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Il Guerrieri ingessato di Gassmann non è quello di Solfrizzi

Stefania Stefanelli

di Stefania Stefanelli

27/03/2026 - 15:16

Il Guerrieri ingessato di Gassmann non è quello di Solfrizzi

© US Rai

3.2 /5

C’era una volta L’Avvocato Guerrieri made in Mediaset, al quale prestava il volto Emilio Solfrizzi con profondità e disinvoltura. Oggi lo stesso personaggio ha le sembianze di Alessandro Gassmann ed è protagonista su Rai 1 di Guerrieri – La Regola dell’Equilibrio, una serie valida e ben fatta. Ma non è la stessa cosa.

L’attore è inflazionato e questo è un dato di fatto, considerati i tanti titoli di cui è stato protagonista negli ultimi anni in Rai. Tuttavia non è questo il problema principale, dal momento che nei panni di Guerrieri e in quelli di Un Professore Gassmann non sembra neanche la stessa persona, poiché tira fuori corde diverse.

Una buona serie, ma troppo seriosa

Il problema principale della serie prodotta da Combo International e Bartlebyfilm per Rai Fiction sta nel fatto che (ancora una volta) non si è rispettata la territorialità: chiamando un attore romano ad interpretarlo, del legame dell’avvocato con Bari e con l’universo da cui proviene non è rimasto niente. Neanche la cadenza, ma di questo ringraziamo sentitamente, perchè di dialetti forzati ne abbiamo già sopportati abbastanza.

In più, l’avvocato Guerrieri letterario, che è solito raccontare le proprie (dis)avventure in prima persona, è sì un uomo malinconico ma fa del sarcasmo la propria cifra, ironizzando e sminuendo sovente se stesso, nonostante le sue indubbie capacità professionali e umane. L’immagine che ne viene fuori nella nuova serie è invece quella di un uomo rigido, ingessato e fin troppo tormentato, di cui viene mostrata poco quella fondamentale capacità di scherzare anche restando serio.

Guerrieri – La Regola dell’Equilibrio, serie piuttosto cupa già a partire dalla fotografia, resta comunque un buon legal drama, lento ma interessante da seguire, che mette l’indagine al centro della scena e rende l’aula di tribunale protagonista come non accadeva da tempo.

Ma a nostro avviso sarebbe stato comunque molto più interessante rimettere mano al primo progetto – realizzato da Palomar tra il 2004 e il 2007 – e rivedere all’opera il barese Solfrizzi, da anni in panchina.

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