18
maggio

Dora Romano, Nonna Lina di Bang Bang Baby, a DM: «Con L’Amica Geniale è iniziata la mia seconda vita»

Dora Romano

Dora Romano

Oltre quarant’anni di carriera alle spalle, quasi tutti passati sui palcoscenici teatrali, anche accanto a Vittorio Gassman e ai De Filippo. Una seconda vita lavorativa esplosa in tv e al cinema, dove è stata diretta da Ferzan Ozpetek e Paolo Sorrentino; un’inattesa notorietà che quasi la imbarazza. In mezzo, una serie di personaggi intensi, forti, sorprendenti ed interpretati con cura e mestiere, che la rendono una delle attrici italiane più interessanti su piazza: è Dora Romano, candidata ai Nastri D’Argento come Miglior Attrice Protagonista per Bang Bang Baby, serie Prime Video nella quale interpreta Nonna Lina e di cui saranno rilasciati il 19 maggio il sesto episodio e il 26 i restanti quattro. La sua mimica, la sua capacità di passare dal registro comico a quello drammatico lasciando il segno svelano un talento fuori dal comune: l’abbiamo intervistata, scoprendo una donna onesta e concreta, una professionista impegnata e profonda, che ora, finalmente, raccoglie i frutti di tutto quel lavoro appassionato.

Partiamo dal tuo ultimo ruolo, Nonna Lina, così sorprendente, ambivalente e ricco di sfumature. Come ti sei preparata? Hai studiato la vita di Maria Serraino, la donna a cui si sono ispirati gli sceneggiatori?

Sono storie che purtroppo conosciamo, storie di donne che comandano nelle istituzioni mafiose, che, pur non avendo ruoli decisionali, hanno una sorta di matriarcato all’interno delle famiglie ed esercitano il loro potere indirettamente. Ho studiato questi meccanismi, non ho studiato la vita della Serraino perchè se ne sa poco, pur essendo una figura emblematica delle donne di mafia. Queste sono famiglie che nascono mafiose, queste donne non hanno possibilità di scegliere di fare altro. Hanno il compito di riprodursi e mantenere saldo il legame con la sacra famiglia, la “Santa”, in questo caso la n’drangheta. Ho studiato questi meccanismi ma ho cercato, come sempre faccio, l’umanità. Ho cercato le emozioni che sono in ogni essere umano, siamo tutti uguali per quanto riguarda le emozioni, mafiosi o non mafiosi, senza giustificare nessuno. Il mio approccio primario è quello di indagare le pulsioni emotive all’interno della psicologia del personaggio, scavando come sempre nelle mie di emozioni, in quella che in Actor’s studio si chiama memoria emotiva. Questo è l’approccio che io coltivo da molti anni e l’ho usato anche con Nonna Lina.

E’ una donna dura e spietata, che ha sofferto e che vorrebbe riaprirsi alla vita. Penso al suo corteggiatore, ai vestiti colorati che a un certo punto vorrebbe riprendere dopo il lutto. C’è speranza in lei?

Ci sono vari livelli nella personalità di Nonna Lina. Lei non è una tavoletta piatta, è un bassorilievo, ci sono immagini tonde nella sua vita, sofferenze molto forti e c’è un legame molto identificativo con la famiglia n’dranghetista, suo pilastro emotivo, istituzionale ed economico, che viene prima della famiglia di consanguinei. Lei ha questa tendenza a difendere sino alla morte la Santa e a difendere i valori familiari, nonostante sia un’assassina. Lei uccide suo marito perchè lui la picchiava, quindi ha in sé il barlume di una rivalsa femminile, non dico femminista, ma contro la violenza.

Qual è stata la scena che ti è rimasta più impressa?

Quella con ‘mio’ figlio in carcere, quella dell’accoltellamento alla mano. Poi una scena d’amore molto particolare che vedrete presto, e altre ancora. Scene nuove, che non avevo mai affrontato nella mia carriera.

