12
aprile

Amadeus via dalla Rai, Usigrai tuona contro Sergio e Rossi: «Hanno occupato manu militari il Servizio Pubblico. Rai attenta solo ai partiti e investe su costosissimi programmi flop»

Amadeus

Amadeus (Agi per Us Rai)

Amadeus via dalla Rai, l’Usigrai attacca i vertici. Il sindacato dei giornalisti Rai tuona contro il sempre più probabile addio del conduttore, in procinto di approdare in Warner Bros. Discovery:

“Il possibile addio di Amadeus rischia di essere l’ennesimo duro colpo per la Rai. Una perdita che potrebbe avere gravi ripercussioni sugli ascolti ed anche sui conti dell’azienda. Un probabile passaggio a una rete concorrente, purtroppo non il primo, che non può non preoccupare, riconducibile ad un vertice (Ad e Dg) che ha occupato manu militari il Servizio Pubblico”.

Il comunicato rincara la dose facendo un distinguo sul precedente di Fabio Fazio:

“Se per Fabio Fazio non c’è stata una responsabilità diretta di questo vertice (anche se nulla è stato fatto per trattenerlo) in questo caso più fonti sostengono che la scelta dell’artista di lasciare la Rai non sia dettata da ragioni economiche, bensì dalla delusione rispetto all’impossibilità di innovarla”.

Vengono citate anche le indiscrezioni del Corriere secondo cui Amadeus avrebbe ricevuto pressioni politiche per avere a Sanremo Povia in gara, Hoara Borselli ospite e Mogol come direttore artistico al suo fianco:

“Sui giornali, inoltre, si legge di pressioni sul conduttore per far lavorare personaggi dello spettacolo vicini alla presidente del Consiglio. Un metodo che, se confermato, danneggerebbe fortemente la nostra azienda”.

Poi l’affondo finale:

“La Rai a guida Sergio – Rossi è attenta solo alle sollecitazioni della maggioranza di governo e dei partiti in genere. Tace di fronte a norme sulla par condicio, che rischiano di far fuggire altri telespettatori, e investe su costosissimi programmi flop“.

L’Usigrai era già sul piede di guerra per la norma sulla par condicio approvata in Commissione di Vigilanza. Due giorni fa un comunicato in cui si diceva:

Il servizio pubblico ridotto a megafono del Governo. Ministri e sottosegretari non avranno alcun vincolo di tempo nei programmi e potranno dire ciò che vorranno purché riferito all’attività istituzionale.Con la norma approvata dalla maggioranza di governo in commissione di Vigilanza, nei programmi di approfondimento giornalistico della Rai, si ritorna all’Istituto Luce. Ai soli rappresentanti del governo sarà garantita una puntuale informazione sulle attività istituzionali governative. Tutto questo alla vigilia del voto per le Europee. Non solo viene aggirata la par condicio, ma anche il contraddittorio con l’opposizione”.

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