22
marzo

LINO GUANCIALE A DM: DAL DOTTOR RIEUX A GUIDO CORSI, MA NON MI VEDRETE GIUDICE DI UN REALITY

Lino Guanciale

Lo vediamo tutte le settimane su Rai 1 in Che Dio ci Aiuti 2, ma l’interpretazione rimasta impressa al grande pubblico è quella del ‘Principe dei Cessi‘ in Una Grande Famiglia. Lino Guanciale arriva sul piccolo schermo con un sostanzioso curriculum teatrale ed esperienze cinematografiche importanti. Buona famiglia, passato da rugbista con Mauro Bergamasco, da più bello del liceo, Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico, Premio Gassman come miglior allievo degli ultimi dieci anni, insegnante all’Università… un secchione, praticamente.

Un secchione vero, si! Sono contento di tutto il percorso che ho fatto. Il rugby ho scelto di praticarlo perchè pensavo fosse lo sport che potesse insegnarmi di più. Poi, si, mi sono trovato con Mauro Bergamasco. Avere un passato da atleta mi ha arricchito molto, lo sport forma tantissimo. Il rugby poi è lo sport per aprire la mente a una società più equilibrata.

Oltre alla promessa del cinema italiano, come ti reputano gli addetti ai lavori, adesso sei anche “quello figo” di Che Dio Ci Aiuti 2. Come ti rapporti al successo televisivo?

(Ride e, dice lui, balbetta come un cretino a rispondere a queste domande, ndDM) E’ molto divertente. E’ bello vedere le risposte immediate delle persone. Per me è una novità proprio esistenziale. Mi sento molto lusingato e un po’ in imbarazzo. Non penso mai parlino di me, penso sempre indichino qualcun altro.

Come mai la decisione di frequentare la Silvio D’Amico?

Volevo imparare in quella che mi sembrava la scuola più importante. All’epoca non avevo idea ci fossero altre scuole importanti e così sono arrivato lì con la mia valigetta da provinciale e il giorno del provino ho sbagliato palazzo e sono entrato in quello della Zecca di Stato che è nella stessa piazza della scuola!

Se ti avessero proposto un reality mentre eri in Accademia?

Per come ero fatto io, credo avrei detto di no per paura di perdermi, nonostante la consapevolezza della grande visibilità che la televisione offre. Dopo il diploma mi sono arrivate delle buone offerte televisive che però ho declinato per lavorare in teatro. Non mi sentivo pronto.

La televisione è un mezzo pericoloso, dove sono molto amplificati i successi, ma anche gli insuccessi. In base a cosa scegli i progetti a cui prendere parte?

Scelgo inizialmente in base a quanto il copione mi convince, al tipo di ruolo e alla funzione che andrei ad avere nella sceneggiatura proposta e poi anche in base al gruppo di lavoro.

Nel caso di Che Dio Ci Aiuti?

Di televisione finora ne ho fatta molto poca e per me questa è stata una scelta nuova. E’ stata la prima volta che andavo a espormi con un prodotto fatto per essere guardato da molte persone, tendenzialmente per famiglie, anche se arricchito da tante “chicche” nate durante il lavoro. Ho scelto di farlo un po’ per Elena (Sofia Ricci, ndDM) con cui c’era un rapporto che affonda le proprie radici in qualche anno di conoscenza. Siamo legati da Pino Passalacqua, che per lei è stato un vero e proprio padre (è stato il compagno della madre dell’attrice, ndDM), per me un maestro con cui avevo un rapporto davvero speciale. Lavorare con lei è stato come tornare a casa.

Ci fai i nomi di altri due attori della nuova generazione?

Uno è d’obbligo. Elio Germano, che ormai da tanti anni sta dimostrando di meritare abbondantemente il credito che gli viene dato, ormai non soltanto qui in Italia. Fatico a dirti solo un altro nome, ce ne sono tanti bravissimi. Te ne faccio due. Vinicio Marchioni e Francesco Montanari.

E attrici?

Alessandra Mastronardi si sta accreditando con una carriera che va anche al di là degli esordi “teenageriali” de I Cesaroni. E poi Alba Rohrwacher e  Sarah Felberbaum.

C’è un personaggio che hai interpretato e che ti sta particolarmente a cuore, del quale però nessuno ti chiede mai nulla?

(ride, ndDM) Sono due. Uno è il dottor Rieux de La Peste di Camus, in cui recitavo con Franco Branciaroli che interpretava il dottore da anziano. E’ uno dei personaggi più struggenti che mi sia capitato di incrociare. E’ una delle figure più belle della letteratura del 900. Poi c’è Figaro de Il Matrimonio di Figaro di Beaumarchais, in cui ho liberato tutta l’energia comica che era stata un po’ compressa fino ad allora.

Televisivamente parlando è il momento dei programmi di cucina. In un contesto completamente diverso anche tu hai indossato un grembiule su un palcoscenico. Cosa ci vuole “per preparare una poesia…”?