Bang Bang Baby parla di temi antichi, di violenza, ma con un linguaggio molto moderno. E’ piena di contrasti.

Contrasti costruttivi, che creano un legame tra un passato di tradizione, quello di nonna Lina, e un presente in cui si trova questa ragazzina piccolo borghese si trova. Questo parallelismo fa sì che questa serie possa essere goduta da un pubblico trasversale. Io sono poco attenta alle serie perchè non ho molto tempo di vederle, anche quelle straniere, ma penso che questo lavoro possa avere un pubblico di tutte le età. Questo è uno dei meriti, nonostante abbia un taglio molto attuale e in questo Michele Alhaique è un maestro, pur essendo molto giovane. E’ uno dei più creativi del momento. Tutto è particolare in questa nostra serie, non c’è niente di banale, già visto o prevedibile.

Parlando di personaggi non banali, che non si incontrano tutti i giorni, Nonna Lina arriva dopo la signora Gentile di E’ stata la mano di Dio. Quella che esperienza è stata?

Tutti vorremmo essere la signora Gentile ogni tanto, abbiamo il desiderio di esprimerci oltre il politically correct, oltre le convenzioni dell’educazione e dell’estrazione sociale. Avere la capacità di dire quello che si pensa in faccia alla gente non è sfacciataggine, ma è coraggio. Lei è molto coraggiosa, come nonna Lina è una donna che ha sofferto. Io spero si capisca che lei è sofferente, anche se si sa pochissimo della sua storia precedente, ma io ho cercato di darle un passato. Paolo Sorrentino dice che per fare un film lui deve pensare a troppe cose tecniche e non ha tempo di spiegare i personaggi agli attori, lascia che facciano da sé. A me ha dato pochissime indicazioni ma sono bastate a creare il suo precedente, e lei è il frutto delle sue esperienza precedenti.

Con Sorrentino c’è stato tanto riscontro cinematografico, mentre la consacrazione televisiva è arrivata con la maestra Oliviero de L’Amica Geniale, unico adulto rassicurante in un universo oscuro, unica speranza e punto di riferimento positivo per la nuova generazione protagonista. Hai avvertito il peso di questa responsabilità?

Sì, ho avvertito subito l’importanza di questa donna in quanto maestra e in quanto inserita in un’epoca terribile come il 1950, a pochissimi anni dalla fine della seconda guerra mondiale, in una realtà devastata. Quando ho letto il libro non vedevo così luminoso questo personaggio, lo vedevo marginale pur avendo la sua carica caratteriale, ma ho creato dentro di me la sua storia, di cui non si sa nulla. Tutti questi personaggi che mi stanno capitando…. di loro non si sa nulla.

E tu crei la loro storia.

Sì. Con Saverio Costanzo, a cui sarà grata per l’eternità per avermi dato questa possibilità, abbiamo cercato di esaminare i motivi che spingono questa donna a dare speranza a queste bambine in un’epoca così travagliata. A dare speranza in quanto donne e in quanto vettori di energia e creatività per far crescere la società. E’ un personaggio positivo nonostante sia figlia del fascismo, i suoi valori erano quelli. Abbiamo cercato di darle una carica progressista inconsapevole, è una donna sola e come molte maestre dell’epoca riversa sulle allieve la propria speranza per il futuro. Erano educatrici del futuro, oggi non so più se è la stessa cosa, tutto è cambiato. Lei ha visto le potenzialità delle due bambine e le ha viste proiettate nel futuro: in un caso ci è riuscita, nell’altro lo vedrà sempre come un fallimento personale perchè è proprio l’investimento personale che fa la differenza, la missione che si è imposta.

Dopo un personaggio del genere, c’è stata la suocera di Imma Tataranni, che presto rivedremo: con lei è venuto fuori po’ di pepe. Che altro ha in serbo per la nuora?

