23
gennaio

Sono le Venti: Gomez cerca l’equilibrio sul Nove

Peter Gomez, Sono le Venti

Non è un Tg, né un approfondimento d’inchiesta. E nemmeno un talk. , il nuovo programma del Nove condotto da Peter Gomez, attinge elementi dai generi televisivi appena citati, ma li ibrida tra loro con l’obiettivo di proporre una formula insolita, almeno per quella fascia oraria. Piazzandosi nello spazio tradizionalmente dedicato ai telegiornali, la trasmissione seleziona alcune notizie del giorno e le sviscera in trenta minuti.

Al di là delle ambizioni, la novità non sostituisce i notiziari ma al massimo li integra. La scelta di aprire ogni puntata con una carrellata di titoli – proprio come avviene nei Tg – testimonia quel mix di generi informativi di cui scrivevamo poc’anzi e l’utilizzo di collegamenti con i luoghi della politica sottolinea il valore della diretta, elemento importante per un programma che intende ritagliarsi spazio in quella fascia. Il ritmo cambia e rallenta con l’intervista ad un protagonista dell’attualità, solitamente un politico.

Al centro di uno studio eccessivamente barocco per un programma d’informazione, Peter Gomez presiede i lavori, ancora con qualche impaccio forse dovuto al rodaggio del format e alla diretta. Nella mezz’ora a disposizione trovano anche spazio piccole inchieste, come quelle sulla paga spesso inadeguata delle cameriere d’albergo. Interessante, ma ancora da perfezionare, lo spazio dedicato alle video-domande rivolte al conduttore dai telespettatori, i quali talvolta ricevono risposte poco esaustive.

A pochi giorni dal debutto, di Sono le Venti non sottolineiamo tanto la formula in sé – nuova ma non rivoluzionaria – quanto il tentativo di fornire un’informazione non polarizzata. La ricerca dell’equilibrio, però, non è facile e spesso è relativa: sul fronte politico, ad esempio, per il momento il centrodestra ha goduto di una minor copertura e in merito ai temi climatici si percepisce un’adesione all’ambientalismo militante, riscontrabile nelle analisi del climatologo Luca Mercalli, dichiaratamente ostile agli scettici del climate change.

In un contesto informativo fatto di programmi che strizzano dichiaratamente l’occhio alle semplificazioni da campagna elettorale, la trasmissione di Gomez avanza un proponimento positivo ma pretenzioso, che andrebbe sostenuto da uno spirito critico più accentuato. Il pubblico meglio attrezzato, ormai incline ad incrociare varie fonti d’informazione prima di farsi un’idea, sembra essersi accorto che l’assoluta imparzialità è praticamente una categoria dello spirito.

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1 Commento dei lettori »

1. fulvio cali ha scritto:

29 gennaio 2020 alle 22:16

ma se ‘i negazionismi del Climate change’ rappresentano lo 0,05 della comunità scientifica internazionale, non è da ‘militanti ambientalisti’, ma da giornalisti corretti, dare lo 0,05% di visibilità in proporzione alla credibilità delle teorie che per altro danneggiano la salute oltre che l’ambiente, essere equilibrati non significa dare voce a cialtroni ripudiati dalla scienza, se poi altrove fanno così per il gusto della zuffa non è certo un merito se mai una cagnara dalla quale è bene distaccarsi



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