19
luglio

La Casa di Carta, Ursula Corberó ed Esther Acebo a DM: «Tokyo e Stoccolma dovranno lottare. Noi sex symbol? E’ questione di energia» – Video

Ursula Corbero e Esther Acebo, La Casa di Carta

Ambiziose, carismatiche, risolute. Decisive nel bene e nel male. Nella terza parte de La Casa di Carta, disponibile su Netflix da venerdì 19 luglio, le donne avranno un ruolo determinante, stavolta più che mai. “Dovremo lottare molto e allearci tra noi” ci anticipano le attrici protagoniste Ursula Corberó (la tostissima Tokyo) ed Esther Acebo (alias Stoccolma), che abbiamo incontrato e intervistato a Milano alla viglia del debutto delle nuove puntate. Diverse e complementari tra loro, le due – per motivi differenti, che non vogliamo spoilerare – saranno tra le prime ad aderire al nuovo incredibile piano del Professore. Nonostante la banda sia prevalentemente maschile, stavolta il «power feminino», come lo definisce Ursula, si farà sentire.

All’inizio della terza parte le donne si prenderanno una piccola rivincita: è l’inizio di un nuovo matriarcato?

Esther Acebo (Stoccolma): Credo che per fortuna o sfortuna non è l’inizio di un nuovo matriarcato perché noi donne dobbiamo lottare molto, siamo circondate da molto testosterone, più che nelle serie precedenti. Dobbiamo lottare per affermare il potere femminile e anche se siamo personaggi femminili molto diversi, riusciamo a creare tra noi un’alleanza, ci appoggiamo e ci rispettiamo in quanto donne.

Ursula Corberó (Tokyo): Una cosa che mi piace molto in questa terza serie è che ci sia un’alleanza tra tra donne e tra personaggi femminili che nelle prime due parti erano nemiche. Stoccolma, infatti, era una delle prigioniere mentre Lisbona era una poliziotta. Questa unione tra donne rende ancora più evidente il “women power”.

Tokyo si sente colpevole per aver messo nei guai Rio (che perderà la libertà, ndDM). Per la prima volta vediamo il pentimento di una cinica rapinatrice?

Ursula: Tokyo si sente colpevole, sì. Però io credo che questo non significhi che sia colpevole. Tokyo si sente colpevole perché è molto dura e severa con se stessa. Però credo che la colpa non sia sua, ma di Rio, perché lei era andata per due giorni a disconnettersi un po’ e lui non è stato in grado di smettere di chiamarla, o in ogni caso del Professore, che ha avuto l’idea balzana di mettere Tokyo su un’isola deserta. Tokyo non è colpevole! (sorride, ndDM).

Come vi sentite ad essere delle rapinatrici sex symbol?

Esther: Io sono così? Lo sei tu… (guarda Ursula e ride, ndMD)

Ursula: Non dovrei sentirmi in qualche modo particolare. Non è una cosa a cui penso molto quella di essere una sex symbol, e in verità credo che nemmeno Tokyo lo pensi. In questa stagione i personaggi devono affrontare tanti conflitti e situazioni di un tale peso che questo aspetto passa in secondo piano. Non penso che Tokyo si senta una sex symbol, ma semmai il contrario, considerando anche l’amore che le è mancato nella sua quotidianità. Se la gente poi la vede come sex symbol, questo è al gusto di ciascuno.

Esther: Il lato sexy e attraente dei personaggi femminili non è tanto nella fisicità ma è legato ad un questione di atteggiamento, alla loro carica energetica. Il fatto che sono una donna, con queste caratteristiche, sono qui per fare questo o quest’altro, per raccontare questa storia: penso che sia questo a rendere il personaggio attraente.



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