Farà quello che ha fatto finora, romperà le scatole in continuazione, mettendosi tra lei e il figlio, schierandosi come certe suocere del sud. E’ un’immagine un po’ stereotipata, ma ad un certo punto qualcuno si ribellerà e lei sarà costretta a fare un passo indietro. E lo farà con rispetto e amore, non sarà fatto controvoglia ma con consapevolezza, capirà di aver esagerato e il suo carattere di dominatrice e matriarca non dico che lo abbandonerà, ma lo ridimensionerà. Sempre in una chiave molto divertente: mi sono divertita moltissimo con Vanessa Scalera e Massimiliano Gallo.

E si è divertito molto anche il pubblico.

Lo scopo è quello. Se non ci divertiamo noi per primi, se non proviamo dolore prima noi, come personaggi, non possiamo essere empatici e il pubblico ci vedrà estranei. Questa è la mia Bibbia, il mio obbligo morale nei confronti dei personaggi: dobbiamo essere coinvolti emotivamente in modo che il pubblico lo sia di riflesso.

In passato hai preso parte anche ad altre serie tv importanti come Il Maresciallo Rocca e Don Matteo. Che ricordo ne hai?

Don Matteo è stata un’esperienza brevissima, ho lavorato due giorni, ma molto particolare: ero la madre di Natalina, malata di cancro, con un percorso tragico, che aveva dovuto abbandonare sua figlia per salvarla, con estremo dolore, perchè si era impelagata in una storia con un delinquente. Terence Hill in una pausa venne da me, un uomo di ottant’anni con tanta esperienza, che ha cominciato giovanissimo e ha lavorato in America: mi chiese curiosissimo come facevo ad arrivare a questa intensità, a creare questa tensione emotiva nel mio personaggio. Gli dissi: dovresti essere tu ad insegnare a me come si fa, che hai un’esperienza enorme, hai studiato all’Actor’s Studio. E io gli ho parlato di questo mio approccio. Mi disse che nei suoi corsi non gli avevano mai parlato della memoria emotiva e lì mi sono fermata. Io penso che sia vitale nella recitazione.

Tu, sia nei ruoli comici che drammatici, lasci trasparire un’emozione che resta impressa. E’ questa la tua forza.

Penso che dovrebbe essere un corredo per l’attore. Mi stupisco che ci si stupisca. Noi italiani siamo molto superficiali, poco inclini ad entrare in contatto con l’emozione più profonda, ne abbiamo un po’ paura e siamo un po’ viziati in questo. Abbiamo un’immagine dei nostri attori, da Gassman a Manfredi, Sordi, un po’ superficiale, pur avendo loro fatto la storia del cinema. Con estremo rispetto ed ammirazione, per carità, Gassman è stato il mio maestro. Io ho scoperto, con l’avvicinare vari personaggi nel più buio degli anfratti, che è quello delle quinte di teatro, che si impara osservando e studiando gli altri, sia i pessimi che i più grandi. Io ho imparato allo stesso modo dai pessimi attori, e ne ho incontrati tanti, e dai grandi attori.

Hai lavorato anche con Dustin Hoffmann in Profumo – Storia di un Assassino.

Lui ha un’elasticità emotiva fortissima, enorme, passava dal dire barzellette un attimo prima del ciak all’essere completamente dentro il suo personaggio in pochi secondi. Osservare questa ginnastica, dentro fuori, è un training importantissimo da riuscire a fare. Da lui ho imparato questo aspetto della recitazione. Io penso che il personaggio debba sempre stare con l’attore: qualunque cosa della vita quotidiana che possa servire al personaggio è importante metterla nel personaggio, così si approfondisce, si crea profondità, si crea la sua psicologia, si creano le sue emozioni attraverso il filtro delle proprie. E credo che questo lo debba fare chiunque.

Hai mai pensato di dedicarti all’insegnamento?

