Stand Up Comedy



9
maggio

STAND UP COMEDY: SU COMEDY CENTRAL TORNA LA COMICITA’ VIETATA AI MINORI

Stand Up Comedy

Battute forti, urticanti, volutamente spietate. La comicità vietata ai minori torna a corrodere: da oggi – 9 maggio – in seconda serata su Comedy Central torna l’appuntamento settimanale con Stand up comedy. Giunto alla terza edizione, il late night del canale 124 di Sky ripartirà con il suo cast di monologhisti e con l’obiettivo dichiarato di mettere a nudo i temi più scottanti che la tv non osa trattare o che, addirittura, auto-censura.




16
marzo

GIORGIO MONTANINI A DM: SIANI, PINTUS, BRIGNANO (RUFFINI NEANCHE LO CONSIDERO) PERCHE’ SONO COSI’ FALSI SUL PALCO? LA MORTE DELLA COMICITA’ INIZIA CON DRIVE IN. DA WALTER CHIARI E TROISI SIAMO PASSATI A EZIO GREGGIO

Giorgio Montanini

Tra tutti i comici di Stand Up Comedy, Giorgio Montanini è quello che più di tutti ha assaporato le luci della ribalta generalista. Nella scorsa stagione ha tenuto a battesimo Nemico Pubblico su Rai3 e in questa è stato protagonista, in due occasioni, della copertina di Ballarò. Se la prima esperienza è pronta a ripetersi (Nemico Pubblico torna con la seconda stagione a partire da maggio), la seconda ha avuto fine con lui – racconta “orgoglioso” -, complice, forse, l’aver bruciato le tappe. Allo stesso tempo lo stand up comedian marchigiano sembra anche il più critico nei confronti dei vari Pintus, Brignano e Siani che animano la comicità nazionalpopolare. La loro colpa? Prendere per “cu*o” il pubblico, come racconta Giorgio.

Questa sera Giorgio condurrà l’ultima puntata del programma “vietato ai minori” di Comedy Central (ore 23) in cui tutti i suoi colleghi saranno morti…

Nella tua scheda di presentazione c’è scritto: “Il comico non può fare cose che piacciono a tutti. Se fa ridere sia un bambino che un sessantenne, o il bambino è un genio o il sessantenne è ritardato”. Vuoi dire che non esiste una comicità universale?

Sì, esiste. Sono i giocolieri, i clown. Uno stand up comedian è un altro tipo di comico, che racconta il proprio vissuto. Immagino che una persona adulta di 40 anni non possa dire cose interessanti per un bambino.

Sei anche definito, nella stessa scheda, il più cattivo. Perchè?

Non lo so perchè. E’ una definizione un po’ più pubblicitaria che reale. Ci sono diversi tipi di comicità, la mia è sicuramente più ruvida.

Di sicuro, però, sei il più famoso, visto il tuo impegno con Nemico Pubblico e le copertine di Ballarò. Com’è stato l’approccio con la tv generalista?

Siamo nel pieno della produzione della seconda stagione di Nemico Pubblico, composta da 8 puntate, in onda la domenica subito dopo Report. Una collocazione ottima. L’esperienza è stata per me un po’ storica: la tv si approcciava per la prima volta con un genere nuovo. Spero di essere stato un apripista, in tutto il mondo la comicità dei monologhisti non è quella dei personaggi che fanno a Colorado. Per l’Italia è arrivato il momento di adeguarsi ai tempi.

Ballarò, invece, che esperienza è stata?

Se pensiamo che il mio primo approccio con la tv è stato nel 2013, con Aggratis, forse con la prima serata abbiamo bruciato un po’ i tempi. Dal mio punto di vista era fantastico prendere i politici di petto in studio a Ballarò, senza il filtro di un video come accadeva con Crozza e la sua comicità bonaria. Col tempo avrebbe pagato, conoscendo anche il voyeurismo del pubblico: una persona che prende di petto il politico di turno è il sogno di tutti i telespettatori. Ma magari in Rai si sono spaventati e li capisco. Mi piace comunque che le copertine di Ballarò siano finite con me.


C’è un tuo monologo di Stand Up Comedy che consigli – a chi non l’ha visto – di andare a ripescare?


