22
aprile

DA VINCI’S DEMONS: BOCCIATA L’AMERICANATA SU LEONARDO DI FOX

Tom Riley

Rendere accattivante la storia al pubblico televisivo non è cosa facile. E se negli ultimi anni sesso e sangue sono stati gli espedienti utilizzati, Da Vinci’s Demons (da stasera alle 21.50 su Fox) cerca di andare oltre mescolando più di un elemento. La serie, coprodotta da Fox, Starz e BBC Worldwide, avvolge di mistero la vita di un venticinquenne Leonardo Da Vinci, elevandolo altresì a una sorta di (improbabile) supereroe ribelle e tormentato. Al bando da subito i panegirici, vi diciamo però che, a giudicare dal pilot, la serie non convince.

Superato l’imbarazzo per il Leonardo sex symbol e playboy, si fa fatica a capire dove si voglia andare a parare. Da Vinci’s Demons è una combinazione di generi che “troppo vuole e nulla stringe”. La narrazione scorre lenta tra un’imprecisione storica e l’altra, e il “mistero” su cui si fonda la linea orizzontale della serie appare tutto fuorché avvincente e intrigante. Sembra, dunque, sprecata l’ottima intuizione di rendere sotto forma di racconto televisivo il genio del giovane Leonardo.

Tuttavia non è difficile immaginare che la serie possa affascinare la platea internazionale e il pubblico d’Oltreoceano, a digiuno di storia e amante degli eccessi. Quegli stessi spettatori, insomma, che, a detta del creatore David S. Goyer, quando sentono Leonardo pensano subito a Di Caprio (qui il dettaglio della conferenza stampa di presentazione). In effetti il debutto sul canale Starz è stato positivo e la serie, dopo una sola puntata di messa in onda (in totale la prima stagione è composta da 8 episodi), si è guadagnata il rinnovo per un nuovo ciclo di episodi. Ci si chiede poi perchè Fox Italia sia scesa in campo solo per la conferenza stampa e non abbia fatto sentire (in misura maggiore) il suo peso specifico nella realizzazione della serie. Serie che non solo è girata in Galles pur essendo ambientata a Firenze, ma si incentra su personaggi italiani interpretati, però, da attori britannici.

Protagonista di Da Vinci’s Demons è Tom Riley (Monroe, Lost in Austen) che interpreta Leonardo Da Vinci affiancato da Laura Haddock (Upstairs Downstairs, Missing) nel ruolo di Lucrezia Donati, affascinante nobildonna fiorentina amante di Lorenzo Medici che ha il volto di Elliot Cowan (Alexander, La felicità porta fortuna). Blake Ritson (Emma, Mansfield Park) veste i panni del Conte Girolamo Riario,  nipote di Papa Sisto IV (interpretato da James Faulkner), fedele sostenitore della Chiesa di Roma e acerrimo oppositore della famiglia Medici. Ad interpretare Madonna Clarice Orsini, devota e risoluta moglie di Lorenzo, troviamo Lara Pulver (Sherlock, True Blood), mentre nel ruolo di Zoroastro, il fedele amico e compagno di avventure di Leonardo, c’è Gregg Chillin.

Eros Vlahos vestirà i panni di Nico, uno dei primi allievi di Leonardo, figura liberamente ispirata ad un giovanissimo Niccolò Machiavelli. Alexander Siddig interpreta il Turco, l’enigmatico personaggio che avvicina Leonardo al culto di Mitra. Nel cast anche Tom Bateman nel ruolo di Giuliano Medici, Hera Hilman nel ruolo di Vanessa, Allan Corduner in quello di Andrea Verrocchio, David Schofield nei panni di Ser Piero da Vinci, padre di Leonardo.

Produttori esecutivi della serie sono Julie Gardner (Doctor Who, Life on Mars) e Jane Tranter (Criminal Justice, Torchwood: Miracle Day) per Adjacent Production; David S. Goyer  è ideatore, produttore esecutivo e ha anche diretto i primi due episodi della serie. La colonna sonora è firmata da Bear McCreary, già compositore per le serie televisive Battlestar Galactica e The Walking Dead.