(ride, ndDM) … un piccolo fatto vero, come diceva un altro mio grandissimo maestro e amico, Edoardo Sanguineti. Una persona di grande ironia e profondità intellettuale che per me è stata fondamentale. Abbiamo lavorato insieme fino a quando purtroppo è mancato. Lui è stato, secondo me, il nostro più importante poeta della seconda metà del 900. Nonostante tutti dicessero che quando leggeva le sue poesie o interpretava Dante mostrasse quanto fosse, tra virgolette, “pippa” a recitare, lui è quello che mi ha insegnato di più: mi ha insegnato a non lasciar mai cadere quello che devo dire, a incarnare bene il linguaggio.

Ne La scoperta dell’Acqua ti sei confrontato con il terrorismo, ne Il Sesso Aggiunto con la droga e l’Aids. Cosa fai per comprendere i personaggi che interpreti?

Per prima cosa mi documento. Se ho la possibilità di incontrare le persone che nella realtà si sono confrontate con le situazioni che devo interpretare colgo l’occasione, ma non sono maniacale al punto di prendere la licenza da tassista come ha fatto de Niro in Taxi Driver. Quando ho girato Il Gioiellino per esempio, avendo recitato spesso in teatro a Parma, ne ho approfittato per parlare con delle persone che a Collecchio erano state più a diretto contatto con le vicende legate al crac di Parmalat.

Hai avuto una parte anche in To Rome with Love. Eri fan di Woody Allen anche prima che ti scegliesse?

Lo ero e continuo a esserlo. Ricordo che il signor Allen al “motore” improvvisamente si materializzava per dare indicazioni. E’ stato bellissimo lavorarci insieme, metteva tutti, e quindi anche me,  in condizione di essere molto creativi.

Recentemente è stato annunciato che Luca Argentero sarà uno dei giudici nel serale di Amici di Maria De Filippi, è possibile che in futuro anche tu decida di fare televisione non in veste di attore?

Credo di no, ma non perché disprezzi i prodotti, assolutamente. Non mi ritengo adatto, mi sentirei fuori posto. Forse la conduzione di programmi più vicini alle mie priorità dal punto di vista dei miei interessi, potrebbe pure esserci, però tra un bel po’. Mi interesso di formazione teatrale. Con Claudio Longhi, il regista teatrale con cui collaboro da dieci anni e che per me è come un fratello, “conditio sine qua non” dei nostri spettacoli è che il teatro ci aiuti a entrare nelle scuole e nelle Università. Ecco, in futuro, un programma di approfondimento in questo senso potrebbe interessarmi più di fare il giudice di un reality.

Domani ti squilla il telefono. E’ un regista italiano che ha pensato a te per un ruolo. Chi dovrebbe essere per farti davvero emozionare.

La prima risposta è Marco Bellocchio. Devo ammettere però che non è l’unico. Anche Ozpetek, per esempio, sarebbe una bella emozione. Allo stesso tempo ci sono ragazzi giovani in gamba che mi piacerebbe incontrare. Se mi chiamasse Amadei, regista di Venti Sigarette, sarebbe anche questa un’emozione importante.

Nella fiction sei diviso tra l’esplosiva Azzurra, Francesca Chillemi, e Beatrice, Edelfa Masciotta, soprannominata Miss Moscetta. Percentuali di pazzia e di serietà nella tua vita?

Decisamente, la bilancia pende per la pazzia. Nonostante io sia una persona equilibrata, faccio scelte molto di istinto.

Nella fiction ti rapporti, in maniera non proprio ortodossa, con la paternità acquisita. Pensi alla paternità?

Ci penso molto, mi preoccuperei solo di esserne all’altezza, anche perché ho avuto il migliore padre possibile a cui devo molto, come del resto a mia madre. Fare il padre di un ragazzo però è un’arte davvero tanto complicata.

Per fiction vivi in un convento ed è stato appena eletto il nuovo Papa, inevitabile chiederti com’è il tuo rapporto con la religione…

Di profondo rispetto. Vengo da una famiglia in cui si crede molto. Il mio percorso in questi anni però mi ha portato a fare scelte di razionalità più radicale e, nonostante sia appassionato di studio delle Scritture, le guardo adesso con il rispetto di chi non crede. E’ comunque una scelta molto dibattuta dentro di me. Per esempio, credo che il gesto di Papa Ratzinger sia stato rivoluzionario e sebbene non fossi d’accordo su nove cose su dieci dette da lui, credo che a calare nel dimenticatoio una persona che vantava una certa profondità di sguardo si rischia di perdersi dietro a derive carismatiche. Speriamo che questo nuovo Papa riesca a scongiurarle.

Massimo Poggio ti ha preceduto in qualità di inquilino del convento e anche lui è stato un personaggio molto amato, paura del confronto?

All’inizio si. Con Massimo ci siamo spesso sfiorati, viene da un ambiente teatrale che in parte è anche mio. Abbiamo delle cose in comune. Mi ha confortato il fatto però che gli sceneggiatori sono stati bravi a delineare un personaggio completamente diverso.