9
marzo

VELIA LALLI (STAND UP COMEDY) A DM: PER ALCUNI UOMINI SONO UNO UNA ZOC*OLA CHE INVECE DI FAR VEDERE IL CUL0 PARLA DI CAZ*O IN TV. NON MI PIACE LUCIANA LITTIZZETTO, NON E’ IMPERTINENTE MA SCONTATA

Velia Lalli

Se la vita l’ha sempre messa davanti al pregiudizio, lei è sempre riuscita a venirne fuori e, in un certo modo, a scardinarlo. Velia Lalli si è fatta avanti in un mondo di uomini, quello della comicità, scegliendo, per giunta, di proporre sul palcoscenico una tipologia di donna che sì la rappresenta ma si esprime senza filtri “come fosse un uomo”. Per questo da unica esponente del gentil sesso di Stand Up Comedy avverte la responsabilità e il privilegio di rappresentare l’altra metà del cielo. E, allo stesso tempo, non tollera chi con la comicità, come Luciana Littizzetto, potrebbe fare davvero la differenza e invece si accontenta di alimentare stereotipi…

DM ha intervistato Velia Lalli, conduttrice di stasera del nuovo appuntamento con Stand Up Comedy, in onda alle 23 su Comedy Central.

Sei l’unica donna del gruppo, è una bella responsabilità?

Sei la prima persona che coglie il punto. Di solito c’è la tendenza a dire: “Sei l’unica donna ma ti discriminano? Ma ti trattano male?.” La mettono sul vittimismo. Mi piace, invece, la parola responsabilità perché sì, ho la responsabilità, oltre al privilegio, di dare voce all’altra metà del mondo. La cosa interessante è che parlo il più liberamente possibile rappresentando le donne come sono e l’effetto che ottengo è che le donne capiscono mentre alcuni uomini pensano: “uh guarda una donna che fa la z0ccola in tv”. Capisci che il messaggio non sempre arriva, certi uomini, pochi, sono talmente impregnati del concetto che in tv la donna è un po’ oggetto che mi vedono come una zoccola che in tv, invece di far vedere il cul0, parla di ca*zo. Scusa se sono un po’ volgare.

Di fatto è come se tu andassi a rompere una sorta di tabù, o meglio vai contro quella che – giusta o sbagliata – è un’abitudine.

Sì, vado a scardinare una brutta consuetudine, segno di arretratezza. Una società un tantino falsa, ipocrita, dove in realtà le cose vanno un po’ diversamente da come vengono raccontante anche perchè le donne sono come me, fanno le cose che racconto io. Poi, per quanto posso apparire zoccola, se veramente avessi fatto tutte le cose che racconto nei miei monologhi ci sarebbero voluti 80 anni di zoccolaggine, non che mi sia tirata indietro però…

Quanto c’è di te e quanto c’è di personaggio quando sali sul palco?

Io non sono mai un personaggio sul palcoscenico e se non parlo di una cosa accaduta a me, racconto comunque il mio punto di vista sulle cose.





2
marzo

PIETRO SPARACINO (STAND UP COMEDY) A DM: NEL MIO MONOLOGO CONTRO IL RAZZISMO VOGLIO SCOPARMI UNA ZINGARA. CERCO DI VIVERE UNA VITA DI MERDA PER AVERE TANTO MATERIALE

Pietro Sparacino

Pietro Sparacino ha una macchia nel curriculum, anzi due. La prima si chiama Colorado, e risale all’era pre Satiriasi (gruppo di stand up comedian fondato da Filippo Giardina nel 2009, ndDM); la seconda, che ricorderanno in pochi, porta il marchio di Aggratis, sfortunato programma di Gregorio Paolini della seconda serata di Rai2. Ora, però, complice Comedy Central, la sua comicità può finalmente trovare espressione in un contesto a lui più congeniale. Ogni lunedì lo stand up comedian classe 1982 è nel cast di Stand Up Comedy. A Davidemaggio.it, che l’ha intervistato, si racconta senza filtri e con l’immancabile retrogusto ironico, a poche ore dalla puntata di stasera – in onda alle ore 23 sul canale 124 di Sky – che lo vedrà protagonista in qualità di conduttore. Leggere per credere.

Come sta andando questa seconda stagione di Stand Up Comedy?

Un’esperienza straordinaria anche perché nella seconda stagione abbiamo limato quello che c’era da limare rispetto alla prima stagione. Abbiamo fatto più nostro il palco, il locale, il pubblico.

La battuta o il monologo di cui sei più fiero?

Nella sesta puntata ci sarà un pezzo in cui sostengo che mi voglio scopare una zingara. Sarebbe il segnale dell’avvenuta integrazione tra italiani e stranieri in Italia; penso che scoparsi una zingara sarebbe l’atto estremo. E’ un pezzo in cui propongo di superare il razzismo; dovremmo essere obbligati tutti per legge dai 18 anni in su a praticare sesso multietnico. Sono molto orgoglioso anche della puntata che ho presentato. Ognuno di noi, essendo comico, corre il rischio di dilungarsi nelle presentazioni, ma siamo stati tutti abbastanza bravi a metterci al servizio dei comici e della serata. Mi sono divertito a presentare e anche a fare il preambolo iniziale della puntata con tutto un discorso pseudo-filosofico-cazzaro sulla figura del comico e su quello che vive quotidianamente. Chiudo con una battuta, che non è comica ma della quale sono molto orgoglioso: la differenza tra stand up e cabaret è che il cabaret cerca di farti dimenticare i problemi, la stand up comedy ti ricorda che ne hai tantissimi ma che non sei solo. Non è che siamo più tormentati ma abbiamo più consapevolezza dei nostri tormenti. Quindi io sto cercando di vivere una vita di merda per avere tanto materiale sul quale lavorare.