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22 Commenti dei lettori »

1. Pippi ha scritto:

22 aprile 2013 alle 23:11

L’errore che si fa guardando questo tipo di operazioni che non vogliono essere “storia” ma “fantasy-history”, è quello di guardarle con occhio di telespettatore italiano snob. Telespettatore che spesso senza saperlo si trova davanti agli stessi errori e strafalcioni storici e adattamenti fiction anche nelle cosidette fiction storiche o bibliche o biografiche italiane. Lo stesso Goyer, che è uno dei migliori scrittori in circolazione, ha ben precisato che di quel periodo di età di Leonardo non si sa nulla, che ha lavorato di immaginazione e che ha usato la sua solita provocazione per scrivere lo script. Quindi, sapendo tutto questo prima, lamentarsi dei fondamenti base della serie è anche fuori luogo. Il pubblico americano fino adesso è stato convinto.
Considerato che il 90% delle fiction italiane sembrano scritte da ragazzini delle elementari e sono interpretate malamente, direi che questa serie può essere degna di tutt’altra considerazione.



2. osservatore ha scritto:

22 aprile 2013 alle 23:59

Ma la critica è stata fatto dopo averlo visto? Scritta adesso in 15 minuti? Continua a guardare le comedy su Premium, dai…



3. Mattia Buonocore ha scritto:

23 aprile 2013 alle 01:14

@ Pippi non mi pare che io mi lamenti solo delle imprecisioni, tutt’altro. Se devono distorcere la storia lo facciano per confezionare una bella serie. Degli anni giovanili di Leonardo si Sa poco, non nulla. 2 milioni di persone, calate drasticamente nella seconda puntata, é il pubblico americano che l’ha seguito.

@osservatore se leggessi con attenzione il blog anziché farti paranoie sapresti che ho visto la serie in anteprima mondiale a FIrenze con altri giornalisti, molti dei quali proprio come me non l’hanno apprezzata. Sono in buona compagnia per le comedy. Certo perché se una cosa fa ridere é di Serie B… Poi sono io lo snob



4. Pippi ha scritto:

23 aprile 2013 alle 08:58

@Buonocore: non ciurlare nel manico pure tu.
Stiamo a puntualizzare se su Leonardo sappiamo lo 0,24% o l’1.32%??? Dai, su. Quando uno ti dice che è una fiction immaginaria, su che altro dobbiamo speculare?
Tra i punti che prendi ad esempio per ciriticare la serie, di cui spero tu abbia visto tutti e gli 8 episodi, ci sono quelli da me messi in evidenza. Ed io su quelli ti ho risposto o vuoi che prenda punto per punto tutto il tuo scritto?? Non ha importanza di cos’altro tu ti lamenti, di quelli ti lamenti ed in quelli sei fuori luogo.
“Improbabile”: e vorrei pure vedere che non lo sia!!!
Rientrare o meno tra le serie brutte o belle fa parte del TUO gusto personale, non della critica oggettiva, ed a me non importa se tu hai buono o cattivo gusto.

Per Starz quelli sono buoni ascolti.

Se questa è come l’hai chiamata tu quasi in modo dispregiativo “un’ americanata”, come si dovrebbero definire quasi tutte le fiction e serie italiane che girano sulle nostre reti???
“Italianate”??
Mi sembra un buon termine per cominciare a definire da oggi la nostra spazzatura fiction.
Perdonami ma è irritante quando ci si mette a giudicare il lavoro degli altri “Paesi” guardandolo dall’alto al basso quando noi non possiamo permetterci di aprire bocca sull’argomento perchè molto al di sotto della media internazionale come prodotti fiction.

(P.S portare come argomentazione il fatto che “altri giornalisti non hanno apprezzato”, e spero non stiamo parlando degli altri soliti giornalisti italiani snob, snob su questo tipo di operazioni, non ne fa automaticamente un prodotto da bocciare. E bada bene che io non sono nè una fan, nè sto dicendo che sia brutta o bella)



5. Andrea ha scritto:

23 aprile 2013 alle 09:30

Pippi, scusa, eh, ma non puoi concludere tutto il tuo ragionamento con quel post scriptum, perché allora è semplice rigirare tutto il discorso: il fatto che altre produzioni (quelle italiane) siano da criticare non rende la fiction americana automaticamente da promuovere.

