28
febbraio

La Porta Rossa 2: la seconda stagione è (di) troppo

La Porta Rossa 2 - Gabriella Pession e Lino Guanciale

La Porta Rossa 2 - Gabriella Pession e Lino Guanciale

Non sempre realizzare il secondo capitolo di una fiction di successo è una buona idea, perchè alcune sono quasi dei film suddivisi in puntate, che compiono il loro percorso e dovrebbero essere chiuse subito, come il cerchio perfetto. E’ il caso de La Porta Rossa, la cui seconda stagione risulta forzata.

La Porta Rossa 2: trama forzata, complessa e eccessivamente angosciante

Già la prima portava con sé un carico di angoscia notevole, perchè cominciare un’indagine con un protagonista morto, sapendo che non ci potrà mai essere un lieto fine, è una scelta narrativa molto forte. Appesantire il tutto con il possibile rapimento dell’orfana appena nata e la persecuzione della vedova (Gabriella Pession) ha creato un clima che più struggente non si può, che fa solo venire voglia di arrivare prima possibile al finale e permettere così al povero Cagliostro (Lino Guanciale) di riposare in pace.

La capacità di Vanessa (Valentina Romani) di parlare con i morti, così sfuggente e quasi eterea nella prima stagione, è stata adesso esposta al pubblico ludibrio, perchè la ragazza lo ha dichiarato apertamente; questo rende ancora più difficile per il telespettatore creare empatia con i personaggi, i cui limiti sono stati sottolineati con l’evidenziatore, togliendo al tutto ulteriore credibilità. E non aiuta l’inserimento nella trama di altri medium come lei.

L’emotività imperante è stato uno dei punti di forza della fiction, ma adesso è too much. Restano l’ottima interpretazione degli attori, la colonna sonora perfetta e una buona costruzione dell’indagine, che però, in questo clima generale di eccessiva sofisticazione, è stata “macchiata” dalla presenza della setta segreta che ormai è solo un cliché.

Si poteva forse fare de La Porta Rossa una serie antologica, con capitoli concatenati nei quali, però, il protagonista defunto era sempre diverso. Questo avrebbe permesso di non accartocciarsi in una trama complicatissima e non tirarla troppo per le lunghe, conservando il clima onirico e puntando ancora sul noir senza stancare.

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11 Commenti dei lettori »

1. Stefano Vendrame ha scritto:

1 marzo 2019 alle 10:10

Questione di opinioni.
Secondo me stancano le recensioni distruttive come la Sua.
Mi auguro di poter vedere la Porta Rossa 3
Un cordiale saluto



2. Irene Valles ha scritto:

1 marzo 2019 alle 10:46

Questione di opinioni.
Secondo me stancano le recensioni distruttive come la Sua.
Mi auguro di poter vedere la terza stagione della Porta Rossa, straordinaria fiction sostenuta da un cast eccezionale e da immagini nonché riprese uniche che mi fanno sentire nostalgia e voglia di ritornare, vivendo all’estero, nella mia Trieste
Un cordiale saluto
Irene



3. Cugino ha scritto:

1 marzo 2019 alle 10:54

Condivido in toto il contenuto dell’articolo, che descrive perfettamente le mie sensazioni nell’assistere a questa seconda serie. Davvero too much. Va anche detto che raramente i sequel non mi deludono, per non dire quasi mai. Ma qui c’era proprio un cerchio perfettamente chiuso alla fine della prime serie, rimetterci le mani non poteva che creare un quadro confuso e davvero di scarsissima credibilità. E a tratti persino ridicolo, come il Jonas conciato come il Conte di Montecristo (invecchiarlo in modo un pò più credibile con il trucco no?) e la figura assurda della Liskova (altrimenti detta l’attrice che sussurra) che come madre di Guanciale è credibile quanto le banconote del monopoli.
Resta un’ottima regia e una buona prova attoriale di alcuni, ma non di tutti. Bravissima come sempre la Pession, ottimo Bassi che mi meraviglio si veda così poco in tv, così come Gerardi a cui spero prima o poi si decideranno a dare ruoli da protagonista e non solo da antagonista.
Per il resto … boh. Guanciale è garanzia di share ma non è esattamente un attore da Oscar (molto più bravo Bassi secondo me, anche nel rendere l’ambiguità del suo personaggio), Ragno bravo ma fa eternamente lo stesso personaggio, la Dazzi a mio avviso una delle attrici (incomprensibilmente) più sopravvalutate del panorama italiano, e la Romani molto meno “in parte” rispetto alla prima serie.



