costi



13
febbraio

FESTIVAL DI SANREMO, LA CORTE DEI CONTI: COSTI SUPERIORI AI RICAVI. ECCO LE CIFRE

Fabio Fazio, Luciana Littizzetto

La Corte dei Conti le suona al Festival. E alla Rai. Nella sua Relazione sulla gestione finanziaria per gli esercizi 2011-2012, la magistratura contabile ha infatti bacchettato l’azienda di Viale Mazzini con un richiamo a “ridurre i costi di produzione in particolare quelli riconducibili al Festival di Sanremo, alle fiction e alla programmazione finanziata con fondi diversi da quelli derivanti dal canone radiotelevisivo“. Una severa tirata d’orecchie, che rimprovera al servizio pubblico sprechi ed inefficienze in ambito economico, nonostante vi siano segnali positivi di cambiamento.

Rai, Festival di Sanremo: il report della Corte dei Conti

Rispetto al Festival di Sanremo, in particolare, la Corte dei Conti ha attestato che i costi del 2012 sono stati inferiori rispetto a quelli dell’anno precedente (il risparmio è stato di 1,8 milioni). Tuttavia – si legge nella relazione – “in sintesi l’andamento dei costi risulta ancora nettamente superiore ai ricavi pubblicitari, con negativi riflessi sul MOL aziendale“. I dati, del resto, parlano chiaro e i conti in rosso pure: nel 2010 (sotto la conduzione di Antonella Clerici), le perdite subite dalla Rai sono state di 7,8 milioni, nel 2011 di 7,5 milioni e nel 2012 di 4,8 milioni (bis di Gianni Morandi). In tutto, la ‘voragine’ economica ammonta a 20,1 milioni per 15 puntate complessive. 1,34 milioni al giorno.

Nella sua relazione, la Corte dei Conti ha riconosciuto come il Festival sia un evento “strategico” per la Rai, “come dimostrato dalla rilevazione degli ascolti che, nelle ultime edizioni, ha fatto registrare picchi superiori al 60%, con una sensibile raccolta pubblicitaria“. Allo stesso tempo, la magistratura ha riscontrato un aumento del 10,3% per i costi delle risorse artistico/culturali dell’edizione 2011, cifra calata l’anno successivo contestualmente ad una crescita degli oneri per l’orchestra (+317mila euro) e per i conduttori ed il cast artistico (+276mila euro).




18
gennaio

GIANCARLO LEONE: IL FESTIVAL DI SANREMO 2014 NON COSTERA’ UN SOLO EURO DI CANONE

Giancarlo Leone e Fabio Fazio

Il Festival di Sanremo costerà sempre meno e produrrà sempre più utili alla Rai. Un primo indizio? La convezione tra la tv di Stato e il comune di Sanremo, che dal 2015 scenderà dai 7 milioni di euro di oggi a 5,2 milioni. Ma questo, chiaramente, non basta. Non basta ad evitare le polemiche su compensi e “spese folli” che ogni anno arrivano puntuali a ridosso della kermesse canora. Per la 64° edizione, su Rai 1 dal 18 al 22 febbraio, si vocifera di costi che sfiorano i 20 milioni. Tutto vero? A parlarne è il direttore della rete ammiraglia pubblica Giancarlo Leone.

Leone assicura: il Festival di Sanremo è pagato con le pubblicità e non con il canone

Intervistato dal Corriere della Sera, il direttore di Rai 1 – di cui abbiamo parlato ieri a proposito di altre eventuali reunion dopo quella di Al Bano e Romina – non smentisce affatto la cifra sopra indicata precisando, però, che non sarà speso nemmeno un euro dei soldi che arrivano dal pagamento del canone da parte dei cittadini:

“Non siamo soliti confermare cifre che poi non sono mai state smentite. Ma anche quest’anno il Festival non costerà un solo euro di canone. Tutte le spese, ripeto, tutte, saranno finanziate dalla pubblicità. Eppure parliamo dello spettacolo più seguito dell’anno [...] Il Festival costerà sempre meno e produrrà utili alla Rai”.

Dunque, nessuna protesta da chi paga il canone se lustrini e paillettes saranno ancora di casa al Teatro Ariston. Così come non c’è da alterarsi più di tanto per i compensi di Fabio Fazio, che Leone giustifica così:


14
novembre

LA RAI SPENDE 5.8 MILIONI DI EURO PER ROBERTO BENIGNI. MA PER ‘LA PIU’ BELLA DEL MONDO’ SI PUNTA AL 45% DI SHARE

Roberto Benigni

E’ stata fin da subito ribattezzata la risposta di Rai 1 al Rock Economy di Adriano Celentano su Canale 5. Il 17 dicembre, in prima serata sulla prima rete nazionale, sbarca Roberto Benigni con La più bella del mondo, uno show di due ore dove l’attore toscano si dividerà tra le inevitabili battute su politica e costume del Paese e la “lettura” della Costituzione, vero motore del programma.

Una serata-evento sulla quale la tv di Stato punta molto, per dare una sterzata ad un 2012 decisamente poco brillante sul campo dell’intrattenimento in prime time, sperando che il Benigni-show (piazzato volutamente a fine anno?) dia al telespettatore maggior “entusiasmo” verso il pagamento del nuovo canone Rai. A ciò si aggiungono, come annunciato, le dodici serate fiorentine di Tutto Dante, che verranno trasmesse da marzo su Rai 2.

