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Uno Sbirro in Appennino è poco credibile

Stefania Stefanelli

di Stefania Stefanelli

10/04/2026 - 17:10

Uno Sbirro in Appennino è poco credibile

© US Boom PR / Lorenzo Burlando e Erika Kuenka

2.8 /5

Claudio Bisio ha un’identità attoriale forte, consolidata in quarant’anni di carriera: il suo ruolo è quello del tipo un po’ sfigato, che crede poco in se stesso, bravissimo a fare da spalla e prendere “schiaffi” dagli altri, a stare al gioco e intenerire il pubblico. Per questo, nei panni di Uno Sbirro in Appennino, seduttore indefesso e poliziotto super attivo, si fa davvero fatica a vederlo.

La nuova serie di Rai 1 cerca di sfruttare la sua comicità ma, trattandosi di un poliziesco, può farlo solo in modo superficiale. Ecco dunque che le sue battute diventano imbarazzanti, talvolta piacevoli come le unghie che graffiano la lavagna, e la sua spalla Fosco appare ingenua, portatrice di una comicità infantile: non a caso l’interprete, Michele Savoia, è diventato popolare con i film dei Me contro Te.

Pecche e pregi del cast

A questa eccessiva leggerezza fa da contraltare la lentezza dell’indagine, pesante e poco accattivante, ma a salvare la situazione così confusa ci pensano regia e fotografia che, sfruttando i bellissimi panorami dell’Appenino, creano una quiete nella quale è piacevole immergersi.

Funziona in generale il cast, con attori poco inflazionati come Valentina Lodivini, ma il ventottenne Jacopo Dei è senza dubbio forzato nei panni del discolo Macchio, nipote del commissario dai comportamenti alquanto adolescenziali.

In conclusione una serie che si fa guardare ma che non è credibile al 100%, dalla quale ci saremmo aspettati qualcosa di più.

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