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gennaio

Luca Argentero a DM: «Ho sempre immaginato Doc su tre stagioni. Il personaggio ha successo perchè non ha filtri» – Video

Luca Argentero

Luca Argentero

Luca Argentero torna ad indossare il camice di Andrea Fanti, per gli amici e per i telespettatori italiani semplicemente Doc. Un ruolo importante che lo ha riportato in tv e che gli sta dando grandi soddisfazioni sia sul piano professionale che personale: interpretarlo, dice, lo sta cambiando e sta facendo un po’ sua quella prefrontalità che, dopo l’incidente, spinge Doc a non avere filtri e dire sempre quello che pensa. Se la missione del medico resta quella di aiutare gli altri, l’attore sta al passo e porta avanti la sua Onlus 1caffè.org che in dieci anni ha aiutato più di quattrocento associazioni. Nella seconda stagione dovranno entrambi confrontarsi con nuove sfide e nuovi legami e, in vista del debutto, abbiamo chiesto ad Argentero di parlarci del suo alter ego, tra passato, presente e futuro.

Doc è un personaggio che crea un prima e un dopo nella carriera di un attore. Perchè è uno di quei personaggi, come dicevi in conferenza stampa, che sei fortunato ad incontrare. Quando ti sei reso conto dell’impatto che avrebbe avuto?

E’ stato uno dei “sì” più facili della mia carriera. Quando me l’hanno proposto ho subito pensato che fosse una storia incredibile da raccontare. In più non mi ero mai confrontato con la lunghissima serialità, se non all’inizio con Carabinieri, vent’anni fa, però con un genere completamente diverso, molto leggero, light crime, cosiddetto, quasi commedia romantica. Ho subito detto di sì con entusiasmo ma non mi aspettavo che avesse quest’impatto sul pubblico, e oggi sento questo peso. Ma è un peso molto leggero da portare, nel senso che è un peso entusiasmante, proprio perchè le persone si aspettano qualcosa dal personaggio e da questa storia. E quindi è stato piuttosto entusiasmante tornare per la seconda stagione. Francamente non vedo l’ora di continuare a raccontarla questa storia.

Allora ti faccio la domanda che volevo farti alla fine: ti sei dedicato di più al cinema che alla tv, ma Doc è un personaggio che si presta, insieme alla stessa struttura della fiction, ad una serialità molto lunga. Come ti poni rispetto all’ipotesi di andare avanti ancora con Doc?

Dall’inizio, quando ne abbiamo parlato sia con Luca Bernabei che con gli sceneggiatori, l’abbiamo un po’ sempre immaginata su tre stagioni perchè è un po’ un formato classico della serialità, almeno avere tre stagioni per poter raccontare tutto quello che vuoi raccontare. Poi, quando si va oltre, si va oltre per ragioni diverse dalla drammaturgia, diventa un ragionamento legato al successo che la serie ha in quel momento e se la vuoi portare avanti devi trovare degli escamotage narrativi per mantenere alta la qualità. Alcuni ci riescono, altri no, ci sono esempi ben più blasonati del nostro in cui le prime due tre erano super, poi man mano la qualità andava un po’ scemando. Io, personalmente, e non è un’informazione che ti sto dando, ti parlo di un mio  desiderio mio personale, mi sono sempre immaginato Doc su tre stagioni. Poi quello che verrà non lo posso sapere.

Doc è ha un talento straordinario, è buono, cerca sempre di aiutare gli altri. Sia nella prima stagione che nella seconda, oltre ad avere un nemico esterno che lui combatte – prima era Sardoni, adesso sarà il Covid – lui ha sempre anche dei demoni interiori, in questo caso un segreto che scopriremo più avanti. E’ un modo per umanizzare di più un personaggio che altrimenti sembra veramente un supereroe?

Doc è estremamente fallibile, Doc fa un sacco di errori. Nonostante il suo approccio sia totalmente onesto, sincero, iperaltruista, completamente proiettato verso la persona che deve aiutare, Doc sbaglia come uomo e come medico. Giovanni Scifoni prima (in conferenza stampa, ndDM) diceva una cosa importante: la cosa più difficile da fare per un medico è imparare a sbagliare, a fallire, perchè per un medico fallire vuol dire non riuscire a salvare la vita che ha in quel momento tra le mani. E’ una scelta volta a rendere reale questo personaggio. Perchè è difficile che ci sia un eroe senza macchia e senza paura, forse non esiste un personaggio così. Ma quello che io raccolgo dal pubblico, il messaggino che ricevo sui social è: se io dovessi averne bisogno vorrei un medico come Doc. Il che vuol dire non un medico infallibile, ma totalmente onesto e proiettato verso di te in quel momento. E’ lì con te, soffre con te, sei nelle sue mani e sai che il suo unico obiettivo è aiutarti ad uscire dalla situazione che stai vivendo. Viene a mancare quella barriera professionale che spesso i medici adottano che Doc non ha. Non ha filtro tra lui e quello che sta succedendo difronte a lui e quello è anche il motivo per il quale le persone si sono affezionate: perchè quell’umanità lì è salvifica.



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