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La difesa della razza: il razzismo visto (solo) da Lerner
di Marco Leardi
24/04/2018 - 11:31

Alla faccia del Belpaese. L’Italia descritta da Gad Lerner è un posto inquietante, pieno di potenziali razzisti, di gente sospettosa e incline al pregiudizio. Roba da prendere il primo volo di sola andata ed espatriare (chissà dove, poi). In realtà, non siamo messi così male: quella rappresentata nell’access prime time di Rai3 dal giornalista e conduttore de La difesa della razza – titolo già di per sé evocativo – è una società che per fortuna rispecchia solo in parte la quotidiana realtà.
Lerner, che in tempi non sospetti aveva già dimostrato la propria abilità nel linguaggio della docu-inchiesta, stavolta ha scomodato le storiche e deplorevoli discriminazioni introdotte sotto il regime fascista per capire, tra analogie e distinzioni, quali siano le moderne espressioni del razzismo. Per portare a termine la sua missione, il giornalista ha perlustrato in lungo e in largo l’Italia con le telecamere al seguito, ha incontrato testimoni e visitato luoghi simbolo. Ma, a giudicare dalla prima puntata del suo nuovo programma, di razzisti convinti ne ha trovati ben pochi.
Già, perché l’Italia nel suo complesso non è un Paese razzista, anche se ancora oggi, in alcuni contesti, sopravvivono pregiudizi e atteggiamenti ingiusti dettati più dall’ignoranza (questa sì, è assai più diffusa) o dalla paura che da reali e certamente biasimevoli motivazioni a sfondo razziale. Sotto sotto, dev’essersene accorto anche lo stesso Lerner, che nella prima puntata ha cercato a fatica i focolai del nuovo antisemitismo senza però ottenere un pieno riscontro alla tesi da lui stesso perorata.
A colloquio con due ultras interisti, interpellati a rappresentanza di una curva che spesso definisce gli avversari “ebrei” in tono dispregiativo, il giornalista non ha trovato ostilità ma solo motivazioni confuse: i tifosi gli hanno spiegato che quegli insulti sono una goliardata e che in molti li pronunciano senza nemmeno comprenderne il senso. Poi, nella sede de Il Tempo, Lerner si è scontrato con un paradosso, evidenziato dal direttore del quotidiano: negli ultimi mesi, una parte della sinistra ha riportato in vita gli spettri di Mussolini e del fascismo, ma le recenti elezioni hanno dimostrato la residualità dei movimenti di estrema destra.
A Roma, la spiazzante ammissione: un esponente della comunità ebraica ha riconosciuto che, a differenza del passato, avvengono molti meno episodi di ostilità e che gli ebrei italiani non percepiscono lo stesso pericolo avvertito, ad esempio, in Francia, dove risiedono molti più arabi (toh: anche questo è da considerarsi razzismo?). Nella parte finale del reportage, il conduttore si è soffermato sulla controversa figura del finanziere ungherese George Soros, di origini ebraiche, mescolando però l’antisemitismo alle legittime critiche che taluni muovono alla visione di società da lui promossa. Operazione un po’ furbetta, a dire il vero.
L’impressione è che, nel tentativo di documentare la complessità dei fenomeni discriminatori nel nostro Paese, La difesa della razza abbia scelto di elevare a generale paradigma alcune situazioni minoritarie o comunque molto circoscritte, cavalcando l’onda di una narrazione parziale nei contenuti, spesso suggestionata dagli ingombranti fantasmi del passato. Ma televisivamente scorrevole, ben confezionata.
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riccardo dice:
quoto Jamarcanda e Sanjuro
Marco Cappuccini dice:
@Jacaranda: anche io vivo in Germania (da 7 anni) e sì, sono d´accordo con l´autore del post. Qui la situazione "razzismo" e "discriminazione" la trovo in molti casi ben più accentuata che in Italia.
aaaaa dice:
piantatela, bambini dell'asilo.
marco urli dice:
Senti un po' fascistello di cartone. Finalmente abbiamo capito chi sei. Noi pacifisti non rispondiamo alle provocazioni e alla violenza verbale. il 25 aprile non ti rappresenta. Festeggia semmai il 13 luglio. Ed ora continua da solo a vomitare ignoranza. Sei da solo, non ti legge nessuno e non ti risponde nessuno.
Sanjuro dice:
Flaiano, il nome maggiormente tirato in ballo dagli imbecilli che sono troppo pigri per leggere un libro per intero e allora imparano qualche aforisma da ripetere a pappagallo, quelli che pensano di essere arguti e invece sguazzano nel qualunquismo più becero e nella dietrologia più indifendibile. Buon 25 aprile, impara a godertelo. Somaro.
marco urli dice:
Sanjuro io non tiro in ballo nessuno. Leggi Flaiano, piuttosto, invece di infiammarti e offendere gratuitamente. Eh già ma per i sinistrossi chi non la pensa in quel modo è automaticamente un imbecille. W la democrazia.
Sanjuro dice:
Accidenti, Marco urli. Proprio la cosa più sensata da pensare e da scrivere alla vigilia del 25 aprile. Nel frattempo, senza gli antifascisti che tu tiri in ballo con tanta disinvoltura, col piffero che oggi tu e il fine politologo tuo omonimo sareste a scrivere liberamente le vostre idiozie su internet. Provocatore propriamente detto o semplice imbecille?
marco urli dice:
Il fasciocomunismo è duro a morire. I fascisti si dividono in due categorie: i fascisti propriamente detti e gli antifascisti.
lordchaotic dice:
Secondo me son proprio programmi del genere che fomentano il razzismo. Va beh pensiero mio
Jacaranda dice:
Giustamente un gurppo di giornalsti fa un´inchiesta, raccogliendo materiale, intervistand gente, ecc. Poi arriva il signor Leardi, blogger, che senza aver fatto nessuna contro inchiesta, senza aver la minima idea ne aver racconto alcuna informazione, ci informa che non è vero che l´Italia sia un messa molto male, confrontata poi con la Germania dove vivo, anzi il signor blogger si inventa l´impensabile. Ed ecco perché il signor Leardi fa il blogger parlando di televisione e gli altri fanno i gironalisti..in televisione. La credibilità dei blog italiani è davvero nulla.