Non sono d’accordo sul fatto che far interpretare personaggi italiani ad attori britannici sia un problema (qui facciamo parlare l’italiano a personaggi e attori inglesi e non solo…), come mi sembra sia sottinteso nell’articolo, però se una serie “fantasy…” si rifà ad un personaggio realmente esistito non è che puoi stravolgerlo così tanto, perché altrimenti viene meno la sua riconoscibilità e allora lo si poteva chiamare Gennaro da Cascia e via, si sarebbe inventata tutta una storia da zero.



6. Pippi ha scritto:

23 aprile 2013 alle 10:36

@Andrea: ovvio, ma la mia era una critica ben mirata a certi giornalisti di nome italiani che a priori guardano dall’alto al basso questo tipo di operazioni.
Ed era una critica a marchiare certi prodotti “americanate”, ironicamente ho scelto di coniare il termine Italianate.

Se una serie è fantasy e del tutto immaginaria non vedo perchè non immaginare al di là di qualsiasi probabilità anche personaggi esistiti. Cose come i film prodotti dai libri di Dan Brown ne sono un fulgido esempio. O tutte le storie su Gesu’ che nemmeno siamo sicuri sia mai esistito. Si chiama fction, non documentario.



7. Mattia Buonocore ha scritto:

23 aprile 2013 alle 11:03

@Pippi in realtà lo snobismo dei giornalisti è sempre verso la fiction italiana e automaticamente i prodotti americani sono considerati dei capolavori (e tu sembri una snob). Non so quali siano questi giornalisti snob verso l’America. Il fatto che la serialità americana sia superiore non implica – come diceva Andrea – che non sia criticabile e poi ci sarà una serie meno bella di un’altra? Cmq dovendo presentare la serie ai lettori, pur volendo, non potevo parlare del fatto che ci fossero imprecisioni (fatte notare anche dai critici inglesi e americani) anche se poi ribadisco che per me si è passato il limite. Certo che per Starz sono dati buoni ma di certo non è una platea vasta ed un calo significativo tra una puntata e l’altra non è un buon segno (poi magari risale, non lo so). E chi ha bocciato la serie perchè anche ad altri giornalisti non è piaciuta?



8. Pippi ha scritto:

23 aprile 2013 alle 19:39

@Buonocore Io ho fatto un discorso generale su un certo tipo di snobismo dei giornalisti Italiani riguardo a certi prodotti come questo o altri di Starz e di molti telespettatori italiani dipendenti da serialità americana, non su cosa pensano i giornalisti italiani della serialità americana in generale o quella italiana…
Ed il mio punto di critica era basato sul fatto che liquidare questo tipo di operazioni come “americanate” è assurdo in quanto si sa benissimo cosa propone Starz ed in questo caso specifico si sa benissimo cosa si andava a vedere con questo Leonardo. Quando uno ha chiaro che tipo di fiction va a guardare non si deve lamentare poi se i canoni storici o la credibilità del reale viene compromessa. E tanto più ti ho menzionato la fiction storica italiana che è piena zeppa di assurde invenzioni immaginarie e poco storiche.
Se tu, ben sapendo che cosa fosse questa serie prima di vederla ed avendone già scritto, poi vieni qui a presentarla come “un’americanata” (con tono di disprezzo) priva di fondamento storico allora io ho pure il diritto ironico di venirti a dire che le nostre “italianate” sono ben peggio di questa. Anni luce peggio.
Mi sono rispiegata??
Ho detto che siamo davanti ad un capolavoro? Mi sono astenuta dal mio giudizio personale.
Essere OGGETTIVAMENTE consapevoli che la nostra fiction (tranne rarissime eccezioni) è brutta e che non è all’altezza di nessuna di quelle internazionali, non solo americane ma europee anche (e penso a roba eccellente inglese, francese e soprattutto nord scandinava), è solo un’ammissione di un dato di fatto. Perchè le nostre fiction sono sotto il livello medio di buona scrittura ed interpretazione da molto tempo ormai e non si può negare. (Virzì lo seppe dire meglio di me)
Questo non vuol dire essere snob, vuol dire essere realisti ed obiettivi.
Realismo che come tu ben sai è condiviso dietro le quinte dalla quasi totalità di quei nostri autori tv che le nostre brutture le scrivono.
Mi sono ben guardata dall’appellarti in qualsiasi modo, io non sono stata maleducata nei tuoi confronti, quindi ti prego di ricambiare il favore e non darmi della snob, solo perchè do dei giudizi imparziali. Cosa, che se se hai scelto di fare questo lavoro, è essenziale che tu faccia sempre.



