20
aprile

Caso Scurati: partecipazione a Che Sarà «viene annullata per motivi editoriali». Il documento che smentisce la Rai

Documento Rai (ph. Repubblica)

Documento Rai (ph. Repubblica)

Il caso della partecipazione di Antonio Scurati a Che Sarà bloccata dalla Rai sembra ingigantirsi. Dopo il disappunto della conduttrice del programma di Rai 3, Serena Bortone, e il malcontento generale che ha scatenato l’ennesimo dibattito politico, il Direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini ha dato una spiegazione che, alla luce di quanto emerso, sembra avere più di una falla.

Corsini ha tenuto a precisare che nei confronti di Scurati non è avvenuta nessuna censura, motivando con questioni economiche e non editoriali il mancato intervento dello scrittore questa sera dalla Bortone:

Credo sia opportuno non confondere aspetti editoriali con quelli di natura economica e contrattuale, sui quali sono in corso accertamenti a causa di cifre più elevate di quelle previste e altri aspetti promozionali da chiarire connessi al rapporto tra lo scrittore e altri editori concorrenti”.

Precisazione anche lecita, finché non viene reso noto il documento interno con cui la Rai ha fatto saltare l’ospita di Scurati a Che Sarà. Tale documento, pubblicato da Repubblica, rivela una versione dei fatti precisa:

“(…) si comunica che la stessa (partecipazione di Scurati a Che Sarà, ndDM) viene annullata per motivi editoriali.

Se è vero, come sostiene lo stesso Corsini, che non vanno confusi aspetti editoriali con quelli di natura economica (gli uni, comunque, non escludono gli altri), la Rai – in attesa di nuovi sviluppi – non ne esce affatto bene.

Il testo del monologo di Antonio Scurati sul 25 aprile

Ecco il testo “incriminato” – riportato da Ansa – del monologo preparato da Scurati sul 25 aprile, che avrebbe letto nel programma della Bortone.

“Giacomo Matteotti fu assassinato da sicari fascisti il 10 di giugno del 1924.

Lo attesero sotto casa in cinque, tutti squadristi venuti da Milano, professionisti della violenza assoldati dai più stretti collaboratori di Benito Mussolini.

L’onorevole Matteotti, il segretario del Partito Socialista Unitario, l’ultimo che in Parlamento ancora si opponeva a viso aperto alla dittatura fascista, fu sequestrato in pieno centro di Roma, in pieno giorno, alla luce del sole. Si batté fino all’ultimo, come lottato aveva per tutta la vita. Lo pugnalarono a morte, poi ne scempiarono il cadavere. Lo piegarono su se stesso per poterlo ficcare dentro una fossa scavata malamente con una lima da fabbro. Mussolini fu immediatamente informato.

Oltre che del delitto, si macchiò dell’infamia di giurare alla vedova che avrebbe fatto tutto il possibile per riportarle il marito. Mentre giurava, il Duce del fascismo teneva i documenti insanguinati della vittima nel cassetto della sua scrivania. In questa nostra falsa primavera, però, non si commemora soltanto l’omicidio politico di Matteotti; si commemorano anche le stragi nazifasciste perpetrate dalle SS tedesche, con la complicità e la collaborazione dei fascisti italiani, nel 1944. Fosse Ardeatine, Sant’Anna di Stazzema, Marzabotto. Sono soltanto alcuni dei luoghi nei quali i demoniaci alleati di Mussolini massacrarono a sangue freddo migliaia di inermi civili italiani.

Tra di essi centinaia di bambini e perfino di infanti. Molti furono addirittura arsi vivi, alcuni decapitati”.

“Queste due concomitanti ricorrenze luttuose – primavera del ‘24, primavera del ‘44 – proclamano che il fascismo è stato lungo tutta la sua esistenza storica – non soltanto alla fine o occasionalmente – un irredimibile fenomeno di sistematica violenza politica omicida e stragista. Lo riconosceranno, una buona volta, gli eredi di quella storia? Tutto, purtroppo, lascia pensare che non sarà così. Il gruppo dirigente post-fascista, vinte le elezioni nell’ottobre del 2022, aveva davanti a sé due strade: ripudiare il suo passato neo-fascista oppure cercare di riscrivere la storia. Ha indubbiamente imboccato la seconda via. Dopo aver evitato l’argomento in campagna elettorale – continua lo scrittore – la Presidente del Consiglio, quando costretta ad affrontarlo dagli anniversari storici, si è pervicacemente attenuta alla linea ideologica della sua cultura neofascista di provenienza: ha preso le distanze dalle efferatezze indifendibili perpetrate dal regime (la persecuzione degli ebrei) senza mai ripudiare nel suo insieme l’esperienza fascista, ha scaricato sui soli nazisti le stragi compiute con la complicità dei fascisti repubblichini, infine ha disconosciuto il ruolo fondamentale della Resistenza nella rinascita italiana (fino al punto di non nominare mai la parola “antifascismo” in occasione del 25 aprile 2023). Mentre vi parlo, siamo di nuovo alla vigilia dell’anniversario della Liberazione dal nazifascismo. La parola che la Presidente del Consiglio si rifiutò di pronunciare palpiterà ancora sulle labbra riconoscenti di tutti i sinceri democratici, siano essi di sinistra, di centro o di destra. Finché quella parola – antifascismo – non sarà pronunciata da chi ci governa, lo spettro del fascismo continuerà a infestare la casa della democrazia italiana”.

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