23
novembre

Nero a Metà: ci vuole coraggio per raccontare in modo diverso l’immigrazione

Nero a Metà - Miguel Gobbo Diaz e Claudio Amendola

Nero a Metà - Miguel Gobbo Diaz e Claudio Amendola

Parlare di immigrazione, e soprattutto di integrazione, senza scadere nella banalità e senza condannare apertamente nessun punto di vista al riguardo, non era un’impresa semplice. Tanto più se si considera lo scenario politico e (multi) culturale in cui la fiction Nero a Metà è venuta alla luce. Invece si è riusciti nell’intento, portando sullo schermo un prodotto capace di dire alcune verità scomode, non tanto corretto politicamente ma onesto e ricco di sfumature.

Nero a Metà: sceneggiatura ricca ed attenta, bravi gli attori

Il rapporto tra i poliziotti Carlo (Claudio Amendola) e Malik (Miguel Gobbo Diaz) racconta una porzione di realtà molto ostica: da una parte l’italiano che non riesce facilmente ad andare oltre il pregiudizio e non vuole accettare lo straniero, dall’altra l’immigrato con un passato doloroso alle spalle, che non riesce a fidarsi e si mostra ostile. Un tema delicatissimo, già sperimentato col sorriso nel 1998 con il film tv di Gigi Proietti Un Nero per Casa, ma che è stato coraggioso affrontare oggi, andando oltre i cliché.

Carlo, per esempio, non è un poliziotto violento ed intollerante, che per questo odia i “neri” a prescindere, ma un uomo buono ed un padre amorevole; Malik non è bisognoso di aiuto ma è forte, con una buona carriera davanti, e tratta i suoi connazionali con durezza, tanto da sentirsi accusato di essere diventato “bianco”. C’è una sceneggiatura molto attenta dietro i loro dialoghi, studiata al millimetro per evitare inconvenienti, e forse è proprio questo che impedisce al prodotto di fluire come dovrebbe.

Nero a Metà: un racconto ancora lento e poco fluido

Nero a Metà è una fiction innovativa, con un giallo che funziona, ben pensata e ben interpretata, ma a tratti lenta, nella quale le parti faticano ad amalgamarsi: l’aspetto crime prevale su ogni altro e i tentativi di alleggerire l’insieme si perdono per strada. Anche i personaggi appaiono troppo scritti, incapaci per il momento di creare un gruppo, e la tensione emotiva di ciascuno resta molto forte e solo sua.

Ma questo è un nodo che l’andare avanti della storia potrebbe sciogliere.

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