E i costi? Stando ai conti fatti da Il Fatto Quotidiano, la tv di Stato sembra intenzionata a giocarsi “tutto”. Un sacrificio al contrario, dunque. E bye bye spending review: 1.8 milioni di euro per La più bella del mondo su Rai 1 e 4 milioni (300 mila a puntata) per Tutto Dante su Rai 2. Un’operazione che vede uscire dalle casse di Viale Mazzini 5.8 milioni di euro. Guai, però, a considerarla una mossa disperata, perché in Rai sono sicuri che guadagno e riscontro auditel daranno ampia soddisfazione.





17
maggio

TELEVETO AL TELEVOTO!

Il televoto via sms rientra tra quei messaggi di testo chiamati, in gergo tecnico, SMS PREMIUM.

Si tratta di SMS INFORMATIVI A VALORE AGGIUNTO ricevuti su specifica richiesta del cliente.

1. Sono, dunque, degli sms informativi.

In sostanza col televoto la preferenza espressa è un semplice comando per richiedere un SMS che ci fornisca delle informazioni. Se ci fate caso, infatti, per ciascun televoto inviato si riceve un messaggio di conferma che contiene delle INFORMAZIONI sul programma e/o il personaggio per il quale il voto è stato espresso.

Si paga, in pratica, NON per esprimere la propria preferenza MA PER RICEVERE L’SMS DI CONFERMA con la curiosità che tanto aspettavamo.

2. E sono a valore aggiunto!

Tradotto in parole povere… soddisfano (o quanto meno dovrebbero soddisfare) delle necessità specifiche dell’utente inviando informazioni personalizzate che, però, l’utente paga profumatamente.

La nota dolente è proprio questa! PREZZI ESAGERATI PER 160 CARATTERI che, a mio parere, in molti casi, soddisfano ben poco!!!

Si parte dai 15/30 centesimi per SMS su sport/finanza/news per arrivare ai 5 Euro (prezzo limite degli SMS Premium) per Giochi, Suonerie e Loghi.

Il nostro televoto costa, nella stragrande maggioranza dei casi, 1 EURO IVA INCLUSA.

Identificarli è facile! La loro radice è 484… o 482… (come per tutti gli SMS PREMIUM). Si tratta di numeri brevi preziosissimi in quanto disponibili in quantità limitata e univoci per tutti gli operatori.

Ma perchè così tante società (principalmente emittenti televisive e radio)  ci offrono la possibilità di televotare?

E perchè altrettante aziende offrono alle società di cui sopra tale tipo di servizio?

Semplicissimo… GUADAGNANO CIFRE IMPRESSIONANTI!

A differenza, infatti, di ciò che comunemente si può pensare, il costo pagato dall’utente (prendiamo ad esempio il classico euro del nostro televoto) NON viene incassato esclusivamente dal nostro operatore telefonico ma una parte dei ricavi viene retrocessa alla società che offre il servizio (nel nostro caso un’emittente televisiva, per esempio) e alla società che gestisce il servizio.

Per capire il funzionamento di questo meccanismo che si chiama REVENUE-SHARING è opportuno capire come funziona questo tipo di SMS.

Abbiamo una società che intende offrire un servizio di televoto (rectius… intende guadagnare a manetta). Chiamiamola SOCIETA’.

Questa SOCIETA’ si servirà di un’altra impresa che gestirà il servizio. Chiamiamola GESTORE (uno dei più famosi è Acotel che ha dato il via in Italia agli SMS Premium lanciando in collaborazione con TIM –> SCRIPTIM).

Nello specifico, il GESTORE collegherà l’utente (che avrà votato digitando l’apposito codice) all’OPERATORE telefonico (anche e soprattutto ai fini della fatturazione) per poi comunicare i dati ricevuti quasi in tempo reale (si parla di 2/3 minuti di attesa) alla SOCIETA’.

QUANTIFICHIAMO I GUADAGNI.

Prendiamo ad esempio 1 Euro speso da un utente che voglia votare l’eliminazione di un concorrente da un reality show (rectius : in realtà vorrà ricevere un sms informativo).

Di questo Euro il 60/70% va all’operatore telefonico (quindi 60, 70 centesimi di Euro).

Il restante 30%, che rappresenta la quota di ricavi retrocessa dell’operatore, viene suddivisa tra SOCIETA’ e GESTORE. Alla SOCIETA’ va l’80% del 30% del retrocesso (quindi circa 24 centesimi) e al GESTORE il restante 20% (circa 6 centesimi).

Capito ora perche’ ultimamente si preferisce parlare in termini percentualistici e non numerici dei televoti ricevuti?!?

Pensate che negli ultimi 3 anni si è registrata una crescita annua del 50, 60% di questo tipo di servizio con un mercato che nel 2005, stando alle stime, dovrebbe essersi aggirato intorno al miliardo di Euro!

ANCORA VOGLIA DI TELEVOTARE!?!

[Segnalato su Libero.it, Davide ringrazia]