore romano.

La miniserie Il Signore della Truffa, trasmessa il 4 e 5 ottobre del 2011 sempre su Rai1, si dovette, infatti, accontentare di una media di appena 5.155.000 spettatori e del 18,50% di share. Ascolti per la verità influenzati nella prima serata dallo speciale di Quarto Grado su Rete4 che seguì in diretta la sentenza della Corte di Appello di Perugia sull’omicidio di Meredith Kercher con l’assoluzione di Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Andò meglio nell’autunno del 2010, quando la fiction Preferisco il Paradiso, nella quale Proietti vestiva i panni di San Filippo Neri, ottenne un ascolto medio di 6.534.000 e del 25% di share.

Riuscirà L’ultimo Papa Re a ripagare le aspettative della Sipra? In attesa di scoprire il verdetto Auditel, scopriamo cosa accadrà nella seconda ed ultima parte in onda domani sera sempre su Rai1 a partire dalle 21,10.

Nel secondo appuntamento i sensi di colpa assalgono Monsignor Colombo, che si sfoga con il cardinal Baldoni, suo anziano confessore, per non essere stato imparziale, avendo lasciato in carcere gli altri due giovani attentatori. Così, quando si apre il processo a Monti e Tognetti, Colombo decide di difenderli apertamente in aula per sostenere le loro ragioni “patriottiche” nel tentativo di salvarli da una condanna a morte certa. E il tentativo quasi gli riesce, se non fosse che il cardinal Baldoni, determinante nella votazione della sentenza, viene a mancare proprio in aula, colpito da infarto. Viene sostituito da Don Marino, che nel frattempo si è venduto al Papa Nero per diventare cardinale. Monti e Tognetti vengono condannati a morte dal tribunale ecclesiastico, la loro unica possibilità di salvezza è riposta nella clemenza di Pio IX. Il Papa Nero, indispettito dallo “strappo” del coraggioso cardinale, che giudica molto pericoloso per il futuro del suo potere, mette Colombo di fronte a un feroce “aut aut”: dovrà essere proprio lui a convincere l’anziano Papa a non firmare la grazia ai due patrioti. Solo così avrà la certezza di aver recuperato la sua fedeltà e gli permetterà di salvare la vita di suo figlio Cesare.

Ma Colombo non ci sta e fa esattamente il contrario: sicuro del fatto che suo figlio è fuggito da Roma e si è unito ai reparti garibaldini che stanno avanzando, sfida il potente gesuita e chiede a Pio IX di risparmiare la vita ai due giovani, dichiarando che solo un atto di clemenza gli restituirà l’affetto del popolo di Roma. Ma il destino è decisamente avverso: Garibaldi viene sconfitto a Mentana dalle truppe francesi, che sono giunte a dare man forte ai soldati zuavi, mentre Pio IX, succube del papa nero, non firma la domanda di grazia inviata dai condannati. Il Papa Nero vendica così l’affronto fattogli da Colombo, facendo decapitare Monti e Tognetti e facendo uccidere anche Cesare Costa: l’omicidio del giovane appare come un delitto d’onore eseguito dal conte Ricci, convinto che Cesare sia l’amante della moglie. Sconfitto e con la morte dei tre giovani che gli pesa sul cuore, Colombo decide di scrivere al Papa per dimettersi da tutti gli incarichi: d’ora in poi farà solo il prete. E’ lo stesso Papa Nero a mandarlo in esilio, affidandogli una parrocchietta ai confini dello Stato Pontificio, proprio quando Teresa partorisce “suo nipote”, il figlio di Cesare Costa. Il 20 settembre del 1870, ormai invecchiato e malato, Colombo viene raggiunto dalla notizia che Roma è stata liberata dai Bersaglieri, che hanno fatto breccia a Porta Pia. Con le ultime forze, Colombo torna a Roma per festeggiare l’evento con la popolazione e muore felice tra le braccia del suo fedele perpetuo Serafino.



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4 Commenti dei lettori »

1. Fiò ha scritto:

9 aprile 2013 alle 00:09

Non mi è piaciuto molto… cioè… carino… ma niente di che…



2. Stella Amori ha scritto:

9 aprile 2013 alle 10:02

Bello e fatto bene, ma molto più intenso e meno prolisso quello di Manfredi. Il confronto sta anche nella diversità delle lunghezze, dato che il film era di circa due ore, mentre la fiction in due puntate raggiunge le quattro.



3. Sempre Contro ha scritto:

9 aprile 2013 alle 23:43

Credo che le poche pecche di questo film siano le stesse del precedente: una serie di errori storici. Basti pensare agli zuavi che parlano TUTTI tedesco, quando in realtà erano un esercito cosmopolita composto in buona parte da italiani oltre che da VOLONTARI accorsi da tutto il mondo, evidentemente il regista si è attenuto al modello di riferimento per i “soldati cattivi” che in ogni film è sempre incarnato dai tedeschi. Del resto nel film precedente i soldati del papa erano presentati come degli avidi mercenari (che percepivano una paga di 50 centesimi al giorno e perfino la divisa gli era detratta dalla paga), qui sono addirittura degli ubriaconi dediti al gioco e alla violenza gratuita, quando in realtà si tratta di gente che andava a messa tutti i giorni. Nella seconda puntata poi Colombo estrae una pistola a tamburo (grande novità per l’epoca) dicendo che gli era stata donata dal padre prima di morire. Altro dubbio mi è stato suscitato sempre nella seconda parte quando si vede Mastro Titta assistere il nuovo boia di Roma per un’esecuzione, quando in realtà era già in pensione da qualche anno. Tranne queste e altre piccole cose è un film godibile, personalmente credo che ricostruire la battaglia di Mentana sarebbe stato interessante e avrebbe reso più bello il film, ma ripeto, rimane una pellicola gradevole.



4. irene ha scritto:

11 aprile 2013 alle 18:24

certo..poi un altro errore storico(per me che faccio storia all’università)non da poco è il capo della polizia pontificia(divisa in vari rami e riunita solo da paolo VI)era il monsignor governatore e non ovviamente un cardinale, che tra parentesi non si capisce nemmeno che ruolo abbia all’intenro dello stato papalino. Comunq si a tratti simpatico, ma ripeto ha parecchi errori storici(tra cui l’applauso ai bersaglieri, quando sappiamo che il popolo all’inizio fu freddo con i nuovi conquistatori, a differenza per esempio di altri regimi, come a napoli, dove i lazzari, anche se legati emotivamente ai borbone, applausero garibaldi per la sua simpatia)..gli do un 7 e mezzo…ascolti sui 6 milioni comunq..nn male



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