9. Mattia Buonocore ha scritto:

23 aprile 2013 alle 19:57

@pippi dire che uno scrive cose assurde mi sembra meno educato di dire “sembri snob”. Allora posso dire che Starz produce americanate? Poi ci appelliamo a un titolo quando nel pezzo dó più di una spiegazione? Non mi interessa che la nostra fiction sia peggiore, in questo caso non c’entra nulla



10. pas84 ha scritto:

23 aprile 2013 alle 23:30

Io sono d’accordo su tutto con @Pippi.



11. Pippi ha scritto:

24 aprile 2013 alle 08:03

@No Buonocore. Non lo è.
Ed è la seconda volta che invece di dare una risposta inerente continui a ciurlare nel manico.
Accusare di snobismo una persona perchè giudica la fiction italiana oggettivamente brutta è maleducazione, far rilevare ad un critico l’incongruenza di quello che ha scritto dandogli un ovvio aggettivo che non offende la persona, ma evidenzia la stranezza è un’altra cosa.
E nemmeno mi sono appellata “solo” al tuo Titolo e come ti ho già detto, inutile ciurlare dicendo “ho scritto anche altro al riguardo”, perchè l’altro che hai scritto non te l’ho contestato.
Ma di quello che ho messo in evidenza ancora non hai dato risposta.
Se a te non ti interessa il termine di paragone con la nostra fiction che ho usato per spiegarmi ed essere più chiara nel ragionamento, a me non interessa un bel fico secco se sono stati usati attori britannici o no, se sono state usate locations in Galles o se la storia resta palesemente fuori dal racconto.
Io ho usato delle argomentazioni valide per discutere un solo argomento che ho contestato.
Cosa che si fa normalmente in qualsiasi dibattito.
Immagino che per fare questo lavoro tu abbia fatto un percorso simile al mio, che tu provenga da un corso di studi o di giornalismo o di cinematografia o di analisi e critica cinematografica. Quindi meglio di me sai l’importanza di separare il giudizio oggettivo dal gusto personale, e soprattutto meglio di me sai cosa significa “onestà intellettuale” quando si da un giudizio critico su un’opera di arte.

Uno pensa che in questo lavoro la cosa peggiore siano le reazioni degli autori che vai criticando, invece reagiscono peggio alle critiche i critici che criticano.



12. Mattia Buonocore ha scritto:

24 aprile 2013 alle 10:57

@Pippi risposto a cosa? ti ho già detto che se le fiction italiane sono peggiori, questo non significa che non possa criticare quelle americane. Da Vinci’s Demons non è una grande fiction pur ammettendo le imprecisioni e le fantasiose ricostruzioni dovute a questo miscuglio di generi.



13. Pippi ha scritto:

25 aprile 2013 alle 07:15

@Buonocore: certo che no.
Ma appunto, a seguito del mio ragionamento oggettivo sull’italiana fiction e dell’onesta intellettuale di cui tu sei dotato, da ora in poi mi aspetto che ogni volta che presenterai e criticherei la nostra fiction di basso livello nella maggioranza dei suoi casi, lo farai chiamandola Italianata, parlerai dell’improbabilità della sua attinenza storica nel caso si rifacesse a qualche personaggio esistito, e ben evidenzierai la brutta recitazione ed i copioni mal scritti.
Tutto qui.



