21
ottobre

UN POSTO AL SOLE COMPIE 20 ANNI – PATRIZIO RISPO E MARZIO HONORATO A DM: FAZIO NON CI INVITA? E’ PADRONE DI DECIDERE I SUOI OSPITI. C’E’ UNA GRANDE SNOBBERIA

Marzio Honorato e Patrizio Rispo

Era il 21 ottobre 1996 quando sui teleschermi di Raitre nasceva la prima soap tutta italiana: Un Posto al Sole. Un progetto tanto rischioso quando ambizioso e che, poco a poco, ha dato i suoi frutti fino a diventare un solido access prime time per la terza rete. In occasione del ventesimo compleanno, DavideMaggio.it è andato negli studi Rai di Napoli, che ad Un Posto al Sole devono tanto, dove ha incontrato due degli interpreti storici: Marzio Honorato e Patrizio Rispo alias Renato Poggi e Raffaele Giordano. Ecco la nostra video intervista.

Cosa è successo ai vostri personaggi in 20 anni? Avete 40 secondi.


Honorato: Abbiamo tutti i capelli bianchi.

Rispo: Siamo invecchiati, lui era bellissimo, era molto più alto di me, ora siamo diventati quasi uguali.

H: Guarda come sta inguaiato…

R: Io non avevo una ruga. Però siamo invecchiati felicemente, perchè dopo l’incubo di ‘finisce, non finisce, andrà avanti, non andrà avanti’, oggi siamo padroni di un prodotto di successo, siamo padroni dei nostri personaggi. Non dobbiamo più sottostare ai gusti, alle scelte che mortificano questo mestiere, ma siamo sereni. Ci avviamo serenamente verso una vecchiaia con una pensione che lui già prende, io mi accingo a. Abbiamo vissuto questo periodo di crisi per la società superato, grazie a Un Posto al Sole, in maniera serena ma relativamente perchè seguivamo comunque le ansie della nostra categoria, delle persone che ci chiedevano aiuto. Siamo riconoscimenti a questo lavoro che ci ha fatto fare gli attori e passare questo periodo pesante.

H: Quello che a noi ha fatto tanto piacere è che questi 20 anni hanno distribuito tanto di quel lavoro, abbiamo creato tanto indotto per Napoli che credo che un po’ la città ce lo deve.

R: Anche la categoria ha trovato qui un’isola felice per cui attori che non lavoravano hanno potuto lavorare, in un periodo particolare per il teatro, e sceneggiatori che sognavano di fare un film, che forse non hanno mai fatto, hanno avuto un’occasione. E’ stato un riferimento per tutti.

H: Per noi questo è importante. Poi ci siamo anche fatti compagnia, ci divertiamo, non c’è un momento in cui lavoriamo senza voglia.

Leggenda narra che all’inizio volevano chiudere Un Posto al Sole.

R: E’ durato per due/tre anni questo periodo.

H: Era il momento in cui volevano chiudere il centro Rai di Napoli per dare spazio più al Nord, poi fortunatamente questa idea è rientrata. Se avessero chiuso Un Posto al Sole la gente si sarebbe incazzata come non mai, abbiamo spettatori che ci seguono in tutto il mondo.

R: Portiamo mezz’ora di Italia nel mondo.

Napoli deve tanto a Un Posto al Sole ma è pur vero che Un Posto al Sole non sarebbe la stessa cosa senza Napoli.

R: La protagonista assolutamente è Napoli, quella Napoli che viene amata nel mondo ma che poco si racconta perchè fa più comodo raccontare la Napoli negativa. Se tu esci da Manhattan, l’America è peggio di Napoli, se esci da Parigi pure.

H: Perchè a Milano non è la stessa cosa?

R: La Napoli che conoscono in tutto il mondo è quella fatta di poesia, creatività. Noi senza le maestranze Rai napoletane non avremmo mai fatto Un Posto al Sole. Mica stanno a guardare l’orario, il timbrare il cartellino, fanno sempre qualcosa in più rispetto a quello che chiedi.

Un Posto al Sole è un successo da 20 anni, ma voi vi sentite valorizzati dalla Rai? Mi spiego vi vedo poco in giro in tv, non vi vedo a Che Tempo Che Fa… Insomma se ne parla poco rispetto al riscontro.

H: Un po’ più di attenzione da parte della Rai ci vorrebbe. Per quanto riguarda Fazio, lui è padrone di decidere i suoi ospiti, probabilmente non crede che possiamo essere funzionali al suo programma.

R: C’è una grande snobberia. Non ci ritengono un valore aggiunto – vorrei sapere quanti hanno recitato come abbiamo recitato io e lui -, un vivaio, come avviene in America dove buona parte delle star arriva proprio dalle soap e dalle serie. Quando ci chiamano è per farci fare cose che già facciamo qua, il portiere o il pover’uomo. Questo è un problema della categoria, non si chiama l’attore, in quanto talento, a disegnare un personaggio nuovo; ma se stai vestito col giubbotto ti fanno fare il motociclista. Non si pensa che io possa chiamare lui per fare un nano con i capelli biondi perchè credo in lui e nel suo talento. L’ambiente ci snobba, il pubblico no perchè viene a teatro a vederci fare altre cose.

H: Ecco quello che voglio dire è che a noi interessa il pubblico, speriamo non ci lasci. Se ci promuovono o meno, non ci interessa.

R: Peggio per loro.



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