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A Testa Alta, un successo “de panza”
di Stefania Stefanelli
22/01/2026 - 11:36
© US Mediaset
3 /5
Canale 5 ci poteva anche sperare, ma diciamoci la verità: nessuno si sarebbe aspettato un trionfo così clamoroso di A Testa Alta – Il Coraggio di una Donna. Nemmeno i fan sfegatati di Sabrina Ferilli, che avevano visto altre sue fatiche Mediaset di tenore affine – Svegliati Amore Mio, L’Amore Strappato – viaggiare su numeri decisamente inferiori al 26.3% raccolto dalla serie. E tantomeno gli altri spettatori, che si sono trovati dinanzi ad un prodotto per certi versi quasi primordiale. Ma proprio questa, signore e signori, è stata la chiave del suo successo.
Pregi e difetti di A Testa Alta
“Primordiale”, un po’ perché ha restituito il sapore della vecchia, gloriosa e tormentata serialità Mediaset, un po’ perché scevro da tutte quelle sofisticazioni che attanagliano il lavoro degli sceneggiatori di oggi, come le sfaccettature dei personaggi o la loro crescita narrativa.
Qui – colpi di scena spesso prevedibili a parte – tutto è stato chiaro e onesto fin da subito. In primis il cuore della preside Virginia (Sabrina Ferilli), una donna d’acciaio che non si lascia piegare da nulla, neanche dalle minacce a suo figlio, e che nulla impara dai propri passi falsi, continuando a ripetere gli stessi errori in loop. Del resto, che gliene frega? Lei agisce di pancia perché l’hanno disegnata così.
E’ forte Virginia, è vera e verace, non si nasconde e per questo il pubblico ha fatto il tifo per lei. Sopportando l’insopportabile mollezza di quel marito inspiegabilmente desiderato da un’amante giovane e volitiva e sperando che per lei ci fosse un lieto fine insieme a Marco (Raniero Monaco di Lapio), una testa così ottusamente calda che ha finito per rompersela.
La storia ha racchiuso in sé tutte quelle emozioni arcaiche che riempiono la scena, facendo passare in secondo piano la recitazione non sempre convincente dei comprimari, il poco approfondimento su un tema serio come il revenge porn e l’inserimento di altre sottotrame puramente strumentali e di scarso impatto. Quello che conta sono l’indignazione, la rabbia e la necessità di agire per farsi giustizia che la protagonista ha saputo trasmettere al pubblico.
Insomma, la preside Terzi si è fatta amare dagli spettatori proprio come dai suoi alunni, che hanno trovato in lei quell’appoggio perenne, sincero e partecipe che nella scuola di oggi è difficile rintracciare. Più che una donna, un fuoco appassionato che ha incendiato il prime time neanche fosse Nerone.
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