Io ogni tanto faccio degli stage, molto duri, per me sono estremamente faticosi. Mi piace moltissimo ma lo devo fare con misura perchè il mio lavoro è profondo e lavorare con i giovani è faticoso. Il mio lavoro va in profondità. Mi piace insegnare ma non posso farlo in pianta stabile perchè voglio ancora lavorare come attrice e l’insegnamento è molto avvolgente, quasi doloroso. Alla fine della lezione io sono distrutta. Non lo faccio apposta: o lo faccio così o non ottengo risultati.

Insomma, tu reciti così ed insegni così: immergendoti totalmente.

E’ l’unico modo, non posso essere superficiale. Io ho fatto anche concorsi di cabaret, ho fatto di tutto, ho imparato da tutte le cose che ho voluto fare o fatto per necessità perchè quello c’era. In 41 anni ho potuto scegliere la via primaria per me, che è quella che ti ho descritto. Anche volendo non riuscirei ad essere diversa: a volte alcuni registi avevano come obiettivo solo l’orologio e neanche sapevano che faccia avessi, non avevano interesse ad approfondire un personaggio. Quanto alla tv, penso che Saverio sia stato il primo ad approfondire con me, prima io studiavo a casa da sola, con il copione, prima di andare sul set. L’attore è una persona sola: se non sei solo, non puoi lavorare su un personaggio con consapevolezza. Su certi set poi non c’è tempo, è una corsa e basta. Le scene vengono scritte giorno per giorno.

E a volte modificate all’improvviso….

A me è successo. Facevo Artemisia Sanchez e mi sono trovata in camerino un personaggio che prima non c’era. Io facevo la contessa, è arrivata una ragazza con un personaggio appena creato, con un monologo.

Il tuo profilo televisivo è stato in crescendo, dal rassicurante allo spiazzante. Cosa ci dobbiamo aspettare adesso?

Io continuo a fare provini, a volte con piacere e a volte meno, perchè anche un provino è un lavoro di grande profondità e avendo a disposizione solo uno stralcio è difficile creare un personaggio. Sto per girare un film con una regista americana, Catherine Hardwicke, che mi ha voluta per questo film che sta girando in Italia. Abbiamo fatto un mese di prove, lei è una regista molto scrupolosa. E’ una commedia con Monica Bellucci, Toni Collette. Stiamo lavorando con Catherine su questo personaggio molto divertente, anche questo sarà un po’ spiazzante. Le riprese finiranno a fine giugno. Mi piacerebbe anche tornare a teatro, è la mia vita, con il ruolo giusto: magari rifare la stagione siracusana al Teatro Greco di Siracusa, che ho fatto quand’ero giovanissima. Ero nel coro.

Di Bang Bang Baby ci sarà una seconda stagione?

Se ne parlava, ancora non c’è nessuna conferma ma se ne parlava già allora. E penso che, se si farà, si andrà un po’ avanti negli anni. Questa serie è stata ambientata in poche settimane, il tempo è limitato. Noi attori, comunque, siamo sempre gli ultimi a sapere le cose, non ci dicono nulla, non l’ho mai capito questo meccanismo: gli ultimi a sapere, gli ultimi a firmare i contratti. Non sappiamo di che morte dobbiamo morire. E’ anche divertente in realtà. Io comunque sono già entusiasta di quello che potrò fare in futuro. Diciamo che ho una certa età, dovrebbero sbrigarsi a farmi fare le cose.

Beh, il tuo percorso si sta intensificando sempre di più, stanno arrivando tutti questi ruoli interessanti, è un buon periodo per te.

Sì. Sono nella cinquina del Nastro D’Argento come Attrice Protagonista proprio per Bang Bang Baby, è la primissima volta che entro a far parte di un premio. Sono un po’ incredula. Non posso dire di non essere felice, sarei falsa ma allo stesso tempo sono incredula e distaccata perchè ormai ho un’età, tante cose le affronto con un certo distacco perchè l’importante è non investire troppo in queste cose che sono già un riconoscimento, dopo quarant’anni di lavoro. Già la candidatura è un premio che non mi aspettavo.

