19
novembre

The Crown trema

The Crown 4 - Emma Corrin

The Crown 4 - Emma Corrin

La quarta stagione di The Crown, disponibile su Netflix, rappresenta il momento della verità per un racconto che si fonda su fatti e personaggi reali, in tutti i sensi: il pubblico, che dal 2016 segue la narrazione, si ritrova adesso immerso in eventi più recenti, che ha già vissuto attraverso le pagine dei rotocalchi, perchè non solo hanno fatto la storia della Corona Inglese ma ancora oggi alimentano gossip e pettegolezzi. Una storia già vista, dunque, in cui la serie è pronta a scavare.

I nuovi dieci episodi, prodotti dalla Left Bank Pictures e dalla Sony Pictures Television per Netflix, coprono l’arco temporale che va dal 1977 al 1990, quello che segnò l’arrivo di Diana Spencer nella vita del principe Carlo. L’inizio di un’era, che avrebbe avvicinato la monarchia al popolo come mai prima d’allora, ma che avrebbe anche trasformato le regole e le certezze della famiglia reale, in particolare quelle della regina Elisabetta (Olivia Colman), che resta il centro indiscusso di The Crown.

Il suo potere, che non accenna (e mai accennerà) a diminuire, viene messo in crisi da due donne che la costringeranno a convivere, suo malgrado, con il cambiamento: una è la giovane Lady D. qui interpretata da Emma Corrin, e l’altra è Margaret Thatcher, a cui presta il volto la Scully di X-Files Gillian Anderson. Le due scuotono quel mondo che per Elisabetta era intoccabile, in nome del quale sacrificherebbe tutto, e mettono in dubbio la sacralità della Corona sia da un punto di vista familiare che da quello strettamente politico.

In questa stagione, pur continuando a mettere sempre il dovere prima di ogni altra cosa, soprattutto prima della felicità dei suoi cari, Elisabetta fa i conti con le proprie scelte e i propri sbagli, interrogandosi molto sul suo ruolo di madre. Ma c’è spazio anche per le storie del popolo e per nuovi focus sui suoi familiari che, per merito dell’ottimo lavoro degli interpreti, umanizzano le persone a cui sono ispirati, ne raccontano una delicatezza talvolta sconosciuta, ne enfatizzano le debolezze e ne sottolineano anche i difetti. Ognuno di loro è allo stesso tempo vittima e carnefice, di qualcun altro o solo di se stesso e l’empatia vien da sé: i personaggi pubblici che la tv ha sempre mostrato ricchi e privilegiati diventano indifesi dinanzi ad un sistema che ha mangiato la loro natura, togliendogli la libertà di vivere come avrebbero voluto e spingendoli perennemente sul baratro di invidie e gelosie reciproche.

La figura di Diana era la più attesa. Della principessa triste si raccontano l’intraprendenza iniziale, i problemi di bulimia così come la consapevolezza della vita che la attendeva sposando un uomo innamorato di un’altra. Ma più drammatica di tutto risulta risulta la distanza che c’è tra lei e la Regina, i suoi tentativi di comunicazione caduti nel vuoto e la solitudine nella quale sprofonda, che rende quasi morboso il suo attaccamento al primogenito William e che viene consolata solo dall’amore dei sudditi. Amore per il quale, però, la sua nuova famiglia la accusa di protagonismo.

Tutti temi che saranno sviluppati nelle stagioni a venire e, mentre i Windsor criticano la veridicità della trama e poco apprezzano il modo in cui vengono dipinti, dispiace che la serie dovrebbe interrompersi con la sesta stagione, fermandosi al primo decennio del duemila. Questo impedirebbe di raccontare gli ultimi e più vivaci capitoli del cambiamento messo in atto nella quarta, e portato avanti da metà della nuova generazione, ovvero da Harry e Meghan.

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