7
gennaio

Più luci che ombre per SanPa

Vincenzo Muccioli, SanPa

Luci e ombre si alternano in continuazione. Quasi si ricorrono e si sovrappongono, diventando un tutt’uno. Indistinguibili. E’ un continuo gioco di chiaroscuri SanPa, la nuova docu-serie di Netflix incentrata sulla figura di Vincenzo Muccioli, il fondatore della comunità terapeutica per tossicodipendenti di San Patrignano. Le sfumature, con la loro assenza di tonalità nette, sono la chiave di lettura più adatta per accostarsi a questo documento di forte impatto, nel quale i concetti assoluti di bene e di male vengono messi in discussione e a volte si fondono.

Nei cinque episodi di cui si compone la docu-serie, ogni sorta di manicheismo viene meno. Lo spettatore non fa in tempo a maturare un’opinione sulla controversa figura di Muccioli che questa si sgretola. L’uomo carismatico che nel 1978 ha fondato San Patrignano, infatti, viene raccontato nelle sue molteplici e contrastate sfaccettature. Da una parte, il grande benefattore, il salvatore di tante vite (e di altrettante anime) devastate dalla droga, dall’altra il ’santone’ incline all’esoterismo, il padre-padrone narcisista e megalomane, il fondatore di un impero in cui la solidarietà diventa uno strumento di auto-affermazione, di potere. E, in alcuni casi, di violenza.

Sì, perché al centro di SanPa – che ripercorre fatti reali con testimonianze recenti e preziosi filmati d’epoca – c’è il cosiddetto «metodo Muccioli»: l’uomo fu infatti accusato di aver giustificato e taciuto le violenze, le umiliazioni e le punizioni corporali che sarebbero avvenute nella comunità, secondo quanto raccontato da alcuni ex ospiti. Al riguardo, la docu-serie di Netflix porta alla luce documenti e voci che gettano più di un’ombra sulla realtà di recupero raccontata, riaprendo un dibattito che già a suo tempo divise l’Italia.

Il Muccioli osannato dagli estimatori, quello considerato un padre da alcuni ex tossici e quello adulato dai politici si confondono con i sospetti, le accuse e i dubbi su alcune misteriose morti avvenute all’interno della comunità. Due facce della stessa medaglia, impossibili da separare: il bene e il male in dissolvenza, come scrivevamo. A guidare il pubblico nel racconto – che diventa un’occasione per ripercorrere un pezzo della storia d’Italia – sono le testimonianze di alcuni ex ospiti di San Patrignano che Muccioli volle accanto a sé come collaboratori. Tra tutti spicca Walter Delogu, per anni braccio destro e guardia del corpo del carismatico fondatore: l’uomo (che è il padre della conduttrice tv Andrea Delogu, anch’essa presente nel documentario) da confidente di Muccioli passò ad essere il suo principale accusatore attraverso una registrazione compromettente che ne scalfì l’immagine pur non avendo una rilevanza penale. Il suo contributo è pesante, d’effetto, ma va in ogni caso vagliato alla luce dei suoi risentimenti personali nei confronti del capo di SanPa, del quale custodisce ricordi e segreti.

Più cristallina ed apprezzabile, invece, la voce di Fabio Cantelli, ex ospite poi chiamato a dirigere l’ufficio stampa della Comunità, che racconta pregi e difetti di Muccioli restituendone un’immagine complessa e per questo difficile da assolvere o da condannare in toto. Nel documento intervengono anche il figlio dell’imprenditore anti-droga e , il quale si distingue per una difesa a spada tratta del protagonista e per la totale assenza di capacità critica nei suoi confronti. Un eccesso a tratti imbarazzante, che tuttavia bilancia alcuni passaggi della serie in cui traspare una linea piuttosto colpevolista.

Nel complesso, SanPa è un lavoro confezionato con cura, che a distanza di anni è riuscito a riaccendere l’attenzione su una vicenda forse sconosciuta al pubblico più giovane. L’operazione, certo, è ben studiata: l’obiettivo finale non è tanto quello di stabilire una verità, quanto quello di solleticare l’appetito dell’opinione pubblica con un prodotto dai contenuti divisivi. Spiazzante, e purtroppo frettolosa, la conclusione con certe allusioni alle cause della morte di Muccioli (AIDS?) e alla sua presunta omosessualità. Un finale che se da un lato accentua gli interrogativi sulla figura del fondatore di San Patrignano e invita alla riflessione, dall’altro meritava sicuramente un approfondimento ulteriore.

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