Sei una specie di cavia…

E’ che non c’ho i soldi per pagare gli altri.

E come vive quotidianamente un comico?

Posso dire come vivo quotidianamente io, da padre separato, barcamenandomi tra miliardi di cose sul lavoro, che alla fine convergono nella stessa direzione. Non è una vita scandita da ritmi precisi, ho dormito tre ore negli ultimi due giorni perché ero a Palermo per partecipare ad un workshop per giovani comici che vogliono intraprendere questa pseudo professione. E’ una vita disintegrata.

Nella tua presentazione dici di avere “una macchia sul curriculum”: Colorado…

Ahimè ma ho avuto delle scusanti. Quando ho fatto Colorado, Satiriasi non era ancor nato.


Pensavo che l’alibi fossero i soldi…


23
febbraio

MAURO FRATINI (STAND UP COMEDY) A DM: IL MIO SPETTATORE IDEALE E’ UNA PERSONA ALLA QUALE VOGLIO BENE

Mauro Fratini

Da una parte guadagnava, dall’altra cercava di realizzare il suo sogno. Prima di dedicarsi completamente all’attività di stand up comedian e di approdare a Comedy Central, Mauro Fratini ha ricoperto più di un ruolo nell’ambito della produzione televisiva che nulla aveva a che fare con il palcoscenico. La sua “doppia vita” dà il la alla nostra chiacchierata che arriva a poche ore dal debutto di Mauro nelle vesti di conduttore della puntata di Stand Up Comedy, in onda stasera alle 23 sul canale 124 di Sky.

Hai un curriculum variegato che spazia tra cose diversissime e non sempre riconducibili alla comicità…

Ho iniziato con la scuola di teatro, poi l’università, coltivando sempre il sogno del palcoscenico. Mi è capitato in seguito di fare produzione e televisione in vari ruoli (all’inizio ho fatto il direttore produttivo e il regista) e, dunque, ho sempre diversificato percorrendo due strade parallele. Da una prendevo i soldi e con l’altra facevo quello che volevo fare.

Perchè poi hai detto “basta”? Erano arrivati i guadagni?

Quando dalla mia cantina, con Filippo Giardina, facevo un videoblog sulla rassegna stampa – e Repubblica.it ci prendeva i video – eravamo dei precursori e non si guadagnava. Anche con Satiriasi non guadagnavamo e abbiamo sempre detto che “attaccavamo il profitto”. Se la logica di quello che fai sarà sempre quella di arrivare al profitto farai quello che ti dicono gli altri. Poveri per poveri, almeno ora facciamo quello che ci va di fare. Sono arrivato ad un punto in cui non avrei potuto raggiungere i risultati che volevo se avessi fatto due cose contemporaneamente.

Peraltro ti fai portatore di un tipo di comicità diversa da quella televisiva classica…

Sicuramente all’inizio il nostro era un linguaggio non televisivo per quello che la televisione tendeva a proporre. Avevamo la voglia di raccontare qualcosa, e in televisione non c’è mai il tempo. E se ci pensiamo il problema principale dei nostri giorni è che non sappiamo più ascoltare gli altri, ci annoiamo subito di tutto. La nostra è una comicità più teatrale che racchiude la voglia di comunicare a qualcuno. In tv abbiamo abbiamo accorciato i nostri monologhi, che in una serata possono durare tra i 7 e i 10 minuti. Un tempo non esagerato perché bisogna mantenere viva l’attenzione nello spettatore.





16
febbraio

SAVERIO RAIMONDO A DM: VOGLIO RIFARE IL DOPOFESTIVAL SUL WEB, NON IN TV. ORA TORNO A COMEDY CENTRAL

Saverio Raimondo

Saverio Raimondo

Da Sanremo a Comedy Central. Archiviato con successo il #Dopofestival, Saverio Raimondo si prepara a tornare nel gruppo dei comedian di Stand Up Comedy, in onda ogni lunedì alle 23 sul canale 124 di Sky. Toccherà proprio al collega sanremese di Sabrina Nobile condurre la terza puntata dello show. Di Sanremo e dell’ascesa della stand up comedy in Italia, Saverio Raimondo parla nella nostra intervista.

Com’è andata l’esperienza sanremese?

