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Far Away: quando le tradizioni diventano una prigione
di Roberto Mallò
20/06/2026 - 15:22
© US Mediaset
3.5 /5
La travagliata storia di Alya Smith è appena cominciata, ma sembra aver già fatto breccia nel cuore dei telespettatori di Canale 5, pronti a sintonizzarsi ogni giorno per vedere un nuovo episodio di Far Away, la nuova dizi turca che ha preso il via lo scorso 3 giugno. Complice la storia d’amore impossibile tra i due protagonisti, Uzak Şehir è diventata una delle proposte più seguite del pomeriggio della rete ammiraglia Mediaset, pur non presentando chissà quali innovazioni dal punto di vista narrativo.
Alya e Cihan, due mondi opposti costretti a comunicare
Il fulcro del racconto è Alya Smith (Sinem Ünsal), ginecologa di origine turca cresciuta a Toronto. La vita della dottoressa si trasforma in un vero e proprio incubo quando si reca a Mardin, con il figlioletto Deniz Cihan (Kuzey Gezer), per seppellire (come lui stesso le ha chiesto) il marito Boran (Burç Kümbetlioğlu), morto (almeno apparentemente) per via di un incidente stradale.
Fin dal suo arrivo in territorio turco, Alya si scontra con una mentalità completamente diversa dalla sua. La Smith è una donna libera ed emancipata, a cui non importa granché del giudizio delle persone che ha attorno, né delle regole arcaiche e moraliste della sua famiglia politica. Tutte caratteristiche che infastidiscono la suocera Sadakat Albora (Gonca Cilasun), diventata arcigna, intransigente e prepotente dopo anni di soprusi e ora pronta a perpetuare quelle stesse dinamiche che ha subito.
Un gioco delle parti in cui finisce inevitabilmente in mezzo Cihan (Ozan Akbaba), il figlio maggiore di Sadakat. Non a caso, almeno nei primi episodi della serie, Cihan appare completamente incapace di ribellarsi agli ordini di Sadakat e, invece di prendere posizione, si lascia trascinare dagli eventi.
Una caratteristica che porta lo spettatore a provare empatia per Alya, l’unica tra i due protagonisti che sembra lottare davvero per ciò che desidera. Anche se è evidente che, con il proseguire della narrazione, Cihan finirà per affrancarsi dall’influenza di Sadakat, avvicinandosi sempre di più alla visione del mondo della Smith, con la quale sarà inevitabilmente costretto a confrontarsi.
Far Away e l’eterno conflitto tra libertà e tradizione
Pur muovendosi all’interno dei canoni più classici del melodramma turco, tra intrighi familiari, morti improvvise, armi a più non posso e colpi di scena spesso sopra le righe, Far Away riesce a distinguersi anche per via del conflitto tra libertà e tradizioni patriarcali incarnato da Alya e Sadakat.
È sbagliato etichettare la spietata suocera come una semplice antagonista. Le sue rigidità nascono, infatti, da un sistema di regole che lei stessa ha dovuto subire per anni e delle quali ora non riesce più a fare a meno perché ha dovuto accettarle e farle sue per andare avanti. In tal senso, il patriarcato non è più soltanto una forma di dominio maschile, ma un retaggio sociale che viene difeso anche da chi ne è stato vittima. E che, purtroppo, la protagonista non può combattere, perché non ha (ancora) i mezzi giusti per affrontarlo.
Infine, a rendere il racconto ancora più coinvolgente contribuiscono la chimica tra i protagonisti Sinem Ünsal e Ozan Akbaba e l’ottima interpretazione di Gonca Cilasun. Nota di merito anche ai paesaggi di Mardin, che fanno da sfondo a una realtà culturale affascinante, nonostante ci appaia, il più delle volte, distante e difficile da comprendere.
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