16
dicembre

I DIECI COMANDAMENTI: ROBERTO BENIGNI RACCONTA L’UOMO PARLANDO DI DIO. IL FINALE E’ UN CRESCENDO

Roberto Benigni, I Dieci Comandamenti

Con un saltello da applausi, ieri sera Roberto Benigni era balzato in braccio a Dio fino ad arrivare nell’alto dei Cieli. Nella seconda puntata del suo spettacolo dedicato ai Dieci Comandamenti, invece, l’attore toscano è tornato a sorpresa sulla terra per proseguire il suo racconto da un punto di vista diverso. Più funzionale all’occasione. Nel prosieguo della sua esegesi, il Premio Oscar ha preferito parlare di Dio raccontando le cose degli uomini, occupandosi dei risvolti più concreti suggeriti dal sacro decalogo.

Come già aveva fatto nel primo appuntamento, Roberto ha snobbato l’attualità spicciola da talk show e si è occupato della contemporaneità con un respiro più ampio. Pochi, pochissimi i riferimenti alle vicende politiche e giudiziarie nostrane: “voglio ringraziare chi ci ha visto ieri sera, gli manderei un regalino, un prosciutto, un mazzo di fiori, 80 euro” ha ironizzato in apertura l’attore. Una battuta veloce, prima di buttarsi a capofitto sulle Tavole della Legge. Onora il padre e la madre, non commettere adulterio, non rubare…. Benigni passa in rassegna i sacri precetti e richiama l’attenzione su una dimensione etica, riuscendo ad evitare il rischio di trasformare le sue parole in una omelia.

Roberto, il comico biblista, non ha pretese dottrinali e su alcuni argomenti si concede licenze artistiche. Sugli “atti impuri” da non commettere, ad esempio, la sua esegesi vacilla un poco dal punto di vista teologico ma risulta efficace nell’ottica di uno show che si regge unicamente sulla parola. Arriva il settimo comandamento – non rubare – ed è qui che l’attore toscano riesce ad unire il sacro all’attualità. “Pare che Dio l’abbia scritto direttamente in italiano” scherza Benigni, per poi tornare serissimo e appassionato.

Il Premio Oscar fa riferimento allo sfruttamento, alla finanza scriteriata, alla cattiva politica, all’evasione fiscale e all’usura. Ma cita anche l’inquinamento ambientale e deplora il lavoro alienante. Così, le altezze di Dio riempiono le lacune umane. E, nel finale, Benigni chiude il cerchio e si appassiona: “il problema dell’umanità da 2000 anni è sempre quello: amarsi. Affrettiamoci ad amare, noi amiamo sempre troppo poco e troppo tardi” dice l’attore.

Il monologo conclusivo è un crescendo. “Saltate dentro l’esistenza ora, qui. Dobbiamo dire sì  alla vita” incita Benigni. La parola prende forma e si fa immagine: con l’aiutino di Dio, Roberto è arrivato in alto.

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9 Commenti dei lettori »

1. Giuseppe ha scritto:

17 dicembre 2014 alle 07:50

E’ arrivato in alto anche il livello degli sbadigli. Peggio per me, potevo guardare altro.



2. Luigi ha scritto:

17 dicembre 2014 alle 08:46

Io ne ho visto molto poco, ma quel poco che ho visto mi ha fatto un po’ sorridere. Allora come mai tutto questo successo e questi complimenti? Il motivo è che secondo me non siamo più abituati alla cultura in TV e anche la lettura di un tema di terza media ci sembra un saggio d’autore.



3. Groove ha scritto:

17 dicembre 2014 alle 09:23

Bravissimo, davvero emozionante. Altro che sbadigli, ieri ha raccontato quello che gli uomini dovrebbero fare per vivere civilmente. Mi ha colpito molto sopratutto il comandamento numero 5, davvero sorprendente. Capisco che a molti non interessi ciò che dice la Bibbia, peró qui c’è molto di più che un messaggio religioso, queste sono lezioni di vita, e francamente quello che ha detto dovrebbe interessare anche agli atei, non sono fesserie. C’è da inchinarsi a quest’uomo, un mostro di bravura, un’intelligenza unica, indescrivibile, si impara sempre da lui, e sono contento di averlo visto, perchè nonostante alcune cose possano farti rimanere un pò scettico, altre bisognerebbe sempre tenerle con sè per vivere meglio, con sè stessi e con gli altri.



4. david1e5o ha scritto:

17 dicembre 2014 alle 10:09

viva la vita, abbracci, felicità, cuore, amore…
se questa roba vi sembra cultura, stiamo messi davvero male



5. Nina ha scritto:

17 dicembre 2014 alle 11:16

Ahahha Giuseppe! Pensa che io ho quasi litigato con mio marito che ha girato nei cinque minuti di pubblicità fra un episodio e l’altro di Fargo, perchè quei pochi minuti sull’adulterio mi hanno innervosito tantissimo.



6. Vince! ha scritto:

17 dicembre 2014 alle 12:35

Ero molto dubbioso sull’operazione.
Mi sono dovuto ricredere: gli ultimi, emozionanti minuti del monologo di Benigni valgono da soli l’intera stagione televisiva.



7. Nina ha scritto:

17 dicembre 2014 alle 13:15

I miei ricordi sui dieci comandamenti sono un po’ lontane, ma non avevo mai sentito che c’era quello “Non commettere adulterio”, forse non lo dicevano a noi bambini?



8. Luigi ha scritto:

17 dicembre 2014 alle 18:24

@Nina, “non commettere adulterio” è diventato “non commettere atti impuri”. Considera che, sebbene il concetto sia diverso, in più punti della Bibbia gli “atti impuri” generici vengono considerati adulterio cioè un tradimento verso il coniuge o verso Dio.



9. xxxxx ha scritto:

17 dicembre 2014 alle 21:20

Il “non commettere adulterio” comunque, esiste, lo mettono in alcuni libri di religione. Comunque io penso che Benigni abbia cercato di interpretare i dieci comandamenti come li intenderebbe Dio, e non come li hanno intesi gli uomini: nell’Antico e nel Nuovo Testamento si hanno due visioni di Dio completamente diverse (per farvi capire, nell’Antico Testamento si diceva che il Signore fosse severo e punisse in caso di sbaglio, e, sempre nell’Antico Testamento, la schiavitù sembrerebbe lecita, nel Nuovo Testamento, invece, nulla di tutto questo), quindi gli uomini hanno sicuramente malinterpretato (o strumentalizzato) i comandamenti. Il decimo è il caso più lampante: non desiderare la donna d’altri era valido soltanto all’epoca Mosé, oggi non sarebbe altrettanto valido perché le donne non sono più subordinate rispetto agli uomini (o, almeno, non come all’epoca), e quindi anche loro potrebbero cadere in questo peccato. Francamente, l’interpretazione di Benigni mi sembra la più giusta.

NB: anch’io, comunque, da cattolico nutro dei dubbi sul sesto comandamento: perché Dio ci avrebbe donato la sessualità se poi ce ne vuole privare?



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