Sono molto ma molto contento del risultato che abbiamo ottenuto “involontariamente”. Credevamo di fare una cosa divertente ma non ci aspettavamo un successo così, sia a livello di numeri sia a livello di gradimento.

L’anno prossimo si bissa in tv?

Io credo proprio di no. Ringrazio tutti coloro che in rete hanno chiesto il passaggio in televisione, ma io rivendico il #Dopofestival sul web perchè è stato proprio l’essere sul web che ha reso possibile al #Dopofestival di essere così, forte, libero, disinvolto. Questa forza sulla tv generalista non è possibile, io non vivo la tv come una promozione e sono dell’idea che le cose che funzionano sul web, funzionano sul web ed è lì che bisogna investire. Avrei voglia e piacere di rifare il #Dopofestival ma sul web dove è nato e cresciuto e dove ci sono le condizioni per farlo.

Però è un peccato non averlo in tv…

Peccato è quando la diretta streaming non funzionava, o che in Italia non sia arrivata una banda larga degna del nome. E’ una questione a monte, nella tv generalista anche a tarda ora vigono le stesse regole del pomeriggio tant’è che andava in onda Marzullo. Io ne prendo atto.


Ma se si facesse in tv, che faresti? Rifiuteresti?


9
febbraio

FRANCESCO DE CARLO (STAND UP COMEDY) A DM: IL VERO EFFETTO DELLA SATIRA E’ RICORDARE CHE LA VITA NON HA SENSO

Francesco De Carlo

Stasera toccherà a Francesco De Carlo, il “comico internazionale” del gruppo, tenere le fila della seconda puntata di Stand Up Comedy, l’appuntamento all’insegna dell’irriverenza che Comedy Central propone ogni lunedì alle 23.

DM l’ha incontrato e ha cercato di saperne di più sul suo percorso professionale che l’ha portato più volte ad esibirsi all’estero e sulla sua esperienza a Stand Up Comedy.

Francesco tu sei l’internazionale del gruppo…

Sì, sono il primo esemplare di comico professionista che fa stand up comedy in inglese all’estero.

Fatto anomalo perché la comicità solitamente è nazionale.

La comicità, come l’abbiamo intesa sino ad oggi, ha dei riferimenti sicuramente nazionali. Il nostro genere però si rifà ad una tradizione anglosassone e comunque evito giochi di parole e cerco di non fare riferimenti a delle cose concrete italiane. A volte, a limite, adatto alcune situazioni.

All’estero “fai l’italiano”?

La mia vera sfida è stata quella di non fare una cosa immediatamente riconducibile alle mie origini. Nelle mie prime battute parlavo spesso dell’Italia divertendomi a smontare gli stereotipi, ma, data dopo data, il mio repertorio è radicalmente cambiato. Anche perchè all’inizio me la facevo sotto e il mio inglese è terribile. Allo stesso tempo l’essere italiano è una mia forza, nel senso che diventi più riconoscibile. Ora, dunque, sono un comico come gli altri, mi sono esibito a Londra, Edimburgo, in Svizzera e nel Nord Europa.


Gli inglesi non sono severi con chi non parla bene la loro lingua?


2
febbraio

FILIPPO GIARDINA, “CAPITANO” DI STAND UP COMEDY: IN UN MONOLOGO DELLA SECONDA STAGIONE AUGURO UN CANCRO A MIO FIGLIO (CHE NON HO)

Filippo Giardina

Può considerarsi il pioniere  dell’italica stand up comedy. Filippo Giardina nel 2009 ha dato vita al progetto Satiriasi per portare nel Belpaese la “comicità vietata ai minori” di tradizione anglosassone che lo scorso anno è approdata in tv grazie a Comedy Central. Stasera, in occasione della prima puntata della seconda stagione di Stand Up Comedy, in onda ogni lunedì alle 23 sul canale 124 di Sky, l’abbiamo intervistato.

Se dovessimo spiegare ad un neofita cos’è la stand up comedy, come la definiresti?

Satira vietata ai minori di 18 anni. Nella stand up comedy si parla di temi della vita, però è un riso amaro, non adatto ai bambini.

E’ una tradizione di derivazione anglosassone, poco italiana.

L’abbiamo portata noi nel 2009 con il gruppo Satiriasi. Di base nella stand up comedy c’è un certo romanticismo e, dunque, anche nel portarlo in Italia siamo partiti dal localetto piccolo e abbiamo fatto crescere sia il pubblico che noi. In un’epoca in cui tutti pontificano, noi ci siamo messi in silenzio e siamo andati avanti lavorando tanto.

E’ un comico tormentato quello che fa stand up comedy?


In generale penso che una persona che sta bene nella vita non sta su un palco a farsi battere le mani, ma vive. Diciamo che una sorta di tara mentale devi averla.

Nello specifico della stand up comedy cosa c’è di fondo?


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