14
aprile

Canone Rai fuori dalla bolletta dal 2023. Primo sì, con tanti dubbi

Rai

separato dalle bollette elettriche a partire dal 2023: un primo sì dalla politica è arrivato ieri. Ma non è ancora detta l’ultima parola. L’ipotesi dello scorporo – già posta all’attenzione dall’Ue – ha iniziato a prendere forma con il via libera a un ordine del giorno presentato da Maria Laura Paxia (Misto) e accolto dal governo. Nell’istanza, in particolare, si impegna l’esecutivo ad “adottare misure normative” dirette a separare la tassa radiotelevisiva dalle fatture relative al consumo elettrico, “al fine di non appesantire i costi dell’energia e non gravare ulteriormente sui consumatori che sono ormai in evidente difficoltà“. Il tutto a partire dal prossimo anno.

L’indicazione è stata presentata in aula “nell’ottica di perseguire gli obiettivi così come rilevati ed imposti a questo Governo dalla Commissione europea“. Ma, come anticipato, il punto di arrivo e di effettivo scorporo del canone è ancora lontano. L’ordine del giorno – ricorda infatti Il Sole24 Ore – ha una valenza politica, ma non è vincolante per il governo, che da una parte dovrà interfacciarsi con le richieste Ue e dall’altra dovrà fare i conti con le possibili conseguenze di un tale cambiamento. Prima tra tutte: lo spauracchio di un’impennata sull’evasione.

Il canone unito alla bolletta, entrato in vigore nel 2016, aveva consentito di abbattere drasticamente i livelli di evasione della gabella televisiva. Il rischio che le entrate per il servizio pubblico tornino a ridursi, ora, si fa sentire soprattutto dalle parti di Viale Mazzini, dove l’Ad Fuortes non aveva mai nascosto le proprie rimostranze rispetto a un canone reputato incongruo, troppo basso rispetto alle necessità produttive dell’azienda.

Attualmente paga il canone ciascun cliente intestatario di un’utenza di energia elettrica nell’abitazione di residenza. L’importo del canone di 90 euro viene addebitato per famiglia anagrafica, indipendentemente dal numero di televisori posseduti, suddividendolo in 10 rate mensili da gennaio ad ottobre. Dal 2023, qualora si arrivasse allo scorporo, tutto tornerebbe come prima. Ma nel governo – riferisce Il Sole 24 Ore – c’è chi preferirebbe proseguire con l’attuale soluzione, sostenendo che il canone Rai non rientrerebbe tra gli oneri impropri da cancellare, essendo una voce riconoscibile e separata all’interno della bolletta.

Sull’esecutivo intanto arrivano pure le pressioni del sindacato Rai dei giornalisti, preoccupato per l’attuazione ipotizzata in aula. “Vogliamo conoscere, quanto prima, quali strumenti metterà in campo il governo per la riscossione del canone televisivo. Il decreto legge, in questo senso, è troppo vago. Non basta adeguarsi alle indicazioni della Commissione europea. Bisogna individuare delle soluzioni che mettano al riparo il servizio pubblico radiotelevisivo“, ha comunicato in una nota l’Usigrai, alludendo proprio al rischio di un ulteriore impoverimento delle casse aziendali e di conseguenze per i lavoratori. “La certezza delle risorse è garanzia della nostra autonomia e indipendenza. A questo deve, imprescindibilmente, seguire la riforma della Rai per liberarla dal controllo e dall’ingerenza dei partiti“, ha concluso il sindacato.

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