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Motorvalley (Netflix): motori accesi, ma la serie resta senza benzina

Stefania Stefanelli

di Stefania Stefanelli

07/03/2026 - 16:15

Motorvalley (Netflix): motori accesi, ma la serie resta senza benzina

© Netflix / Lucia Iuorio

2.4 /5

Gli ingredienti sulla carta erano davvero promettenti, ma la serie Netflix Motorvalley si è rivelata talmente deludente da risultare superflua: nonostante l’originale ambientazione nel mondo delle corse automobilistiche e la regia vivace e realistica che fa sentire lo spettatore dentro il circuito, se ne poteva fare a meno.

Il primo problema sono gli interpreti principali Luca Argentero e Giulia Michelini, o meglio le loro voci: il forzato accento emiliano che i due sfoggiano è roba da orticaria, ridondante e poco credibile.

Personaggi improbabili per cui non si riesce a fare il tifo

Ma ben più grave la natura dei loro personaggi Arturo ed Elena, accompagnati dall’astro nascente della Formula 1 Blu (Caterina Forza): tutti immaturi, eccessivi, urlati, poco credibili e incapaci di scatenare anche la benchè minima empatia.

Non viene da fare il tifo per nessuno di loro, né tantomeno per gli altri che li circondano, parimenti sopra le righe e poco incisivi. Una su tutte la madre di Blu, interpretata da Giovanna Mezzogiorno, che la sceneggiatura cerca anche di riabilitare ma che al massimo scatena un moto di fastidio.

La storia sembra una corsa verso la follia, altro che Campionato Italiano Gran Turismo. Una corsa in cui tutti blaterano, sbagliano, attaccano e si difendono in modo caotico, senza costrutto narrativo. Dove non c’è il minimo spazio per l’approfondimento e l’emozione, il che lascia tutti i legami in un limbo superficiale e fumettistico.

Al termine dei sei episodi la sensazione è quella di aver assistito ad un tentativo di imitare il cinema americano, che ha finito però per scimmiottarlo.

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