4. Cugino ha scritto:

14 marzo 2019 alle 15:50

Eccomi sul posto©! Mi sposto veloce quasi come Cagliostro … !! (il che mi fa venire in mente Fiorello quando fece la parodia di Edward Cullen, una delle cose più esilaranti viste in vita mia)

Insomma, caro CP, non molli e non barcolli, questa Porta Rossa ti piace proprio tanto. Io non posso dire che sia male, anche ieri l’ho guardata volentieri e scorre sempre tutta d’un fiato. Le mie perplessità però restano, magari un pò attenuate (te lo concedo) ma restano. Per il semplice motivo che nella prima serie tutto poteva succedere e tutto sorprendeva, qua non ci si sorprende quasi mai. Il fatto di capire fin dalla prima puntata che quei due erano i genitori di Cagliostro non è un buon segno, senza contare la scarsa credibilità della cosa dal punto di vista proprio “estetico”. Ti concedo anche che la trama col passare delle puntate acquista sempre più un filo logico, ma restano cose poco credibili, a mio avviso, come l’infatuazione di Vanessa per Cagliostro. Però hai ragione sul fatto che è bene aspettare la fine, e poi giudicare. Aspetterò.

Condivido invece spassionatamente il tuo amore per Trieste, quando ci sono stato la prima volta fu amore a prima vista. Non immaginavo fosse così bella. Perdipiù capitai per la Barcolana, uno spettacolo nello spettacolo. E’ difficile per me capire come si possa essere stati alle Maldive o in Giappone e non aver mai visto Trieste (ma come tanti altri posti in Italia). Avrai sicuramente notato che il nostro amore è ampiamento condiviso da registi e sceneggiatori, i film ma soprattutto i prodotti televisivi che negli ultimi anni sono stati ambientati in quella città non si contano più. Se si escludono Roma e Milano credo che pochi posti in Italia possano vantare altrettanti set, almeno in tempi recenti. Ed effettivamente la città lo merita.



5. Cugino ha scritto:

14 marzo 2019 alle 18:30

Deduco quindi che sei un grande amante del mare come me. Io vivo vicino al mare ma non vicino quanto vorrei, però ci sto lavorando …. :) L’idea sarebbe vivere tutto l’anno in un posto dove aprire la finestra e vedere il mare, respirarlo proprio. Come faccio ogni volta che riesco a ritagliarmi qualche ora, o anche solo una pausa pranzo long version. E preferibilmente tra ottobre ed aprile.
Le città di mare come Trieste hanno tutte qualcosa di speciale, Genova, Livorno, Napoli, per arrivare a Catania e Palermo che adoro. Ma il fascino che emana Trieste è veramente raro.



6. ChePalle ha scritto:

14 marzo 2019 alle 19:03

Cugino: proprio così! Se nasci in una città di mare, il mare te lo porti dentro tutta la vita. La Gente di Mare…
Il fascino di TS viene dalla sua storia fatta di contaminazioni. Una città poco italiana, molto mitteleuropea e con una massiccia influenza americana che viene dalla fine della guerra. Si mangia benissimo e si convive con la bora come fosse un parente che ti visita ogni volta lasciando rovine ma riportando la vita.
Quello che mi dispiace di questa Porta Rossa è la mancanza totale di impegno da parte degli attori di simulare un minimo di accento locale.
Sempre stata una grossa carenza da parte degli attori italiani. Al contrario di quelli americani. che anche per le fiction oltre che per i film assumono dei dialet coaches per riprodurre l’accento della location dove è ambiantata la serie.