Tre aggettivi, uno per Elena Sofia Ricci, uno per Valeria Fabrizi che lavorano con te in che dio ci aiuti e un altro per un’attrica a tua scelta tra quelle con cui hai lavorato.

Valeria Fabrizi è incredibile. Ogni tanto devo abbracciarla per essere sicuro che sia vera. Elena è adorabile, un po’ come dice Barthes, ne “I Frammenti di un Discorso Amoroso”, adorabile è quell’aggettivo che usi quando non te ne viene un altro, quando sei arrivato al limite. E poi, si, Francesca Chillemi è “pazzeschissima”.

Prospettive di una terza stagione ancora con te protagonista?

Sono tutti molti contenti del successo e lo sono anche io. Speriamo ci siano i margini per riuscire a proseguire bene questo rapporto.

Prossimi impegni lavorativi?

Fino al 7 aprile porterò in scena La resistibile Ascesa di Arturo Ui di Brecht con Umberto Orsini. Invece dal 9 al 19 maggio debutto a Modena con uno spettacolo nuovo, Il Ratto d’Europa, sempre con la regia di Claudio Longhi. E’ un esperimento importante perchè è uno spettacolo che stiamo scrivendo con la città. Abbiamo attivato decine di laboratori di scrittura, nelle scuole, nelle banche, nei sindacati e nei più diverse contesti sociali anche religiosi, perché scrivano con noi questo spettacolo che ha come tema l’Europa, per capire come noi la vediamo e come ci piacerebbe funzionasse.

E invece Una Grande Famiglia 2?

Cominceremo le riprese a breve.

Sappiamo che preferiresti recitare un monologo di Brecht piuttosto che rispondere a questa domanda, quindi te la facciamo. Sei fidanzato?

(ride, ndDM). Si, sono fidanzato. E’ una collega e un’attrice bravissima. Io spero che tra non molto le occasioni di cui parlavamo prima le piovano addosso come merita. Il nome? Abbiamo preso la decisione di aspettare un po’, prima di dirlo.

Non ti piace essere definito sexy  o sex symbol, allora concludiamo l’intervista ricordando ai nostri lettori come eri soprannominato dalla famiglia Rengoni in Una Grande Famiglia.

(ride, ndDM) Il principe dei cessi. Meraviglioso.

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8 Commenti dei lettori »

1. DB ha scritto:

22 marzo 2013 alle 11:48

L’ho potuto ammirare pochi giorni fa in scena con “L’Irresistibile Ascesa di Arturo Ui”. Bravissimo lui e tutto il cast per uno spettacolo veramente ben riuscito!



2. DB ha scritto:

22 marzo 2013 alle 11:50

Mi correggo e vi correggo. La resistibile ascesa di Arturo Ui ;)



3. Marco89 ha scritto:

22 marzo 2013 alle 11:59

Deve ancora girare la Grande Famiglia? A me era sembrato che Marchese a Quelli che avesse detto, domenica scorsa, che era impegnato proprio in quelle riprese. Può darsi che cominci dopo gli altri.



4. Peppe93 ha scritto:

22 marzo 2013 alle 12:16

E’ davvero molto bravo. Prima di Che dio ci aiuti non lo cnoscevo e non pensavo avesse già questa lunga carriera alle spalle. Lui e la Chillemi nella fiction sono fantastici.



5. Gianluca Camilleri ha scritto:

22 marzo 2013 alle 17:21

Intenditore, cita gli attori di Romanzo Criminale – La Serie



6. rien ha scritto:

22 marzo 2013 alle 19:51

Lui è davvero bravo, ma la Chillemi è francamente imbarazzante…



7. innamorata di lui ha scritto:

8 aprile 2013 alle 18:15

Ma come fa a non volere essere definito un sex symbol? è troppo figo!! *-* E comunque ha ragione lui, Francesca Chillemi è pazzeschissima!
Che Dio ci Aiuti 2 a mio parere è stato migliore della prima serie… Bravo Lino vai avanti così! :)



8. Una fan della serie ha scritto:

10 maggio 2013 alle 19:10

pazzeschissimi siete tutti gli attori, sia i protagonisti della prima che della seconda serie, con grande sorpresa siete di altissimo livello, la Chillemi poi, reginetta incontrastata della seconda serie, fa divertire in ogni battuta e compete con la madre superiore, la sig.ra Fabrizi.
La prima serie era più leggera e più irreale ma anche più divertente, la seconda serie la sceneggiatura è piatta, prevedibile e a parte le scene con azzurra anche noiosa, mi sarei aspettata più coraggio negli sceneggiatori per esempio affrontando le difficoltà del matrimonio, la gestione del rapporto di coppia, sul lavoro nella vita, tra figli e lavoro, comunque sono contenta di aver scoperto Lino Guanciale come attore, bravissimo anche lui come Massimo Poggio e Serena Rossi, tutti giovani e tanto bravi.



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