28
maggio

La vita che volevi: una donna transgender alle prese con un passato da dimenticare nella nuova fiction Netflix

zeno e schisano

La vita che volevi: Giuseppe Zeno e Vittoria Schisano

La transizione di genere è uno dei temi sociali più discussi e, per chi la vive, è un percorso difficile e delicato sia per il processo sia in sé, sia per la nuova vita che la persona si appresta a condurre. E’ proprio questa seconda fase, fatta di cambiamenti e di rinascita, al centro di La vita che volevi, nuova serie italiana in sei puntate in uscita domani, 29 maggio, su Netflix.

La protagonista è Vittoria Schisano, nelle vesti di Gloria, una donna transgender convinta di aver trovato la felicità a Lecce, dove ha fondato una piccola agenzia turistica e si è fidanzata con Ernesto. La sua vita verrà sconvolta dall’arrivo di Marina (interpretata da Pina Turco), sua amica ai tempi dell’università a Napoli, prima che iniziasse il suo percorso di transizione. Marina porta con sé Andrea (Nicola Bello) e Arianna, i figli avuti da due diverse relazioni, ed è incinta di un terzo, il cui padre è Pietro (Alessio Lapice), un giovane dal carattere passionale e forse anche pericoloso. Gloria preferirebbe non riallacciare i rapporti con Marina, lei le ricorda una parte della sua vita che vorrebbe dimenticare. Marina nasconde però molti segreti e presto in scena arriverà anche Sergio (Giuseppe Zeno), il padre di Arianna, un uomo tutto d’un pezzo fin da subito molto diffidente nei confronti di Gloria. Per lei, è giunto il momento di fare i conti con “la vita che voleva”, il suo passato e il suo futuro, per scoprire che la felicità a volte arriva in forme inaspettate e che l’amore è l’unica forza capace di rendere la vita degna di essere vissuta.

Una storia intensa, soprattutto per la Schisano che, come noto, nel 2011 ha compiuto il percorso di transizione di genere, risultando quindi una persona credibile per interpretare Gloria, come ha raccontato all’Ansa Ivan Cotroneo, regista e co-creatore de La vita che volevi, spiegando anche i motivi che l’hanno portato a scegliere questo tipo di tematica:

“Vittoria porta verità al personaggio, anche se non mi sono ispirato alla sua storia, non ho neanche letto la sua autobiografia, sono due donne diverse. Si è deciso di puntare su un profilo ancora non esplorato nella serialità, quello di una donna transgender. È l’occasione per accendere una luce su una realtà poco raccontata. Non abbiamo l’ambizione di cambiare le cose ma di raccontare, senza sensazionalismi, persone e storie che vediamo sottorappresentate. Dovremmo accogliere certe situazioni, sapere che le persone sono libere di amare come vogliono”.

Interpretare Gloria, ha permesso alla stessa Vittoria Schisano di crescere e conoscersi meglio:

“Quando ho iniziato a lavorare, vent’anni fa, non riuscivo a riconoscermi in nessuna storia. La donna transgender era sempre una sex worker o un’emarginata, bullizzata, o peggio. Gloria è forte, una roccia, io ho più fragilità. Grazie a lei sono maturata, sono forse diventata ancora più determinata”.



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