3
settembre

Mediaset, la Corte Ue dà ragione a Vivendi: legge Gasparri è contraria al diritto dell’Unione

Corte di Giustizia europea

I giudici europei danno ragione a Vivendi, stavolta senza possibilità di appello, aprendo così nuovi scenari nella già movimentata contesa tra il gruppo francese e . La Corte di Giustizia europea ha infatti stabilito che la disposizione Agcom derivante dalla legge Gasparri, “che impedisce a Vivendi di acquisire il 28% del capitale di Mediaset“, è “contraria al diritto dell’Unione“. Un pronunciamento che riaccende i progetti espansionistici dei transalpini all’interno del Biscione.

Secondo la Corte, la legge italiana è “sproporzionata” e “costituisce un ostacolo vietato alla libertà di stabilimento, in quanto non è idonea a conseguire l’obiettivo della tutela del pluralismo dell’informazione“. Un punto a favore di Vivendi, che aveva impugnato davanti al Tar la delibera dell’Agcom che si basa sulla normativa italiana che li aveva portati a congelare la propria quota in Mediaset sotto il 10%. Secondo il Garante per le Comunicazioni, infatti, Vivendi aveva violato le soglie introdotte dalla Legge Gasparri con la propria partecipazione in Telecom Italia e in Mediaset.

A rivolgersi alla Corte Ue era stato il Tar del Lazio, dopo che Vivendi aveva impugnato le delibere Agcom basate sulla normativa italiana. Il Tar aveva poi sospeso il proprio giudizio in attesa della sentenza dei giudici europei. Ora, come ricordato dalla stessa Corte Ue, dopo questo pronunciamento la questione tornerà ora al Tar e probabilmente troverà un riverbero anche sul fronte politico, con un’eventuale richiesta – da parte del governo – di revisione della normativa nazionale vigente.

Prendendo atto della sentenza della Corte di Giustizia europea, Mediaset in un una nota ha commentato:

Si tratta di rilievi che dovranno essere esaminati nelle successive fasi di giudizio davanti al Giudice nazionale competente e su cui si confida che l’Autorità garante per le Comunicazioni possa fornire ogni opportuno chiarimento. In più, l’Autorità dovrà valutare i rischi per il pluralismo, valore fondamentale per lo stesso diritto dell’Unione Europea, derivanti dalla possibilità illimitata per le imprese dominanti nelle Telecomunicazioni di rafforzare la propria posizione nel settore Media. Se, al contrario di quanto prevede oggi la Legge italiana, si aprissero possibilità di convergenza tra i leader delle Tlc e dell’editoria televisiva, Mediaset che in tutti questi anni è stata vincolata e penalizzata dal divieto valuterà con il massimo interesse ogni nuova opportunità in materia di business Tlc già a partire dai recenti sviluppi di sistema sulla Rete unica nazionale in fibra“.

Ora la holding di Cologno dovrà tenere d’occhio le prossime mosse dei francesi, che potrebbero approfittare della circostanza per chiedere un’assemblea Mediaset in cui far valere la quota del 28,9%, composta dal 9,9% detenuto direttamente e dalla restante parte (19%) affidata alla Simon Fiduciaria per venire incontro alle richieste dell’Agcom.

Intanto la battaglia legale tra il gruppo italiano e quello francese prosegue anche su un altro fronte, quello dei 3 miliardi di risarcimento richiesti a Vivendi per il mancato acquisto della pay tv Premium.

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