7
settembre

Quarta Repubblica: Nicola Porro si smarca sul racconto d’attualità

Quarta Repubblica, Nicola Porro

ha fatto la terza voce. Quella che si smarca dai dualismi e che risuona fuori dal coro (ma, in questo caso, Mario Giordano non c’entra). Al suo ritorno stagionale su Rete4, il programma d’attualità condotto da Nicola Porro ha scelto di percorrere una traiettoria indipendente sull’attualissimo tema dei vaccini e delle misure anti-Covid, defilandosi dalla tanto diffusa rappresentazione mediatica che oppone rigoristi e negazionisti.

Da tale ripartizione manichea, molto utilizzata nei talk show in virtù della sua facile categorizzazione, Porro si è svincolato sin dal suo editoriale d’apertura.

Se un vaccinato come il sottoscritto si pone dei dubbi su alcune mosse del governo, rischia di passare per un no vax. Se lo stesso vaccinato dice che non c’è un complotto globale per inoculare un veleno, viene considerato un venduto delle Big Pharma. Non ne va bene una, insomma…

ha affermato il giornalista, arrivando poi ad argomentare che il Covid è diventato “una guerra di religione e come tale prevede dei dogmi che non si possono discutere. Su entrambi i fronti.

Ci sono le liturgie, e la liturgia del terrore dal lockdown a oggi ci è arrivata pari e pari. E poi ci sono i sacerdoti che non permettono la discussione (…) Il tono del dibattito è diventato incivile

ha proseguito il padrone di casa di Quarta Repubblica. Nel successivo dibattito, la trasmissione ha dato prova delle differenti sfumature d’opinione sul tema dei vaccini e del green pass attraverso un serrato ed inedito confronto tra Maurizio Belpietro e Alessandro Sallusti. I due colleghi, solitamente concordi sulle vicende d’attualità, hanno in questo caso espresso visioni pressoché opposte. Ne è risultato un confronto interessante, capace per l’appunto di restituire una visione della realtà più articolata rispetto alle semplificazioni. Evitate dunque, almeno per questa volta, le insopportabili sovrapposizioni di voci che mandano a ramengo la predisposizione all’ascolto di qualsiasi spettatore.

Da segnalare, poi, l’iniziale e spassosa reazione di Massimo Cacciari, infastidito in collegamento da un ritorno di voce negli auricolari e dal continuo gesticolare dei tecnici fuori campo. Pur minacciando di ribellarsi alla situazione, il professore ha retto per tutta la durata del suo intervento.

Senza adottare specifici cambiamenti (se non nella sigla), la trasmissione è tornata a raccontare la situazione internazionale con un approccio – anche in questo caso – differente. Con un reportage dal confine tra Grecia e Turchia, dove il governo ellenico ha sollevato una barriera anti-migranti, il programma ha infatti documentato una delicata situazione di frontiera solitamente trascurata dall’informazione televisiva mordi e fuggi. Da apprezzare, poi, il collegamento con il giornalista Fausto Biloslavo in diretta da Kabul. Su Rete4, l’inviato è apparso con in mano una delle bandierine propagandistiche distribuite dai talebani nella capitale afghana. Nello stesso segmento si è parlato anche delle donne perseguitate rimaste a Kabul.

In un panorama fatto in gran parte da talk show fotocopia, se non altro nella scaletta, Quarta Repubblica ha mostrato invece una costante evoluzione tale da attirare una trasversale attenzione su di sé. La riprova? Tra gli ospiti di ieri sera, anche l’ex presidente della Camera Laura Boldrini, in una delle sue primissime apparizioni tv dopo l’intervento chirurgico sostenuto nei mesi scorsi.

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