Della tua privata si sa pochissimo: è una scelta o semplicemente non c’è stata occasione di raccontarla?

Io non penso che la mia vita privata possa essere interessante per qualcuno. Non sono glamour o presenzialista, non ho mai frequentato prime o salotti, se non quando mi invitano. Non ho questa propensione verso la pubblicità di me stessa. Faccio una vita molto semplice, spartana. Sono sposata da dieci anni ma con mio marito stiamo insieme da venticinque, ci amiamo molto. Viviamo a Morlupo adesso, in un casale che abbiamo ristrutturato due anni fa, viviamo nella natura e nel silenzio con una gatta adorabile e vagabonda, siamo usciti dal caos.

E prima?

Sono nata a Castellamare di Stabia e le mie primissime esperienze si sono svolte lì con Annibale Ruccello. Creammo una compagnia amatoriale, e rappresentavamo le cose che scriveva lui. Ho lasciato Castellammare subito, non avevo voglia di restare lì, la sentivo come una prigione, ero figlia di proletari, non ci sarebbe mai stata per me l’opportunità di diventare un’attrice. Mi sono laureata in sociologia e nell’anno della laurea ho vinto una borsa di studio per studiare con Gassman e da lì ho preso la mia strada, che avrei voluto prendere molto prima, avrei voluto frequentare l’Accademia di Arte Drammatica ma non era alla mia portata. C’erano poche scuole di recitazione, ora ce ne sono anche troppe, la televisione ha creato questa sacca di illusioni. Ho cominciato immediatamente a lavorare in teatro e non l’ho mai lasciato. Poi è successo quello che è successo con L’Amica Geniale, e prima avevo fatto anche altre serie ma non c’è stata questa risonanza.

Spesso è solo una questione di fortuna: si mette lo stesso impegno in tutti i ruoli ma ce n’è uno che viene notato di più per mille ragioni.

E’ stata una produzione gigantesca, bellissima, appassionata e appassionante. Saverio è un grande uomo e regista e c’è stata una sorta di alchimia ma io non credo nelle alchimie casuali. Io credo che avvenga quando si incontrano i veri professionisti, i grandi amanti di questo lavoro, che lo vivono come una missione. Con Saverio ho avuto questa grande opportunità, da lì è partita questa mia seconda vita, posso dire proprio così: posso affermare di avere una seconda vita e mi sto divertendo tantissimo: sto mettendo tutta la mia esperienza guadagnata in tanti anni di teatro al servizio della televisione e del cinema.

Progetti per il futuro?

Il mio futuro lo sto scoprendo adesso: non era scontato nulla, neanche quando avevo vent’anni e non è stato mai regalato nulla. Io mi stupisco, mi riconoscono con tutta la mascherina, questa cosa mi colpisce gradevolmente, mi diverte ed è una cosa nuova. Forse la gente nemmeno si aspetta che risponda così piacevolmente, hanno paura di disturbarmi, magari pensano che sono una stronza. Per me è una novità e sono molto curiosa. Qualunque cosa succederà ne sarò grata e felice: in questo momento della mia vita sono felice, ho tutto ciò che posso desiderare e non desidero grandi cose. Desidero essere serena con la mia famiglia, i miei amici e le persone che mi apprezzano, tra cui la mia agenzia Link Art, senza la quale non ci sarebbe stato niente di tutto questo, e i colleghi che mi inondano di gratificazioni.

Un po’ come fece Terence Hill…

E’ una cosa molto bella e molto strana. Nella mia vita non ho avuto tanta solidarietà, diciamo così. E’ una sorpresa per me. Sono sinceri, è una cosa impagabile. Sono contenta che possano riconoscere in me una qualità e spero che questo possa essere uno stimolo per studiare un modo diverso di essere attore, un modo più profondo. Questo è il mio augurio per tutti i colleghi, perchè non credo di essere speciale.

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