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Crozza e la satira in tv: storia di un monopolio regalato
Tra ottime intuizioni e concorrenza pari a zero, Crozza non può che primeggiare. Analisi di un successo che vive di talento, ma anche di solitudine.
di Daniele De Fusco
31/03/2026 - 14:35
© US WBD - Ph. Enrico Vallin
3.5 /5
Crozza è il re della satira in tv. È però anche l’unico rimasto a farla. E allora com’è che sono andate le cose? È stato incoronato re prima o dopo che la concorrenza fosse decimata? Contando che nessuno ha ancora capito se sia nato prima l’uovo o la gallina, da oggi i quesiti senza risposta saranno almeno due. Forse non per tutti, ma è senza dubbio così per chiunque – anche solo distrattamente – si sia imbattuto nello show che il comico ligure conduce sul Nove.
Mentre la tv ha progressivamente eliminato la satira dai propri palinsesti – relegandola a brevi copertine, come quelle di Luca e Paolo a DiMartedì, o a trasmissioni ibride come Propaganda Live – Crozza ha trovato sul Nove la sua casa ideale. Lì, protetto da un gestione aziendale di diversa impostazione, ha avuto da subito carta bianca, costruendo così un vero e proprio tempio per i suoi fedelissimi.
È vero, Fratelli di Crozza è l’unico programma satirico da guardare, ma il suo padrone di casa è anche l’unico rimasto a presidiare il campo. Non si può certo negare dunque che il suo lo faccia e anche discretamente bene, visti i risultati che ogni venerdì sera porta a casa. Tra monologhi e imitazioni, la sua forza sta nel trasformare i personaggi presi di mira in tipi antropologici, funzionali a raccontare il Paese e i suoi paradossi. La sua è una satira che, nonostante possa apparire a tratti schierata, colpisce con la stessa ferocia l’arroganza di chi governa e l’inconsistenza di chi si oppone. Nessuno escluso.
Se un tempo le sue imitazioni facevano discutere l’opinione pubblica, oggi appaiono però solo come il rito collettivo di una nicchia – seppur numerosa – di iniziati. Sintomo che qualcosa non sta andando come dovrebbe o che forse al pubblico questo genere non piace abbastanza.
Insomma, Crozza è bravo, ma è anche il beneficiario di una TV che ha barattato il coraggio della satira con la sicurezza del talk show urlato. Piace (a più di qualcuno) perché è rimasto l’unico specchio in cui ridere dei nostri mostri, ma un re, per quanto abile, brilla davvero solo quando ha dei rivali che lo costringono a superarsi.