14. Mattia Buonocore ha scritto:

25 aprile 2013 alle 09:37

“Pasticci che vengono dall’estero” Aldo Grasso su Da Vinci’s Demons



15. Pippi ha scritto:

26 aprile 2013 alle 08:10

@Buonocore: Dovrei risponderti che non mi interessa un bel niente di cosa scrivono gli altri critici, considerato che a te non interessava il mio paragone con la fiction italiana.
Ma a questo tipo di giornalismo snob verso certi tipi di prodotti americani mi riferivo nei miei commenti, ed a questo tipo di mancanza di separazione tra giudizio obiettivo e gusto personale, non che latente (ma quasi sempre di più evidente ormai) mancanza di onestà intellettuale.
Peggior esempio non potevi prendere.
“Quando la critica ha perso ogni suo nobile principio da un pezzo”, potremmo dire…

(Specie considerata tutta la premessa ancora più fantasiosa e ridicola riguardo alle possibiità della fiction italiana che porterebbe alla conclusione del pezzo. Un ossimoro grandioso.)



16. Mattia Buonocore ha scritto:

26 aprile 2013 alle 11:13

@Pippi è difficile che Grasso parli male di una fiction Usa così com’è difficile che parli bene di una fiction italiana. Oltretutto il mio commento non era direttamente riferito a te. Continuo a sostenere se una cosa è brutta è brutta sia a livello soggettivo che oggettivo. Poi a livello soggettivo può piacere lo stesso (come tanti che guardano fiction italiana, pur sapendo che è brutta si appassionano).



17. Pippi ha scritto:

27 aprile 2013 alle 22:15

@Buonocore: Lo fa e lo ha fatto con una certa snobberia verso certi canali. Come più di una volta l’ho sentito elogiare o esprimere pareri favorevoli verso prodotti italiani, che fossero show o fiction davvero discutibili.
Come tu ben dici il parere soggettivo è una cosa ed il gusto soggettivo è un’altra. In questo caso specifico, non possiamo considerare questa serie oggettivamente “brutta” e tanto meno un’americanata perchè cadremmo in contraddizione con l’obiettivo di questa serie.
Cmq, giusto per chiudere il discorso, ecco la recensione di Grasso su Da Vinci’s Demons. E questa volta non parla di “pasticci” e concorda sul discorso “americanata” come termine non consono.

Il Leonardo dark sembra un fumetto
Onestamente non so quanti spettatori conoscano così a fondo la storia di Leonardo da Vinci (mi metto nel numero) da vantare il diritto di scandalizzarsi: e il vero Leonardo non è questo, e la filologia è stata insultata, e siamo di fronte all’ennesima americanata dove la storia del Rinascimento è raccontata attraverso i cliché della violenza e del mistero, tenuti insieme dal sesso. Sì, forse è così, la ricostruzione storica di «Da Vinci’s Demons» è molto disinibita, svincolata da ogni remora culturale, ma una fiction va giudicata per la fedeltà ai suoi criteri di appartenenza (in questo caso il fantasy storico), le logiche di scrittura e non di fedeltà.
Il Leonardo di «Da Vinci’s Demons», interpretato da Tom Riley, non ha nulla dell’iconografia che conosciamo; del resto, l’ideatore della serie tv, sceneggiatore e regista, è David S. Goyer, quello che ha scritto la serie di «Batman – Il cavaliere oscuro», la saga di «Blade» e l’imminente «Superman. Man of steel». Il venticinquenne Leonardo da Vinci è un ragazzo che vive nella Firenze rinascimentale. Brillante artista ed inventore è anche un sognatore ed un idealista, abile spadaccino e amatore. Leonardo dovrà vedersela con un misterioso culto conosciuto come i Figli di Mitra. L’inedita coproduzione Starz e BBC si concentra proprio su uno di questi presunti lati «oscuri»: la giovinezza di Leonardo e il periodo trascorso a Firenze, alla corte dei Medici, in un’atmosfera di torbidi inganni e pericolose macchinazioni per la conquista del potere in Italia (Fox, canale 111 di Sky, lunedì, ore 22.50, 8 puntate).
Il difetto di «Da Vinci’s Demons» è che i troppi elementi narrativi messi in gioco faticano ad amalgamarsi e a svilupparsi. Leonardo ha tutte le caratteristiche dell’eroe dei fumetti, dove però sono concessi salti logici che la serialità tv non sempre è in grado di assorbire.
(fonte: “Corriere della Sera”, 24 aprile 2013 – articolo di Aldo Grasso)



18. Davide Maggio ha scritto:

27 aprile 2013 alle 22:17

Pippi: ma fammi capire, se non piace a te o ad altri, uno non può valutarla come meglio crede?