7. BabboNabbo ha scritto:

15 marzo 2019 alle 08:30

Anch’io sono di Trieste,ma non posso dire di amarla altrettanto. Mentre parte dei cittadini si gode la Barcolana, una fetta (cospicua) della popolazione arranca per arrivare a fine mese; moltissimi vivono una quotidianità squallida in stato di vera e propria povertà.
Almeno, ne “La porta rossa” la realtà cittadina s’intravede, contrariamente a “Il silenzio dell’acqua” dove la vicenda pare svolgersi in un paese dei balocchi coloratissimo quanto odioso: l’unico “povero” è il bidello e tutti gli altri se la spassano, pur non facendo un cazzo dalla mattina alla sera.
Tornando alla seconda stagione de “La porta rossa”, lontani e irraggiungibili sembrano i fasti della prima (che ho amato profondamente).
Ogni cosa appare sottotono, una brutta copia: dalla regia, alla pessima scrittura, fino alle interpretazioni di attori che a suo tempo si erano dimostrati chi più chi meno, adeguati e capaci quando non eccellenti.



8. Cugino ha scritto:

15 marzo 2019 alle 12:23

BabboNabbo capisco il tuo punto di vista, e non voglio banalizzare ma credo che comunque vivere in un “contesto” di bellezza ed arte faccia parte della qualità della vita (penso alle vele di Scampia che mostravano ieri a PopoloSovrano ….).

Sono d’accordo con te sulle location, è una cosa che ho pensato anche io. In verità è un pò una mia fissa, a casa sanno che è un commento che faccio ogni volta che si guarda un film o una fiction ambientata in Italia “ma è possibile che tutti i protagonisti abitino sempre in case bellissime?!”. Perchè è così, nelle fiction italiane tutti abitano sempre in case che sembrano pronte per essere fotografate su AD, arredate da architetti, con mobili antichi o di design. Case che sappiamo benissimo che in Italia costerebbero uno sproposito e che un impiegato o insegnante o un poliziotto o comunque un lavoratore dipendente (onesto) non si potrebbe permettere mai. Non ho visto “Il silenzio dell’acqua” ma nella Porta Rossa almeno fanno vivere Vanessa in un contesto di case che sembrerebbero popolari, il che è certamente più realistico che vedere, che so, un poliziotto che abita in un enorme attico di un palazzo antico con altrettanto enorme terrazza e vista Colosseo.



9. BabboBabbo ha scritto:

18 marzo 2019 alle 07:57

Cugino: è vero, vivere in un contesto di bellezza ed arte fa parte della qualità della vita, ma bisogna poterle apprezzare. Morire di fame nei corridoi del Louvre, per romantico che suoni, sarebbe di magra consolazione. Ciò non toglie che hai perfettamente ragione: arte e bellezza rendono la vita (quasi sempre) degna di essere vissuta.

ChePalle: come già sai penso l’esatto opposto di quanto pensi tu, relativamente a “La Porta Rossa 2″.
Siamo invece d’accordo su “Il Silenzio dell’Acqua”.
Vorrà dire che sono uno dei pochi che non ama la sua città, neanche la odio, però: la verità è che dei luoghi mi frega poco o niente, l’importante è la gente. E poi sono di Muggia/Castel Marciano (Ah Ah!).
Quel che detesto di Trieste sono la disparità economica e le “bobe”: una tradizione di violenza, tramandata di generazione in generazione, in una fascia di popolazione (svantaggiata) oggi quasi estinta.
Curiosità: sia ne “La Porta Rossa 2″ che ne “Il Silenzio dell’Acqua” ci sono anch’io.



10. BabboNabbo ha scritto:

18 marzo 2019 alle 17:51

ChePalle: comunque hai ragione su una cosa: le pessime scritture sono altre. La scrittura de “La Porta Rossa 2″ paga lo scotto implicito nella sua natura di sequel. La prima stagione fosse stata meno che magistrale, la differenza non salterebbe così tanto agli occhi.



11. ChePalle ha scritto:

18 marzo 2019 alle 20:36

Babbo, io cerco di essere più obiettivo possibile quando giudico una fiction, spero di riuscirci. La Porta Rossa lìho esaminata di dritto e di rovescio e cerco di esprimermi senza farmi condizionare dai miei gusti personali. Anche se abbiamo opinioni diverse spero che reciprocamente ognuno di noi faccia riflettere l’altro.
Purtroppo fenomeni come le bobe sono ormai esistenti dovunque nel nostro paese.
Bello che tu sia in ambedue le fiction, ti prego dicci quando e come perchè siamo molto invidiosi!



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