6
aprile

Netflix domina ma gli obiettivi di Hastings per l’Italia sono lontani

Reed Hastings

Reed Hastings

Problemi in Paradiso. Se il confronto coi rivali in Italia, Netflix lo vince a mani basse, è nella sfida con se stesso che il servizio streaming mostra qualche debolezza. I numeri indicano risultati al di sotto di potenzialità e aspettative iniziali. Niente di drammatico ma qualche riflessione è opportuna. A fine 2021, Netflix contava 4 milioni di abbonati in Italia (6,66% della popolazione), che, in base alle stime di Pwc, diventeranno 4,6 milioni a fine 2022 (7,66%).

Italia Oggi fa notare come tale numero sia inferiore in proporzione alle performance raggiunte in altri paesi. In Francia e Germania, Netflix è partito nell’autunno 2014, un anno prima rispetto all’Italia, e a metà del 2021 (stime Bloomberg) gli abbonati transalpini erano pari al 12,4% della popolazione, mentre quelli tedeschi raggiungevano il 12,8%. Nel Regno Unito, dove Netflix è presente dal 2012 e per ovvie ragioni di lingua e contesto ha trovato terreno più fertile, l’indice era del 19% (quasi come quello degli Stati Uniti, il più alto, al 20,4%). Anche in Messico (6,5%), Corea del Sud (8%) o Brasile (8,6%) Netflix segna un indice di penetrazione superiore a quello tricolore.

Ma non solo. Nelle nostre orecchie ancora risuona l‘altisonante proposito sbandierato dal co-fondatore Reed Hasting, durante la conferenza di lancio della piattaforma in Italia:

“L’obiettivo è di conquistare una famiglia su tre in Italia. Negli Stati Uniti ci abbiamo impiegato 7 anni per farlo”.

Tradotto in soldoni: in Italia ci sono 25,7 milioni di famiglie, ergo l’obiettivo nel lungo periodo è di 8,5 milioni di abbonati. Siamo ancora a metà, non c’era nessun nuovo mercato da creare, come negli Usa, e sono passati 6 anni e mezzo e una pandemia favorevole per la diffusione degli OTT. La strada dunque è ancora lunga.

Ci sono tante ragioni che spiegano il gap. Alcune potrebbero riguardare il contesto, altre la comunicazione, ma una svetta su tutte: i contenuti. Nei paesi che battono l’Italia, ci sono stati titoli forti, capaci altresì di fare il giro del mondo (sopra non si cita la Spagna dove a settembre 2021 si parlava di 5 milioni di abbonati). In Italia la maggioranza delle produzioni originali è, nel migliore dei casi, senza infamia e senza lode, nel peggiore, fallimentare. Prodotti con poco mordente e scarsa originalità che vorrebbero parlare a tutti ma che non parlano a nessuno (e presto arriverà il primo reality).

Il numero di abbonati delle piattaforme streaming

Di seguito la classifica di PWC con le stime di sottoscrizione entro fine anno. Balza all’occhio il dato di Starzplay che si piazza prima di Discovery+ (i cui contenuti per giunta sono inclusi anche nell’abbonamento a TIMVision).

Netflix: 4,6 milioni di abbonati;
DAZN: 2,5 milioni;
Disney+: 2 milioni;
Amazon Prime Video: 1,8 milioni;
TIMVision: 1,5 milioni;
Infinity: 1,1 milioni;
Now: 0,7 milioni;
Apple Tv+: 0,7 milioni;
Starzplay: 0,6 milioni;
Discovery+: 0,4 milioni.

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