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La fiacca dell’autorato seriale
L'universo delle serie tv ormai vive solo di trasposizioni letterarie, remake, spin off e revival: che fine hanno fatto le idee originali?
di Stefania Stefanelli
07/04/2026 - 16:11
© Publispei srl
Il grosso problema della tv italiana è la mancanza di idee, e questo è assodato. Ma anche all’estero si percepisce un certo declino, basti pensare al fatto che un genere molto amato e vincente come quello delle serie tv è ormai tutto un “tratto da” ed “ispirato a”: insomma, gli autori non inventano più nulla, si limitano a riprendere e sceneggiare le storie altrui.
Di esempi possiamo farne a decine, sia tra i prodotti di successo che tra quelli meno riusciti. Partendo però dagli eroi e dalle eroine della tv pubblica: Il Commissario Montalbano, Lolita Lobosco, Mina Settembre, l’avvocato Guerrieri, Imma Tataranni, I Bastardi di Pizzofalcone, L’Altro Ispettore, Il Commissario Ricciardi, Costanza, Teresa Battaglia e Saverio Lamanna di Màkari sono tutti personaggi nati in romanzi poi portati sul piccolo schermo.
L’esercito dei revival e degli spin off
E se anche la serialità Mediaset ha fatto la sua parte con Vanina, a livello internazionale la situazione non cambia. I casi più recenti e eclatanti sono quelli di Bridgerton e Scarpetta, ma i cataloghi delle varie piattaforme sono zeppi di serie tv tratte da opere letterarie anche di minor fama, e spesso evitabili. Che poi, ricordiamolo, non sempre ciò che funziona sulla carta è adatto a vivere sullo schermo.
Fosse solo questo, si potrebbe comunque apprezzare lo sforzo di rendere trasversale la cultura e accendere la curiosità degli spettatori, confidando nel fatto che qualche neofita possa imparare ad apprezzare un buon libro. Ma che dire della valanga di spin off, sequel, prequel, remake e revival a cui ci stanno sottoponendo negli ultimi anni?
Ora, se per esempio rimettere mano a Sandokan dopo cinquant’anni ha creato un certo clima da evento, ridando lustro ad una serie che ha fatto la storia della tv nostrana (e anch’essa guarda caso ispirata ad un romanzo!), veder riapparire con un volto diverso Harry Potter dopo otto film e ottocentomila repliche ha un certo odore di stantio ancor prima del debutto della serie HBO.
Dove sono finite le idee, le novità, la rottura degli schemi che spiazza e sfida il pubblico? Sono davvero perduti per sempre i tempi de I Segreti di Twin Peaks, Lost, ma anche del nostrano Tutti Pazzi per Amore, che nel 2011 creò un nuovo linguaggio seriale? Probabilmente sì, considerato poi che alcune delle serie più graffianti ed originali degli ultimi tempi sono state tratte addirittura da storie vere, tipo Avetrana, Hanno Ucciso l’Uomo Ragno e i vari Monsters. E del resto, quando ci si mette, la realtà supera decisamente la fantasia.
Ma, al di là di questo e della pigrizia in cui sembrano crogiolarsi gli autori, bisogna considerare l’ipotesi che il mercato sia ormai saturo. Tra titoli sfornati senza sosta e serialità compulsiva verticale che si fa strada, farsi venire un’idea valida è diventata un’impresa impossibile.
E nessuno vuole assumersi rischi: un libro o un reboot hanno già funzionato, un’idea nuova no.
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