19. Pippi ha scritto:

30 aprile 2013 alle 01:36

Certo che può valutarla.
E per quel che mi riguarda non ho nemmeno detto che mi piace o non mi piace Davide. Credo tu non abbia letto le mie osservazioni.
Qui si discuteva di giudizio obiettivo e non di gusto personale.
Ed il discorso era sul qualificarla “americanata” e lamentarsi della poca attinenza storica, non del resto.
Le premesse di Mattia nella sua valutazione fanno a pugni con la presentazione dell’autore, tra l’altro riportata da Mattia stesso in un altro articolo.
Se uno ti dice già in anticipo che gli hanno chiesto di fare di Leonardo un supereroe e di inventarsi una storia non reale, poi non possiamo dire “ah, questa serie è piena di errori storici e il povero Leonardo sembra un improbabile eroe quindi è un’americanata da bocciare”.
Date le premesse della serie che non vuole essere storica ma fantasy ed immaginaria, e dato che non è una serie oggettivamente brutta riguardo a molti parametri, la mia perplessità è in base a cosa la si definisce “americanata” e per cosa la si sta bocciando.
Non credo che un critico valuti “americanate” tutte le serie che non gli piacciono, no??
Io sono abituata a valutare un prodotto nel contesto in cui si propone e cercando di restare il più obiettiva possibile senza lasciarmi influenzare dal mio gusto personale. Cosa che mi pare fai sempre anche tu Davide..



20. Mattia Buonocore ha scritto:

30 aprile 2013 alle 10:28

@Pippi anche da una soap posso aspettarmi intrighi amorosi a limite del surreale ma se questi sono eccessivi senza nemmeno rendere le vicende più interessanti io li critico. Be poteva essere fantasy ma fatta meglio (una serie fantasy poi non è realistica ma deve avere una sua credibilità), il termine “Americanata” compare nel titolo per un’esigenza di sintesi e efficacia ma vuole significare proprio il fatto che si è ecceduto inutilmente. Inoltre l’idea di mescolare tutti quei generi e farlo poi in quel modo è e rimane azzardata.
La serie non è eccezionale (e non perchè è fantasy) poi cancella pure il titolo.



21. marco ha scritto:

4 maggio 2013 alle 20:38

Ho aspettato Da Vinci’s Demons con la famosa “ansia e trepidazione”, ma sinceramente non sono riuscito ad andare oltre la mezz’ora di visione, tutto mi sembrava, tranne che un fantasy ben fatto o una docu-fiction con licenze poetiche! Insomma, non sono un critico, nè un regista, nè uno sceneggiatore, ma so riconoscere quando un brutto regalo viene incartato in una bella confezione. Alcune scene sembrano venire direttamente da Assassin’s Creed (di cui sono un giocatore assiduo) e sebbene il videogame sia uno spettacolo, lo stesso non si può dire di questo telefilm. Oggigiorno ci siamo troppo abituati a giudicare un prodotto dai soldi che son stati spesi per realizzarlo e non dalla sostanza che contiene.

Forse, essere tanto appassionato di Da Vinci (quello vero), mi penalizza e rende di parte, ma credo che obiettivamente non possiamo parlare di una buona serie televisiva.



22. Pippi ha scritto:

8 maggio 2013 alle 04:42

@Mattia: capisco il tuo punto di vista meglio adesso.
Anche se continuo a non condividerlo per certi aspetti.
Se invece di chiamarlo Da Vinci lo avessero chiamato John Smith forse non lo avresti chiamato “americanata”.
Ma qui si solleva allora un’altra questione di cui non puoi essere responsabile, e cioè l’esistenza ed il conio nel vocabolario italiano di una parola come “americanata” per classificare una cosa inutilmente sfarzosa o pacchiana e di cattivo gusto. Trovo questo termine inutilmente dispregiativo tanto quanto quello che vuole indicare.
Insisto con il voler brevettare la parola “italianata” per definire la quasi totalità delle fictions tv e degli show italiani (e molte altre cose di stampo italiano malfatte) :-)



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